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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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14 maggio 2014

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Questione di evoluzione

di Giulia Bartalozzi

Sull’ultimo numero di aprile della autorevole rivista tedesca “Der Spiegel” è stato pubblicato un ampio articolo dal titolo “Im garten des Dr. Mancuso” (Nel giardino del …) che richiama l’attenzione sulle più recenti scoperte realizzate dal Prof. Mancuso dell’ Università di Firenze e riguardanti la memoria delle piante. 
Ad esempio, il fatto che piantine di mimosa pudica (foto) siano in grado di apprendere e di ricordare per un tempo abbastanza lungo (anche oltre 28 giorni, mentre per un insetto la memoria media è di 2 giorni) che uno specifico stimolo non è pericoloso, ha riacceso la discussione se le piante meritino o meno di essere considerate organismi intelligenti. 
La posizione del Prof. Mancuso e della sua Scuola, ampiamente riportata nell’articolo di “Der Spiegel” è nota: se definiamo l’intelligenza come la capacità di risolvere problemi, allora le piante, come ogni altro organismo vivente, sono da considerarsi esseri intelligenti. Lo dimostra la stessa loro diffusione sul pianeta, frutto di una straordinaria capacità di adattamento, cioè di soluzione dei problemi. 
In poche parole, non è necessario un cervello per essere di fatto classificati intelligenti. Un cervello, con i neuroni che lo formano, è uno strumento sofisticato per imparare e memorizzare. Il fatto che le piante siano prive di un cervello non deve sorprenderci, ma dovrebbe casomai sorprenderci il contrario. Basti pensare come sarebbe vulnerabile alla predazione un pianta con un cervello. Non dobbiamo dimenticare mai che una pianta non può scappare da un pericolo e che qualunque erbivoro sarebbe letale qualora ne danneggiasse l’eventuale cervello. 
Le funzioni che l’animale concentra in organi specializzati, la pianta le diffonde su tutto il corpo. Il fatto che nelle piante non si trovino gli organi analoghi a quelli che caratterizzano gli animali, non significa che esse siano prive delle analoghe funzioni. 
Si tratta di diverse forme evolutive. Tutto qui.

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Commenti

Rosario Muleo - inserito il 14/05/2014

Sono molto contento dell'ampia risonanza che i lavori di Stefano Mancuso stanno riscuotendo. Con i suoi risultati egli richiama la necessità di rivedere la definizione di molti concetti, e gli attributi e le proprietà che noi supponiamo essere parte integrante degli organismi “piante”. Comunque, mi appare ancora una volta molto generico quanto riportato a mo' di esempio per motivare il possesso dell'intelligenza da parte delle piante. Le motivazioni di questo apparire generico sono diverse: parlare di piante è come parlare di animali, sostantivo con cui si comprende organismi quali i rettili e via via l’uomo; anche il corallo è un animale, pur se sessile e feroce predatore; parlare di intelligenza si sottende la capacità di una memoria che consente scelte astratte ed immaginifiche, ossia non riconducibili alla realtà apparente (qui usata nei termini kantiani di intellegibilità); parlare di risposte adattative con un alto grado di adattabilità (fitness) non richiede l’intelligenza, basterebbe ricordare la grande capacità che possiedono i batteri nel sviluppare adattamenti a condizioni avverse proprio per le loro proprietà di interazione con l’ambiente ed adeguare così i loro sistemi fisiologici, morfologici e comportamentali tramite la discendenza con modificazioni, sto pensando ad esempio agli studiati fenomeni della fototassi, eccetera. Tutto ciò però non inficia lo sforzo che Stefano Mancuso sta facendo, a Lui il mio plauso. Rosario Muleo

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