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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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26 marzo 2014

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La Xylella potrebbe anche non essere così fastidiosa, da sola

Sempre più insistenti i dubbi che Xylella fastidiosa, da sola, sia capace di provocare il disseccamento, così repentino e virulento, di interi areali olivicoli. Xylella è effettivamente un batterio particolarmente pericoloso, incluso nella lista Eppo A1 dal 1981, ma probabilmente già presente nell'ecosistema mediterraneo da anni. 
Vi è poi stato un “miracoloso” recupero di alcuni degli olivi situati nella zona rossa, ovvero quella di massimo contagio, dove si prevedeva che l'unica possibilità fosse l'eradicazione. Alcune piante hanno ripreso a vegetare e a fare succhioni, anche nelle zone apicali della chioma. 
Vero è che Xylella fastidiosa è un batterio xilematico. Il danno è l'interruzione del flusso di acqua e nutrienti nei vasi della pianta, provocandone il disseccamento. E' quindi probabile che il fenomeno verificato in campo non sia altro che una reazione della pianta a questa invasione. Dopo lo shock iniziale, che ha portato gli olivi a perdere le foglie e, apparentemente, a disseccarsi, la pianta può aver reagito utilizzando i vasi xilematici non ancora “invasi” dal batterio. Il processo di infezione, infatti, può durare mesi e persino anni. Resta da capire se la pianta possa sviluppare processi di difesa naturali già conosciuti per altri patogeni, in maniera da isolare Xylella senza far procedere ulteriormente l'infezione nei nuovi tessuti che andrà a sviluppare.
In aiuto ci viene un recente studio delle Università di Foggia e di Firenze, pubblicato su Phytopatologia Mediterranea. L'indagine è stata condotta sia nelle zone del focolaio, quindi nel leccese, sia in altre aree (Cerignola, Foggia, Canosa di Puglia e Andria) dove sono stati riscontrati sintomi simili: disseccamenti dei rami e necrosi delle foglie. 
Lo studio ha verificato che, nella piante colpite, non solo fosse presente il famigerato batterio Xylella fastidiosa ma anche tre funghi: Phaeoacremonium aleophilum, Neofusicoccum parvum, e Pleurostomophora richardsiae.
I risultati di questa ricerca sono particolarmente interessanti se correlati con l'andamento climatico delle ultime annate agrarie, particolarmente favorevole proprio allo sviluppo di funghi, ovviamente anche patogeni. E' inoltre noto che piante poco curate e in stress nutrizionale possono essere più facilmente attaccate proprio da batteri patogeni e funghi. 
Per combattere efficacemente Xylella fastidiosa, oltre a misure d'emergenza, potrebbe quindi servire una rivoluzione culturale e colturale che rivaluti le buone pratiche agronomiche e di gestione degli oliveti, specie quelli secolari.


Da Teatro Naturale, 12/03/2014

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Giuseppe Altieri - inserito il 09/03/2015

"Salviamo i Patriarchi del Salento" di Giuseppe Altieri ULIVI MILLENARI DEL SALENTO: Nessun Batterio killer... Cura Agroeco-Biologica Territoriale (utilizzando le enormi risorse europee e nazionali messe a disposizione dalla PAC e dai PSR Regionali) e non Tortura Chimica a base di Disseccanti e Pesticidi che hanno alterato gli Agroecosistemi Nessun Intervento chimico dev'essere previsto, tantomeno per decreto, dal momento che aggraverebbero la situazione fitosanitaria degli Ulivi e i danni ambientali e sanitari derivanti dai pericolosissimi pesticidi. A fianco dei cosiddetti focolai di Infezione di xilella vi sono uliveti gestiti con tecniche biologiche senza alcun sintomo di malattie... e i dati della Commissione Europea (allegati) confermano che su 1757 campioni di rametti e foglie disseccate, solo su 21 si è ritorvata la Xilella, segno che le cause dei disseccamenti sono altre e la presenza di xilella è solo una conseguenza, non patologica. Giuseppe Altieri invia una Perizia tecnica al Commissario Silletti e chiede urgente azione parlamentare. Di seguito il link del servizio di Striscia la Notizia di sabato 11 gennaio 2014, con l'Intervista al Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo, mai smentita: http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?18919 ------------- Di seguito la Lettera-Perizia personale inviata al Commissario Generale Giuseppe Silletti Gentile Comandante Giuseppe Silletti CFS - Bari vista la Sua nomina a Commissario per il Disseccamento degli Ulivi del Salento, mi permetto di inoltrarLe alcune considerazioni di ordine Agroecologico su quanto in oggetto. Si continua a parlare di Xilella, quale causa dei Disseccamenti degli Ulivi, mentre i dati della Commissione Europea (allegati) confermano che su 1757 campioni di rametti e foglie disseccate solo su 21 si è ritorvata la Xilella fastidiosa, segno che le cause dei disseccamenti sono ben altre e la presenza di xilella è, semmai, solo una accidentale e secondaria conseguenza ubiquitaria, oltretutto non patologica. Il Concetto di "Eradicazione" di un patogeno da quarantena, una volta ritrovato in un nuovo territorio, va interpretato come "gestione razionale Agroecologica, affinchè si collochi al di sotto delle soglie di danno economico". In primis incrementando la Biodiversità degli Agroecosistemi, non essendo possibile azzerare la popolazione di alcun Insetto o Fitopatogeno da un Ambiente, come dimostra la storia Biologico-evolutiva della Vita sul Pianeta Terra e 70 anni di Uso sconsiderato ed Inutile di Pesticidi Chimici, che non hanno fatto altro che incrementare le avversità degli agroecosistemi (avversità "acquisite"). I dati attuali di presenza di Xilella sono assolutamente al di sotto della soglia di pericolo, laddove oltre tutto si dimostra che una cura Agroecologica consente di non avere danni sulla vegetazione. L'Uso di pesticidi e disseccanti, inseriti tra le possibilità di gestione dei disseccamenti degli Uliveti, nei decreti ad hoc, probabilmente elaborati senza le necessarie ed adeguate considerazioni "agroecologiche", non farebbe altro che ridurre ulteriormente la Biodiversità degli Agroecosistemi. Con conseguente incremento delle avversità colturali, libere di aggredire il loro ospite (Ulivo secolare), primo anello della catena alimentare, maggiormente disponibile per la riduzione degli Organismi utili, simbionti ed antagonisti delle avversità colturali stesse. A fianco dei cosiddetti focolai di Infezione di xilella vi sono uliveti gestiti e curati costantemente con tecniche biologiche, senza alcun sintomo di malattie (Vedasi il servizio di Striscia la Notizia, sopra citato). Ciò dimostra che la Biodiversità è l'elemento prioritario di gestione delle avversità, unitamente alle tecniche tradizionali e moderne di gestione Agroeco-Biologica dell'Ecosistema Uliveto. E' necessario, pertanto, bandire l'impiego dei disseccanti nei settori agricoli e non agricoli, in primis perchè non sono compatibili con le tecniche di Difesa Integrata, oggi obbligatorie (ai sensi del D.lgs 150/2012 - Uso sostenibile degli Agrofarmaci), dal momento che tali mezzi chimici di sintesi sostituiscono i mezzi fisico-meccanici, che sono invece prioritari e obbligatori nella difesa integrata. E, soprattutto, in quanto alterano gli equilibri macro e microbiologici dei suoli e delle piante, e la biodiversità degli agroecosistemi nel loro complesso, Predisponendo le piante a maggiori avversità Fitopatologiche ed Entomologiche, riducendone la resistenza alle avversità stesse e provocando, oltretutto, disseccamenti per derive sulla vegetazione e/o in particolari condizioni fisiologiche delle piante in assorbimento. Senza tener conto dei danni sanitari connessi con queste molecole, quali il Glifosate e Glufosinate ammonio, aminoacidi modificati che vanno a interferire col metabolismo cellulare non solo delle piante, bensi dei Batteri, modificando la flora microbica simbionte (inclusi quella intestinali, con drammatico incremento di Celiachie connesse), e danneggiando il metabolismo generale delle cellule Umane anche a dosaggi infinitesimali), somatiche e riproduttive, anche a dosaggi infinitesimali (modificazioni degli spermatozooi, nei feti, ecc.), con pericolo grave ed attuale per la Popolazione, agricoltori in primis, e conseguenti Patologie degenerative genetiche ed epigenetiche, anche per le generazioni future. DAI CAMPI DI STERMINIO... ALLO STERMINIO DEI CAMPI (e degli esseri umani che li coltivano) Da un personale, approfondito e ripetuto sopralluogo nelle zone soggette, gli ulivi disseccano principalmente a causa: - dell'uso dei Disseccanti chimici, Glifosate (Roundup e similari) e/o Glufosinate ammonio cui si aggiungono Paraquat ed altre sostanze, i cui recipienti si ritrovano diffusi tra gli uliveti, prodotti tossici che squilibrano i quadro micro e macro-biologico degli Agroecosistemi, a favore degli agenti Patogeni, indebolendo le coltivazioni. - cui si aggiungono interventi "antilombrichi", perchè i poveri vermi, non sapendo più cosa mangiare, escono dalla terra e si ritrovano tra le foglie e le olive cadute... ed allora si pensa bene di consigliare agli agricoltori di ucciderli con "Tiofanate Methil" (fungicida chimico molto tossico), quando sono animali protetti dalla Legge... abbiamo foto dei recipienti del prodotto chimico ritrovati tra uliveti soggetti a disseccamento, di cui non riuscivo a capire l'uso, visto che non è consentito sugli Ulivi... e le testimonianze locali hanno detto che servono a ridurre le presenze di lombrichi nelle olive raccolte con aspiratori, una tecnica assolutamente da bandire. - per l'abbandono colturale... ovvero la mancanza di potature annuali e trattamenti biologici a base di Rame, con conseguenti attacchi di altri patogeni, quali i cancri rameali (che si insediano sulle ferite di tagli presenti su rami di molti anni) e le batteriosi comuni (Rogna dell'Olivo), che indeboliscono ulteriormente le piante... Abbiamo ritrovato addirittura i polloni che nascono da terra con presenza di Rogna comune dell'Ulivo (vedasi foto allegate), segno di mancanza di prevenzione rameica e potature... protrattasi per anni. E non certo per la Xilella, che, semmai, a mio parere sarebbe, nel caso, solo una conseguenza... Queste foto dal link sottoindicato, ed allegate alla presente, dimostrano i disseccamenti degli ulivi lungo le ferrovie, laddove spesso si usano disseccanti chimici che alterano l'equilibrio microbico dei terreni, indebolendo le piante e predisponendole agli attacchi di patogeni. http://www.olioofficina.it/saperi/olivo/olivi-malati-visti-dal-drone.htm Su tali piante, in un Agroecosistema alterato nella biodiversità macro e microbiologica, è possibile rilevare, di coseguenza, anche altre presenze microbiche che potrebbero causare ulteriori danni, ad esempio verticillosi o altri patogeni, tra cui la Xilella? ...ma ne siamo sicuri? La Xilella, di per se, spesso non manifesta sintomi e si può trovare anche in equilibrio con gli altri microrganismi, risultando talvolta endemica negli uliveti in equilibrio agroecologico. O insetti fitofagi "acquisiti" per la distruzione dei nemici naturali ad opera di insetticidi a largo spettro e lunga persistenza, come Rogor, o Neonicotinoidi, o disseccanti che eliminano le erbe dove vivono gli insetti utili, ecc... ...che non rappresentano quindi cause, bensì sono tutti effetti e conseguenze di una gestione non corretta, ed oggi illegittima, dell'Agroecosistema Uliveto. Infatti, l'impiego di tali disseccanti dovrebbe essere di fatto vietati dal 1 gennaio 2014, con l'entrata in vigore del D. lgsl. 150/2012 sull'uso sostenibile degli agrofarmaci, il quale impone l'obbligo di agricoltura integrata in tutta italia, ovvero dell'obbligo di impiego delle tecniche sostitutive di quelle chimiche (in questo caso le lavorazioni meccaniche o il pirodiserbo e tutte le tecniche bilologiche di difesa), ai sensi della Decisione CE del 30-12-1996 (All. 1 Norma OILB). BISOGNA BANDIRE IN PRIMIS L'USO INCIVILE DEI DISSECCANTI TOSSICI E PERICOLOSI PER LA SALUTE DA OGNI AMBITO AGRICOLO ED EXTRAGRICOLO, TORNANDO A TAGLIARE L'ERBA CON PRODUZIONE DI FERTILE HUMUS In ogni caso, non si giustificano abbattimenti di Ulivi, piante che non muoiono mai e ri-vegetano alle prime piogge... e vanno pertanto risanati. CURE AGROECOLOGICHE E NON TORTURE CHIMICHE Gli Ulivi dovrebbero essere curati con tecniche di coltivazione Biologica ed Agroecologica, avanzate e tradizionali, evitando tagli grossolani della vegetazione e risanando con cura dalle asportazioni di parti disseccate, disinfettando le ferite con rameici classici e moderni (ad assorbimento) miscelati, per prevenire la diffusione di altre batteriosi e patologie da cancri fungini e avversità vascolari. La tecnica tradizionale della Slupatura (asportazione della parti malate lungo i tronchi) dimostra che l'Ulivo secolare è in grado di auto-isolare i patogeni vascolari e, con l'aiuto dell'Uomo e delle tecniche Biologiche a microbiologiche (uso di microrganismi utili, biofertilizzanti, ecc), può essere risanato completamente. Ulteriori tecniche possono essere attivate per il riequilibrio dell'Agroecosistema Ulivicolo Secolare patrimonio dell'Umanità e della popolazione locale, tecniche Agroecologiche ben sovvenzionate dai Pagamenti Agroambientali del PSR Regionale, se correttamente recepito... Tra queste, lo sfruttamento della cosiddetta Biodiversità funzionale, come l'inerbimento controllato e le consociazioni, le lavorazioni meccaniche di arieggiamento dei terreni, la fertilizzazione organica, la raccolta delle olive con reti e sulla pianta, le cure fitosanitarie biologiche, ecc. E' necessario un immediato programma territoriale di riconversione biologica dell'Agricoltura, a partire dal Simbolo del Salento e della Cultura Mediterranea: "l'Ulivo Sacro Millenario"... Immortale. La coltivazione Agroecologica è sostenuta con enormi risorse europee nei piani di sviluppo rurale regionali, attraverso i quali è possibile riconvertire tutte l'Ulivicoltura del Salento al biologico, garantendo maggiori redditi agli agricoltori, per il beneficoo ambientale conseguito. Ciò attraverso le Misure Agroambientali per l'Agricoltura Biologica, cui si sommano le misure Agroclimatico-ambientali dei PSR Regionali, che prevedono la compensazione - di tutti i maggiori costi (gestione Biologica, potature annuali, "slupature", raccolte adeguate con reti e non con aspiratori, cure colturali biologiche obbligatorie, inerbimenti controllati, incremento della Biodiversità funzionale, ecc.), - del mancato ricavo per riduzione della produzione (viene riconosciuto dalle norme europee il 30% anche se la produzione può essere mantenuta più alta con tecniche agroecologiche adeguate, il che premia i migliori agricoltori, come previsto nella filosofia delle politiche agroambientali europee), - più un 20% per il lavoro burocratico connesso alla certificazione biologica, - più un 30% per le azioni collettive di più agricoltori che insieme coltivano in biologico, con immensi benefici territoriali, per la salute e l'ambiente E' previsto inoltre il rimborso delle spese di certificazione biologica (3.000 € annui - ex. Mis 132 del psr) e la copertura dell'assistenza tecnica indipendente fitoiatrica (1.500 € / annui), obbligatoria dal PSR 2015-2020. Oltre a notevoli fondi per attività di Innovazione, per la messa a punto delle tecniche agroecologiche sul territorio e per la formazione dei Consulenti tecnici. Un'occasione da non perdere, visto che siamo nel periodo di approvazione dei PSR da parte della Commissione UE, coordinatore Dr. Colleluori, la quale ha bocciato le misure agroambientali della Puglia, che pretenderebbe il pagamento di 4 trattamenti chimici contro presunti insetti vettori della Xillella, coi fondi pubblici delle nostre tasse... cosa assolutamente illegittima e non giustificabile. Mentre la Regione dovrebbe prevedere un pagamento per l'Ulivicoltura Biologica secolare adeguato, dell'ordine di 2.000 - 3.000 € /ha, cumulando tutte le tecniche agroecologiche finanziabili dal PSR. Miliardi di € spesso tornano indietro a Bruxelles o non arrivano agli agricoltori, i quali potrebbero così tutelare l'Ambiente, la Bodiversità e la Salute, la propria in primis, oggi danneggiata in modo irreversibile dall'uso dei prodotti chimici. Attraverso l'Agricoltura Biologica Tradizionale, 100% Agroecologica, 100% made in Italy e 100% libera da OGM. E ancora oggi molte regioni italiane non prevedono adeguati pagamenti per l'Agricoltura Biologica e spesso sovvenzionano con i fondi agroambientali una falsa agricoltura integrata, che prevede uso di pesticidi a volontà, maggiore del normale uso convenzionale. E addirittura i dissecanti chimici, pericolosissimi per la salute, che inquinano le falde potabili (sono la prima causa di inquinamento delle acque, fonte ARPA-ISPRA 2012) e devastano territori e paesaggi (colorazione Arancio di erba morta) oltre alla biodiversità (microrganismi utili del terreno, erbe salutari, insetti utili, uccelli e mammiferi, ecc.). Predisponendo i territori alle alluvioni, per la distruzione dell'Humus (base della fertilità e resistenza delle piante) che trattiene acqua fino a 10 volte il suo peso... acqua che così scorre a valle, provocando morte e distruzione... e Miliardi di danni per lo Stato. Mentre l'atmosfera si riempie di anidride carbonica e vapore acqueo, proprio a causa della distruzione dell'humus e delle erbe fotosintetiche operate dai Disseccanti Chimici. Fermiamoci, è già troppo tardi, troppo tardi per essere Pessimisti. L'Italia ha il triste primato mondiale dei tumori dell'Infanzia, per le modificazioni del DNA causate da agenti chimici. Stiamo distruggendo il nostro futuro in modo irreversibile: la salute dei nostri Bambini. Ora vogliamo distruggere anche il Passato... gli Ulivi, i Patriarchi del Salento? Se continuiamo cosi periranno prima gli esseri Umani. Le soluzioni alternative sono semplici ed efficaci e renderebbero gli agricoltori biologici e l'Italia più ricca e sana che mai. Un esempio da mettere in primo piano per Expò 2015. Agroecologia: nella Tradizione... l'Innovazione, a partire dal Recupero delle conoscenze smarrite... Superando i conflitti di interesse, per una convergenza collettiva degli interessi... nessuno escluso. Perchè i Consorzi Agrari invece di vendere Pesticidi pericolosissimi, potrebbero guadagnare molto di più vendendo prodotti per l'Agricoltura Biologica, grazie ai Pagamenti Agroambientali previsti nei PSR Regionali, che ne sostengono i maggiori costi. Sono a Sua disposizione per le Perizie tecnico-agroecologiche, redatte dal sottoscritto. E per la determinazione di un Programma Agroecologico di risanamento del Salento. Allego alcune foto del sottoscritto durante i sopralluoghi nel Salento saluti cari Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo ------------------------------- Docente Ordinario di Fitopatologia, Entomologia, Agricoltura Biologica, Agroecologia - Ist. Agrario Todi ACCADEMIA MEDITERRANEA PER L'AGROECOLOGIA E LA VITA (AMA la Vita) Studio AGERNOVA - Servizi Avanzati per l'Agroecologia e la Ricerca Loc. Viepri Centro 15, 06056 Massa Martana (PG) P. IVA 02322010543 tel 075-8947433 (347-4259872) ----------------

ivano gioffreda - inserito il 16/06/2014

Sono il presidente dell'associazione Spazi Popolari di Lecce e ci siamo occupati del caso "xylella" e ce ne stiamo ancora occupando. Abbiamo dei dubbi su tutta la vicenda e come sono state condotte le indagini e la ricerca da effettuata dal CNR Bari e dall'Università di Bari. Più volte abbiamo chiesto di far intervenire altri centri di ricerca perchè non abbiamo fiducia di chi ha condotto le indagini. Più volte abbiamo sostenuto e sosteniamo che nell'area interessata da essiccamenti vi è anche la presenza di un altro fungo, il verticillium, ma nessuno ne vuole parlare. Perchè ? La xylella porta fondi alla ricerca e il vericillium NO !? Se l'ammalato è tanto grave, e lo è ! Perchè allora non far intervenire più centri di ricerca Universitari ? All'Unibari e al CNR daremo ancora filo da torcere. Il paesaggio è nostro e non intendiamo che Bari decida sulle nostre teste, la popolazione e le associazioni vanno coinvolte. Non accettiamo imposizioni da Bari e dall'alto.

Giuseppe Fontanazza - inserito il 27/03/2014

A proposito della 'famigerata Xiylella fastidiosa avevo frenato l'impulso quasi generalizzato alla estirpazione degli olivi salentini li li per morire a migliaia per disseccamento, in una intervista rilasciata su Terra e Vita a Giuseppe Vergari. Intervista pubblicata a marzo per esteso su Olivo e Olio. Il pensiero espresso in essa partiva dalla considerazione che nessuna della piante colpite fosse morta e che anzi a seguito dell'attacco di tipo parassitario( non ben identificato!) mostrava segni tangibili di reazione vegetativa accentuata per cui la cosa piu'vive logica da fare era seguire lo svolgersi della reazione della pianta accompagnandolo con corrette e sane pratiche colturali al fine di stimolare una energica reazione alla ripresa; il tutto in attesa degli esiti di saggi di laboratori fitopatologici in corso e soprattutto di test di infezione del presunto parassita per verificarne la reale virulenza. Oggi constato che si e' su questa strada che rappresenta una scelta saggia in perfetto accordo con le nozioni agronomiche che stanno alla base della corretta coltivazione dell'olivo, la cui caratteristica biologica fondamentale della specie ne fa una pianta dalla longevita' indefinita e dalla capacita' straordinaria a resistere e reagire ad attacchi parassitari, ma sempre se sostenuta da corrette tecniche colturali.

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