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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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19 marzo 2014

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Modificazioni dell’apparato radicale per il miglioramento delle piante coltivate

di Andrea Bennici

Secondo la FAO quasi 842 milioni di persone nel mondo sono soggette a sottonutrizione cronica. Per nutrire tutta la popolazione terrestre è necessario raddoppiare la produzione alimentare, a fronte anche dei cambiamenti climatici che porteranno a una riduzione della disponibilità di acqua e nutrienti in molte parti della terra (compresi altri fattori negativi per le piante). Per 10000 anni la ricerca applicata all’agricoltura è stata indirizzata quasi interamente alla parte aerea delle piante mentre, secondo il Prof. Malcom Bennett dell’Università di Nottingham, la chiave per incrementare tale produzione consiste in una migliore conoscenza dei meccanismi con cui le radici crescono e assorbono l’acqua e i sali minerali dal terreno. Infatti l’acqua e i nitrati tendono ad infiltrarsi in profondità nel suolo, mentre i fosfati sono presenti negli strati più superficiali. Pertanto se si modificano le radici e gli apparati radicali in modo da diffondersi in tutte le parti del terreno le piante saranno in grado di produrre di più e sarà possibile ridurre la quantità di fertilizzanti necessari. Lo studio delle radici, ovviamente, è molto più difficile della parte aerea, data la loro crescita sotterranea, anche se esistono apposite camere di crescita che permettono di visualizzare il loro sviluppo nel terreno. Comunque, è in atto un progetto a livello europeo”FUTUREROOTS” diretto dal Prof. Bennett che ha come fine il miglioramento delle tecnologie per studiare la crescita e l’architettura dei sistemi radicali direttamente nel terreno. Tali tecnologie si basano sulla Tomografia Computerizzata a raggi X (CT) con scanner molto avanzati, usati nell’industria aeronautica per ispezionare motori e altre parti degli aerei, in modo da potere analizzare campioni di terreno delle dimensioni di 1 m per 0,25 m e del peso di 80 Kg e realizzare immagini a tre dimensioni. Tale progetto si avvale di un approccio multidisciplinare con l’apporto di ingegneri, matematici, informatici, biologi ed esperti del terreno, oltre ad altri scienziati in Francia (Montpellier) e Stati Uniti (Prof. Jonathan Lynch). I risultati di questo progetto dovrebbero portare alla creazione di piante di importanza agraria capaci di una maggiore produttività rispetto a quelle attuali.

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Commenti

Federico Grillo - inserito il 20/03/2014

Sono da un po' di anni che oso immaginare le radici del frumento duro uguali a quelle delle avene selvatiche.Penso che sia possibile modificare geneticamente il frumento in modo tale da ottenere una radice dieci volte più grande.

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