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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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22 gennaio 2014

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OGM, UNA FERITA INCOMPRENSIBILE

di Franco Scaramuzzi

Uno spinto allarmismo, artificiosamente montato intorno agli OGM (nuovi organismi utili), ha inferto al nostro Paese una brutta e dolente ferita che sembra non voler cicatrizzare. Andrebbe invece cauterizzata al più presto, per arrestare i danni materiali e morali che i veti imposti alla ricerca scientifica italiana stanno continuando a provocare. Mescolando presunti rischi biologici a motivazioni politico-ideologiche e confondendo una legittima "prudenzialità", attuabile attraverso verifiche e controlli, sono stati applicati infondati divieti di studiare e usare una tecnologia genetica che ha il merito di avere ripercorso preziosi meccanismi naturali della evoluzione.
Dopo quindici anni, è doveroso tirare le somme e riconsiderare gli atti compiuti. Accertato che i pericoli paventati non si siano mai verificati, va considerato che chi li utilizza (ormai in gran parte del pianeta) ha registrato solo vantaggi e che lo stesso nostro Paese oggi importa quei prodotti OGM di cui ha assoluto bisogno, ma che continua a vietare ai propri agricoltori. 
Senza entrare nel merito delle scelte politiche, desideriamo solo evitare che, senza alcun motivo, la ricerca scientifica continui ad essere strumentalizzata e bloccata, mentre ovviamente in tutto il mondo si continuano a produrre nuovi OGM, con successi sempre più promettenti. 
La correttezza metodologica, il valore delle nuove conoscenze e la eventuale pericolosità delle innovazioni, possono essere giudicate da scienziati competenti, che a questo scopo seguono principi e regole rigorose. Qualsiasi diverso interesse non deve indurre a manipolare questi giudizi in sedi prive delle indispensabili conoscenze, per farli poi arrivare distorti all'opinione pubblica e nelle piazze. Siamo quindi chiamati a difendere la libertà, l'autonomia e l'universalità della ricerca scientifica e chiediamo che la deleteria vicenda italiana degli OGM si chiuda. 

Da: QN, 21/01/2014

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Commenti

Giovanna Serenelli - inserito il 21/02/2014

Avevo inviato questo commento l’8 febbraio, ma presumo che a causa del maltempo si sia perso nel web. Lo reinvio. La ricerca è sicuramente un'ottima cosa e non va ostacolata. Certo è che oltre ad effetti benefici, a volte eclatanti, ci sono ahimé anche effetti collaterali che vanno comunque presi in attenta considerazione. Mi piace perciò far la parte dell'avvocato del diavolo: Si scrive di ‘una legittima "prudenzialità", attuabile attraverso verifiche e controlli. Però agli apicoltori messicani, grandi produttori ed esportatori di miele, chi ripaga i danni per la loro produzione rifiutata dalla Germania? Ho notizia che il miele sia stato respinto per presenza di polline derivante dalle circostanti colture di soia transgenica, ovviamente visitate dalle api Bibliografia: R. Villanueva-Gutiérrez et al. Transgenic soybean pollen (Glycine max L.) in honey from the Yucatán peninsula, Mexico Scientific Reports 4, Article number:4022 doi:10.1038/srep04022 Received 16 September 2013 Accepted14 January 2014 Published 07 February 2014 Nell’ambito di questa stessa ‘legittima prudenzialità’ mi pare che la tendenza verso di essa, stia un po’ cambiando se viene rivalutata e difesa l’agricoltura in cui l’agrobiodiversità sia mantenuta e sostenuta da produzioni in piccola scala. Non lo dico io (anche se lo penso seriamente già da un po’) ma Thimoty Johns della McGills University che afferma: Diets for most people around the world are becoming increasingly limited in biological and nutritional diversity. “Large-scale agriculture is characteristically simplified and less diverse than small-holder agriculture,”. “This is true in genetic, ecological and nutritional terms.” Potrei continuare, ma sarebbe uno scitto eccessivamente lungo. Oltre a ciò ed alle regole europee, se un produttore non desiderasse neppure una traccia di polline transgenico (gentilmente offerto da qualche famosa multinazionale) nella sua merce, be’ insomma perché non potrebbe essere accontentato?

ezio lattante - inserito il 25/01/2014

Io penso che la libertà si difenda meglio evitando di farsi mettere il giogo da quattro o cinque multinazionali nel mondo, magari queste potrebbero dimostrare la loro "filantropia" lasciando scadere i brevetti, per non parlare dell'indotto vincolato allo stesso marchio delle sementi.

piero borghi - inserito il 23/01/2014

In relazione agli OGM mi domando allora perchè l'agroalimentare italiano riporta tanto successo nel mondo ed è così tanto imitato?

roberto donna - inserito il 22/01/2014

Dal canto mio mi permetto di dire questo IO MI CONSERVO I MIEI SEMI NON OGM NE VADO FIERO E' LI SCAMBIO CON I MIEI AMICI CI TROVIAMO BENISSIMO EEEEE'MANGIAMO COSE SICURE NON TRATTATI BASTA SAPER USARE LE GIUSTE CONSOCIAZIONI EEEEEE DEI BUONI COMPOST FATTI IN CASA COME FERTILIZZAZIONE CHIARO CHE A LIVELLO INDUSTRIALE LE COSE CAMBIANO ..MA NON PUO' ESSERE CHE A LUNGO ANDARE LA TERRA CI RIFIUTERA'CREDETEMI A LUNGO ANDARE IL CONTO CI SARA' PRESENTATO E' SARA' SALATO FORSENON E'MEGLIO FERMARCI TUTTI UN ATTIMO E'RIFLETTERE SUL FUTURO CHE LASCEREMO HAI NOSTRI FIGLI ........VEDI FUKUSHIMA COSA RIMARRA'PER FARE UN ESEMPIO DEL DOPO.................

alberto ciri - inserito il 22/01/2014

finalmente! ottimo. Bravo dr. Scaramuzzi

Guelfo Magrini - inserito il 22/01/2014

"La biotecnologia è l'applicazione tecnologica che si serve dei sistemi biologici, degli organismi viventi o di derivati di questi per produrre o modificare prodotti o processi per un fine specifico"; può essere definita come quel ramo della biologia riguardante l'utilizzo di esseri viventi al fine di ottenere beni o servizi. E già qui si tradisce il significato di Scienza, nata per speculare sulla natura dei fenomeni a beneficio dell’umanità e non di determinate lobby commerciali. Per fare un esempio concreto, l'incentivazione della produzione di metaboliti secondari (antociani, polifenoli o qualsiasi altra caratteristica genetica utile a confermare la definizione stessa della disciplina) rappresenta l’intervento su di una progressione genetica durata migliaia di anni nel tempo e che ha portato quell’elemento del sistema (agroalimentare) ad un livello di evoluzione compatibile con l’evoluzione stessa di chi se ne nutre. La superficialità della proposta biotecnologia nell’agroalimentare (gli OGM) si dimostra nel totale disprezzo delle interazioni interspecifiche che si svolgono all’interno degli ambienti di realizzazione, prima di tutte dell’etologia delle specie animali e vegetali interessate dall’eventuale presenza di colture transgeniche. La “conoscenza” istintuale che ogni essere vivente possiede nella sua interazione con l’ambiente, guidata da sensi animali o vegetali solo in minima parte a noi conosciuti, si perde in presenza di organismi con geni alterati; è come quando una sostanza chimica volatile viene emessa da una preda per scoraggiare i predatori. Quello che ne deriva è il caos biologico, e uno degli obbiettivi dichiarati degli OGM è proprio la desertificazione (dei parassiti…sic!). Fatti salvi i benefici per il raccoglitore (tutti da verificare), un campo seminato a ogm corrisponde ad una ulteriore scalata verso l’artificializzazione del substrato del suolo mediante sterilizzazione, che si aggiunge a quella chimica operata dall’industria. Esattamente il contrario di quello che millenni di processi agricoli hanno insegnato. Pertanto, se proprio la ricerca scientifica vuole continuare a perseguire il profitto di privati cittadini associati in società anonime multinazionali invece che il bene comune, come dovrebbe essere, allora svolga i suoi esperimenti (le cui conseguenze, rapportate al tempo di mutazione genetica naturalmente occorrente per cambiare quei caratteri rispetto all’evoluzione indotta, cioè il salto di chissà quanti passaggi evolutivi naturali) al riparo di strutture utili a non contaminare il pianeta. E i risultati costituiranno non il loro profitto ma una banca dati per la colonizzazione biologica di altri pianeti. Guelfo Magrini

giulio crescimanno - inserito il 22/01/2014

Sintesi di straordinaria efficacia che invierei a tutti i media,al Ministro dell'Università,al presidente del C.R.A. ed al Consiglio nazionale delle ricerche.

Purtroppo,cosi come per altri Comparti produttivi di straordinaria importanza resteremo in paziente attesa dei risultati delle ricerche condotte in altri Paesi,con buona pace di tutti,giulio crescimanno

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