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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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15 gennaio 2014

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Studio per determinare se e quanto i residui dei fitofarmaci siano biodegradabili

Il Centro Helmoltz di Ricerche per l’Ambiente (UFZ) di Leipzig è specializzato in ricerche sulle complesse interazioni tra gli uomini e l’ambiente. Da diversi anni si occupa dell’impatto dei fitofarmaci sull’ambiente e partecipa a progetti finanziati dall’Unione Europea proprio su questo settore. Recentemente ha svolto una ricerca su nuovi metodi di classificazione per i fitofarmaci.
I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Critical Reviews in Environmental Science and Technology”, con il titolo “Classification and modelling of non-extractable residue (NER) formation of xenobiotics in soil – a synthesis”.
Nell’articolo si illustra un nuovo metodo di identificazione ed un modello che permette di classificare i fitofarmaci in base alla biodegradabilità del pesticida e dei suoi derivati.
E’ importante infatti specificare che non tutti i fitofarmaci sono causa di inquinamento ambientale, contaminano il suolo o hanno un impatto negativo sulla la biodiversità, anzi essi hanno un ruolo importante nell’agricoltura moderna.
I fitofarmaci vengono così suddivisi in tre tipologie:
•         Tipo 1:  il fitofarmaco stesso o i suoi prodotti di degradazione di componente organica si depositano o vengono aggregati nel suolo (humus), e, in linea di principio, possono essere rilasciati in qualsiasi momento;
•         Tipo 2:  il fitofarmaco o i suoi prodotti di degradazione si legano chimicamente all’humus e quindi possono essere rilasciati solo con difficoltà;
•         Tipo 3:  il fitofarmaco  viene completamente decomposto dai batteri e il carbonio contenuto viene trasportato dai batteri alla biomassa.
Pertanto, i fitofarmaci appartenenti alle categoria 1 e 2 devono essere catalogati e considerati potenzialmente tossici, mentre tutti quelli appartenenti al tipo 3 possono avere il completo via libera, senza il timore dell’insorgenza di problemi futuri.

Da Scienza e Governo, 23 /12/13

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Commenti

roberto piazza - inserito il 21/01/2014

molto interessante questo tema in particolare per chi si occupa di alimentazione prevalente con ortofrutta e si pensa che sia più rischioso non consumare vegetali che consumarli, in particolare con la nuova sensibilità di questi anni. inoltre ritengo che le malattie delle piante vadano curate così come quelle degli uomini altrimenti si fa solo poesia. relativamente alle malerbe il pirodiserbo e gli interventi meccanici possono in parte sostituire i diserbanti. saluti R.Piazza

michele blandino - inserito il 18/01/2014

Sarebbe retorica la mia approvazione a suddetta applicazione del metodo, auspico chegli attori tendano alla rivoluzione che alla riforma del polo chimico.

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