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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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27 novembre 2013

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L’eccessivo peso dei vincoli forestali

di Giovanni Bernetti

E’ ovvio che l’uso dei boschi debba avere dei vincoli; ma oggi i vincoli vengono applicati con un eccesso di zelo che è bene spiegato  da  due dichiarazioni di principio che qui si riportano. Al termine del terzo Congresso di Selvicoltura (sotto l’egida dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali) è stato votato che “il bosco è soggetto del diritto”; è una dichiarazione un poco strana e non risulta che si sia sentito il parere di giuristi o filosofi del diritto. Successivamente, un convegno sui vincoli forestali in Toscana si è concluso con questa dichiarazione: “La moderna normativa forestale considera il valore del bosco non in funzione di questa o quella particolare utilità, ma per sé stesso ed in se stesso indissolubilmente legato come è alle forme di vita del nostro pianeta ed alla qualità della nostra stessa esistenza.” 
La conclusione é che bisognerebbe confiscare tutti i boschi attribuendo loro la qualificazione di bene demaniale nel senso stretto della parola. Di proporre la confisca non si ha, forse, il coraggio; ci si limita, allora, a imporre vincoli sempre più restrittivi e si finisce che, invece confiscare la proprietà, si confisca il reddito. 
Per i boschi di alto fusto si prescrive il trattamento a taglio a buche cioè il taglio solo per gruppi dispersi di poche piante con un limitato prelievo di massa. Va da sé che questo comporta una forte riduzione dei ricavi.
Per i cedui, il comportamento dei legislatori è addirittura subdolo. Si ammette il taglio con un numero elevato di piante riservate, fino a passare progressivamente dal comune trattamento a ceduo semplice al trattamento a ceduo composto e, magari, al bosco di alto fusto. Non importa se sarà un bosco di piante di forma scadente in quanto cresciute rade fino da giovani e, magari, perché il boscaiolo (a cui è demandata la scelta) ha rilasciato quelle che gli faceva più fatica tagliare e sramare. Inoltre essendo impossibile la destinazione come legname da opera, i tronchi delle matricine finiscono come legna da ardere aumentando i costi  per l’esbosco, la spaccatura e la cippatura. 
Era antica giurisprudenza che il vincolo forestale potesse regolamentare l’uso del bosco nell’ambito dell’ordinamento colturale in atto; si poteva vietare la conversione verso un ordinamento considerato meno rispondente, ma non si poteva obbligare alla conversione di un ordinamento considerato migliore a meno di non corrispondere un incentivo. Ora, a quanto pare questo non conta più nulla e si arriva ad indurre il proprietario a dovere accettare il cambiamento in modo strisciante. 
Non risulta, però, che le associazioni e le federazioni degli agricoltori abbiano mai protestato per l’eccessivo peso dei vincoli. Tale peso è suggerito dalle motivazioni ecologistiche portate dall’opinione pubblica, ma soprattutto è consentito dalla attuale riduzione delle attività montane e rurali e, quindi, dal ritiro dell’interesse dei proprietari per i loro boschi. Se alla proprietà privata dei boschi si attribuisce ancora una funzione di produzione, di amministrazione e di presidio, sarà necessario un minimo d’incoraggiamento tornando a riconoscere il diritto al godimento del reddito e la libertà di scegliere l’ordinamento colturale preferito. 

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Commenti

Andrea Caso - inserito il 09/04/2014

I vincoli interessano poco perchè la filiera bosco legna è scomparsa. Forse c'è ancora la filiera bosco legna energia. In lombardia lodevolvemente si migliora la professionalità dei boscaioli, ma ci si dimentica dei forestali permettendo di tagliare ampie superfici cedue (classificazione fatta dal richiedente) da imprese boschive senza nessun indirizzo che tenga conto del bosco concreto. I dati del 2013 ci dicono che tagliamo 1/4 dell'incremento, ma metà dei tagli sono interventi con finanziamenti...quindi la marginalità è evidente. Dobbiamo lottare per vendere la nostra professionalità a tutela del bosco e a tutela del valore economico dello stesso!

Stefano Santarelli - inserito il 28/11/2013

Chiarissimo Professore, a tanti anni dall'aver seguito il suo corso all'Università, volevo ringraziarla per l'uteriore lucidissima lezione. Purtroppo ci troviamo tutti i giorni a combattere in prima linea queste amene assurdità (soprattutto in Toscana)... La nostra soluzione è stata andare a lavorare principalmente all'estero!! Ma che tristezza!! La morte della selvicoltura (e di conseguenza dei selvicoltori)! Ma perchè l'Accademia di Scienze Forestali ha preso questa "deriva"? Grazie ancora. Con la solita stima ed immensa gratitudine. Un suo ex-studente Stefano Santarelli

gianni pesaresi - inserito il 27/11/2013

Finalmente un forestale!!!! Zoff, Gentile; Cabrini, Oriali,Collovati....Cantiani, Bernetti, Paganucci, Gellini,Piussi... CAMPIONI DEL MONDO!CAMPIONI DEL MONDO!CAMPIONI DEL MONDO!

Lapo Casini - inserito il 27/11/2013

La proliferazione legislativa e l'ottusa burocratizzazione amministrativa sono ambedue figlie della ignoranza culturale dei meccanismi generatori di beni, servizi, reddito, ricchezza. Il dispersivo operare di una pubblica amministrazione infarcita di concetti fasulli come quello menzionato, ma investita di reali poteri vincolanti sugli investimenti altrui, crea evidentemente condizioni che sempre più favoriscono l'illegalità e il lavoro nero: cioè l'effetto esattamente contrario rispetto a quello che si vorrebbe raggiungere imponendo con disinvoltura e indiscriminatamente nuovi oneri di vario tipo (normativi e amministrativi, appunto). Le rappresentanze sedicenti categoriali sono altrettanto lontane da una visione complessiva e strategica, accontentandosi di rivendicare un ruolo per sé. E pensare che per ridurre gli inutili aggravi, liberare le energie produttive, garantire le vere priorità ambientali e sociali basterebbe - da parte della pubblica amministrazione - fare meno (non di più) avendo cognizione esatta delle priorità: soprattutto in condizioni di spending review.

almerico fiorentino - inserito il 27/11/2013

Non è vero che la scelta delle piante da abbattere in un bosco d'alto fusto, venga fatta da un operaio, ma bensì deve essere fatta da un Agronomo o Dottore Forestale, sotto l'osservanza delle Leggi e norme che regolano la materia. Inoltre, l'utilizzazione dei boschi, sempre d'alto fusto,deve avvenire, secondo i dettami previsti dal P.A.F., obbligatorio per tutti i boschi di proprietà Comunali, ed in osservanza, ai progetti di taglio eseguiti dagli anzidetti tecnici, nonché ai dettami prescritti nei vari pareri e/o autorizzazioni, rilasciate delegati alla materia. Lo stesso dicasi per i boschi cedui di una certa superficie.

Luca Volontè - inserito il 27/11/2013

"Non importa se sarà un bosco di piante di forma scadente in quanto cresciute rade fino da giovani e, magari, perché il boscaiolo (a cui è demandata la scelta) ha rilasciato quelle che gli faceva più fatica tagliare e sramare.". Sbaglio o si esegue una cosiddetta "martellata forestale" per segnare le piante ad alto fusto che vanno tagliate in un bosco ? Martellata che deve essere eseguita con il martello forestale che riporta il n° di iscrizione all'albo dei Dottori Agronomi o Dottori Forestali e la Provincia in cui si è iscritti. E anche per i cedui mi risulta che debbano essere "segnati" da dei professionisti prima di poter essere tagliati dai boscaioli, che non hanno le competenze per poter scegliere e decidere quali piante tagliare e quali rilasciare per permettere la riproduzione del bosco.

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