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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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27 novembre 2013

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La valorizzazione del paesaggio rurale

di Francesco Marangon

La valorizzazione delle risorse paesaggistico-ambientali si è nel tempo basata su una pluralità di strumenti, più o meno efficaci. Di recente è stato proposto uno specifico strumento di mercato definito “Payment for Ecosystem Services (PES)”. La realizzazione di schemi di pagamento a fronte della fornitura di servizi ecosistemici, ossia di benefici ottenuti dalle risorse paesaggistico-ambientali che soddisfano bisogni umani (sostentamento della vita e aumento del benessere), è molto diffusa in alcuni Paesi nel Mondo, ma ancora molto ridotto è il loro utilizzo nell’Unione Europea (UE) e più ancora in Italia.
L’ipotesi di scarsità o di scomparsa delle bellezze paesaggistiche, a fronte dell’incapacità o dell’impossibilità da parte dello Stato di garantirne la perpetuazione della fornitura gratuita, minaccia sia la possibilità da parte della collettività di trarne dei benefici, sia l’opportunità di derivare dei profitti dallo svolgimento delle attività economiche che su tali risorse si basano.
D’altra parte il paesaggio rientra nella categoria dei beni pubblici. In quanto tale il paesaggio non possiede né un mercato, né un prezzo, pur avendo un valore per la collettività. Ne conseguono modalità di organizzazione della produzione, che possono spaziare da una fornitura o tutela di tipo esclusivamente pubblico ad altri approcci con diverso grado di interazione pubblico-privato. All’interno di queste tipologie, emergono anche degli strumenti alternativi, incentivanti o negoziali o di altro genere, che, seppur maggiormente sperimentati in altri ambiti d’azione, possono rivelarsi efficaci anche nel contesto in oggetto. 
Come sopra detto, in Italia non c’è ancora una rilevante diffusione di questo strumento, sebbene rilevanti paiano gli ambiti di applicazione ad esempio nel campo del turismo rurale, della gestione sostenibile delle foreste, della tutela e depurazione delle acque. Le ricerche sviluppate dall’Università di Udine si propongono di analizzare le possibili applicazioni nel paesaggio rurale italiano. Per fare ciò, vengono presi a riferimento gli studi sulla valutazione economica (monetaria e non) dei beni paesaggistico-ambientali condotti negli ultimi anni nel nord-est Italia e che si basano su prezzi di scambio aderenti alle disponibilità a pagare espresse dai cittadini e dai turisti. Con queste basi conoscitive, grazie anche al ruolo di supporto organizzativo della Pubblica Amministrazione, si possono immaginare interessanti spazi di remunerazione per le attività offerte dagli imprenditori agricoli professionali.

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Commenti

Andrea Di Guardo - inserito il 02/12/2013

Siamo d'accordo che una corretta programmazione pubblica ed una buona conduzione aziendale favoriscano la conservazione del paesaggio, ma non sono d'accordo su qualunque forma di remunerazione su un bene pubblico, oltretutto sapendo che una discreta parte delle tasse dei cittadini europei è già stornata a favore della conservazione del paesaggio agricolo.

andrea terreni - inserito il 27/11/2013

Consiglio di leggere, assieme ai report delle ricrche dell'Università di Udine, anche il libro "Quello che i soldi non possono comprare" di Michael J. Sandel (edizioni Feltrinelli) e magari di riflettere sul fatto che il paesaggio Toscano e, ahimè, Italiano è di fatto oramai scomparso a causa della pervasiva diffusione dell'agricoltura "industriale" che per la nostra realtà ha significato abbandono dei tradizionali ordinamenti colturali, diffusione anomala delle coltura industrialmente redditizie (vite in Toscana, seminativi nella padania) e abbandono con conseguente estrema diffusione di macchia e boscaglie che non facevamo da almeno 4 secoli parte del paesaggio rurale italiano.

Sabino Dimitrio - inserito il 27/11/2013

Argomento interessantissimo ed attuale cui va il plauso offerto anche dal contributo dell'Università di Udine.

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