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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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16 ottobre 2013

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La prima trebbiatura di mais ogm in Italia

Sono stati presentati a Vivaro (Pordenone) i dati scientifici raccolti sul primo campo di mais OGM Mon810 coltivato in Italia e di proprietà di Silvano Dalla Libera, Vicepresidente di Futuragra. Il sig. Dalla Libera, a inizio anno, aveva chiesto al Ministero dell’Agricoltura l’autorizzazione a piantare i semi ogm e gli era stata negata; allora si è rivolto al Consiglio di Stato, che invece ha detto di sì.
Sul fronte politico la semina di questo campo di mais ha registrato anche lo scontro tra il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando e il governatore del Friuli Debora Serracchiani, la quale – di fronte alla richiesta del Ministro -  ha puntualizzato subito come non vi fosse alcuna base normativa tale da rendere legittimo un provvedimento regionale per distruggere le coltivazioni transgeniche ogm in atto.
Dalle analisi svolte dal Professor Maggiore, già Docente Ordinario di Agronomia Generale e Coltivazioni Erbacee dell’Università degli Studi di Milano, e dal Professor Defez, ricercatore presso il CNR, è emersa l’estrema resistenza alla piralide degli ibridi geneticamente migliorati e l’inesistente pericolo di inquinamento da polline per le colture dei campi circostanti.
“I risultati sono interessanti e confermano i valori già rilevati in Italia nel corso di diverse prove sperimentali, ha commentato il Prof. Maggiore. Come previsto, gli ibridi OGM non hanno presentato nessuna traccia di attacco di Ostrinia nubilalis, il lepidottero comunemente noto come piralide, che infesta le coltivazioni di mais tradizionale e genera micotossine estremamente tossiche per l’uomo”.
“Ancora più importante è quanto emerso sulla commistione da fecondazione, ha proseguito Maggiore. Oltre i 15 metri dalla fonte di emissione non si riscontra inquinamento da polline. Questo significa che per ottenere la coesistenza è sufficiente bordare i campi di mais geneticamente modificato con un massimo di 20 metri di ibridi di mais non OGM, una superficie che va mantenuta anche per evitare di favorire lo sviluppo di resistenze nelle popolazioni di Ostrinia nubilalis. Dai campioni analizzati emerge quindi che non c'è stata commistione da fecondazione con campi di altri produttori. Non si deve inoltre dimenticare che l'uso del mais ha generalmente valori di commistione più alti”.
 “Il tema della ricerca pubblica è allarmante e molto grave, dice Defez. Le istituzioni a tutti i livelli hanno scelto di vietare la sperimentazione in campo sulle biotecnologie, passata da 300 progetti in campo a zero, imbavagliando così la scienza e creando un clima di paura totalmente ingiustificato supportato dalla mancanza di informazioni. Una lacuna che da ormai 12 anni isola l’Italia dall’Europa, mentre al settore agricolo non viene permesso di accedere all’innovazione con il risultato che, come emerge da un’indagine dell’Associazione Maiscoltori Italiani, quasi un terzo del mais italiano prodotto nel 2012 è cancerogeno a causa della presenza di micotossine e per questo è rimasto fuori dal mercato alimentare”.
“Il campo di mais OGM di Vivaro è stato seminato per dare voce all'agricoltura e alla scienza, ha affermato infine Dalla Libera. La politica italiana ha bloccato la ricerca pubblica e privata, impedendo di mettere in luce i vantaggi delle biotecnologie: noi ci siamo sostituiti allo Stato e abbiamo fatto in modo che la sperimentazione sul campo nel nostro Paese potesse riprendere. I risultati emersi dalle analisi del Professor Maggiore e dal Professor Defez non fanno che ribadire quanto la scienza afferma da anni, ovvero che coltivare sementi geneticamente migliorate in Italia non comporta nessun rischio per l’ambiente e per la salute. I risultati delle analisi sono a disposizione delle istituzioni e ci auguriamo che possano essere finalmente presi in considerazione nel dibattito pubblico e nei processi decisionali”. Il sig. Silvano Dalla Libera promette inoltre che, dopo la raccolta (…”sennò magari qualcuno distrugge tutto”), svelerà in quali altri terreni d’Italia i suoi associati coltivano Mon810 (“e non sono pochi”).

Cfr: Corriere della Sera, 11/10/2013 e Teatro Naturale, 12/10/2013

Foto di Futuragra: il mais ogm (copertina), la trebbiatura e la semina


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Commenti

cesare annibali - inserito il 12/12/2013

http://www.greenpeace.it/ogm/domandefrequenti.html

Andrea Terreni - inserito il 16/10/2013

Quando chi ha evidenti interessi economici (Futuragra)spaccia i risultati di una ricerca privata sostenendo di essersi "sostituito allo Stato"..... solleva infiniti e leciti dubbi. Se poi utilizza i dati del Prof. Maggiore, che già alcuni anni fa produsse sul Mais Ogm dati che furono ritenuti dubbi dall' Inra (Istituto Nazionale Ricerca in Agricoltura, questo si pubblico),i legittimi dubbi aumentano!

Guelfo Magrini - inserito il 16/10/2013

Cito: "Questo significa che per ottenere la coesistenza è sufficiente bordare i campi di mais geneticamente modificato con un massimo di 20 metri di ibridi di mais non OGM, una superficie che va mantenuta anche per evitare di favorire lo sviluppo di resistenze nelle popolazioni di Ostrinia nubilalis." Pertanto, dico io, non esistono prove di tossicità né in un senso né nell'altro e per giunta si prevede una futura mutazione spontanea nel parassita, che costringerebbe a nuove capriole genetiche per arrivare sempre allo stesso risultato: il fallimento, la perdita di tempo, l'utilizzo errato di giovani menti scientifiche, senza contare il povero, tartassato ecosistema.

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