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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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25 settembre 2013

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Un nuovo Ministero per l’Agricoltura

di Alessandro Bozzini

Con il conferimento alle Regioni della responsabilità di sviluppare l’agricoltura, dopo la débâcle del referendum che, soltanto in Italia, ha abolito un Ministero per l’Agricoltura, abbiamo assistito all’ èscamotage della costituzione dell’attuale MiPAAF (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali).
La situazione presente dell’agricoltura e dell’alimentazione a livello globale, europeo e nazionale è profondamente cambiata.  Ad un periodo di eccedenza di alimenti, è seguito un periodo di carenze produttive che ha contribuito ad incrementare il prezzo degli alimenti, favorito anche dall’aumento dei costi energetici, delle sementi, dei fertilizzanti chimici e dalla domanda sempre crescente di cibo, legata anche al continuo aumento ed invecchiamento della popolazione mondiale. 
Di fronte a tale situazione si deve riconsiderare l’importanza strategica della produzione alimentare e le conseguenze negative della attuale sottostima delle sue funzioni e del suo controllo in Italia.
Crediamo che sia arrivato il tempo di rivalutare, anche nel nostro Paese, il ruolo del Ministero addetto al coordinamento di un settore di importanza fondamentale per il nostro benessere e sviluppo, sottolineando anche che il Paese, producendo attualmente solo circa la metà del cibo necessario al suo popolo, è in balia del mercato globale dei generi alimentari di base. 
Si suggerisce di  modificare radicalmente la situazione, istituendo un Ministero dell’Agricoltura, Acquacoltura ed Alimentazione, responsabile del coordinamento di tutta la filiera riguardante la Produzione, il Processamento dei Prodotti Alimentari e la  Distribuzione delle Risorse Alimentari Terrestri ed Acquatiche del Paese. 
Oltre alle tradizionali 3 filiere già coordinate (Vite - vino; Latte – derivati vari; Olivo – olio), dovranno essere gestite dal nuovo Ministero anche tutte le altre filiere alimentari. Per le  filiere non alimentari  le responsabilità continueranno solo nel settore della Produzione. 
Particolare attenzione, oltre che alla Pesca, dovrebbe essere rivolta all’Acquacoltura (quale notevole fonte di alimenti di qualità in un Paese dotato di 8 mila Km di coste marine e di fiumi, laghi e lagune), oltre che al controllo della sicurezza nell’ambiente rurale e forestale. 
Con tale struttura il nuovo comparto produttivo potrebbe complessivamente coinvolgere tra il 20% ed il 25% del PIL nazionale e dell’occupazione e sarebbe così ripristinato il fondamentale valore economico e politico di tale comparto. 

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Commenti

Paolo Fantin - inserito il 01/10/2013

Che il MInistero vada riformato è indubbio. Che le competenze debbano coprire anche le fiiiere anche agrolimentari anche. Inserirei il patrimonio paesagistico, che ha il valore che ha, perlomeno, il patrimonio artistico.

Alfredo Diana - inserito il 26/09/2013

condivido le motivazioni di Bozzini per il rinnovo del Ministero: però non direi che quello nato dopo il referendum fosse un escamotage ; si è trattato di un difficile passaggio necessario per non lasciare il settore privo di un coordinamenyto in Italia e di una rappresentaza a Bruxelles ( come invece è avvenuto per il Turismo , altra carta importante per il nostro paese. Bozzini dimentica il settore Forestale o lo cancella di proposito ? Non sarei d'accordo.

Giorgio Amante - inserito il 25/09/2013

La situazione già precaria e microaziendale dell'agricoltura italiane è stata amplificata dal 1972 con il decentramento regionale,rimpiazzando con politici locali tanto sensibili, i direttori dei dipartimenti provinciali e regionali, dipendenti dal Ministero.Gente che conosceva ogni angolo del territorio come casa propria.Il mancato utilizzo dei fondi dell'allora CEE per il pensionamento degli agricoltori anziani per favorire l'ampliamento aziendale -vedi Francia-avrebbero consentito un miglior impiego di manodopera e mezzi finanziari.Per non Parlare dei finanziamenti a pioggia della durata di otto mesi,che servivano solo ai politici non certo alle aziende.Chi ricorda i piani verdi?Da quarantanni non esiste uno straccetto di piano agricolo né nazionale né regionale.Oh sì, i PSR, ma le Regioni fanno a gara per il no utilizzo dei fondi, mentre gli agricoltori hanno una sola certezza, quella di produrre debiti.Grazie a chi ha letto fin qui. Giorgio Amante, agricoltore cronico.

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