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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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11 settembre 2013

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Suolo e qualità dell'ambiente urbano

di Paola Adamo

Secondo i dati delle Nazioni Unite, nel 2010 più del 50% della popolazione mondiale viveva in aree urbane. In Italia, tale percentuale era stata già raggiunta nel 1950. L’uomo, per ragioni diverse, migra nelle città che crescono disordinatamente, con progressiva riduzione degli spazi verdi e consumo di suolo, parte essenziale dell’ecosistema urbano e che contribuisce, direttamente o indirettamente, alla qualità di vita dei cittadini. 
Diversi sono i problemi che affliggono i suoli urbani e che incidono sulla qualità dell’ambiente urbano. I più diffusi sono l’impermeabilizzazione o Soil Sealing, la compattazione, lo scavo e riporto, la miscelazione con materiali estranei, la contaminazione diffusa o puntuale. 
L’espansione dei centri urbani ha fatto sì che una porzione sempre più consistente di suolo fosse isolata dall’atmosfera sovrastante da parte di materiali impermeabili artificiali (asfalto, calcestruzzo, cemento). L’impermeabilizzazione influisce fortemente sull’infiltrazione della pioggia e lo scambio di gas tra suolo e aria, comporta un rischio accresciuto di inondazioni e di scarsità idrica, contribuisce al riscaldamento globale e suscita particolare preoccupazione allorché vengono ad essere ricoperti terreni agricoli fertili. Ciò è causa di grave preoccupazione, poiché il suolo impiega molto tempo a formarsi. L’asfalto assorbe più energia solare rispetto al terreno, che, sommata al calore sprigionato dal traffico cittadino e dagli elettrodomestici delle abitazioni, crea la cosiddetta “isola di calore urbano”. 
Le attività antropiche che in città hanno spesso come conseguenza la contaminazione del suolo sono il traffico, le attività industriali, l’uso di combustibili e lo smaltimento dei rifiuti. Metalli pesanti ma anche contaminanti organici come IPA, PCB e diossine tendono ad accumularsi nei suoli urbani spesso più che in quelli all’esterno delle aree metropolitane. L’inquinamento del suolo è di maggiore gravità rispetto a quello dell’atmosfera e delle acque tenuto conto che, rimosse le fonti di contaminazione, la pedosfera, pur possedendo meccanismi chimici, fisici e biologici di autodepurazione, rimane alterata per tempi molto più lunghi. Ad esempio, l’ancora frequente accertamento di contaminazione da piombo dei suoli di diverse aree urbane, nonostante la totale abolizione dell'uso di composti del piombo come antidetonanti nella benzina. Inoltre, i contaminanti, che un suolo può immagazzinare e ritenere per lungo tempo, possono anche essere nuovamente rilasciati nell’ambiente circostante. Diverse indagini hanno mostrato che, in molti suoli urbani, i contaminanti metallici si concentrano nelle frazioni granulometriche fini, con diametro inferiore a 10 micrometri. Le frazioni fini sono facilmente rimosse dal suolo verso altri comparti ambientali, compresa la biosfera. In area urbana, le frazioni fini del suolo possono portare i contaminanti in atmosfera e contribuire a innalzare i livelli di PM2,5 e PM10. Il fenomeno è particolarmente preoccupante se teniamo conto della particolare vicinanza tra suolo ed esseri umani che si verifica in città e se consideriamo che il particolato aerodisperso può essere inalato e ingerito dall’uomo. Particolarmente esposti sono i bambini.
L'agricoltura urbana è promossa e sostenuta da organizzazioni internazionali, come FAO e OMS, nei Paesi in via di sviluppo per le crescenti esigenze di fornire cibo sicuro e adeguato da un punto di vista nutrizionale alla popolazione di agglomerati urbani in costante espansione. Nei Paesi industrializzati, negli ultimi anni la creazione di orti urbani/periurbani è vista anche come uno strumento per riutilizzare aree dismesse, favorire un generale miglioramento della qualità dell'ambiente urbano, stimolare la coesione sociale, avvicinare i bambini e i giovani alla natura, a scopo didattico e ricreativo. Eppure, coltivare piante in area urbana solleva problemi di sicurezza alimentare. L’assunzione di ortaggi coltivati in aree urbane può rappresentare un'importante via d'esposizione umana ai contaminanti. Le piante sono stabilmente ancorate al suolo da cui assorbono acqua, nutrienti ed elementi potenzialmente tossici. Le piante sono particolarmente esposte all'inquinamento atmosferico. A causa dell'elevato rapporto superficie/volume, scambiano elevate quantità di sostanze gassose e in sospensione.
Nel suolo, tuttavia, i contaminanti, in particolare quelli metallici, sono presenti in forme diverse che ne differenziano il comportamento in termini di disponibilità biologica, di tossicità potenziale, di mobilità lungo il profilo. Per l’accertamento di contaminazione ambientale, non è sufficiente valutare la presenza dei singoli inquinanti sull’ecosistema. Vari studi riportano che piuttosto raramente la frazione assimilata dalle piante o dagli animali o dall’uomo è correlata al contenuto totale. Ne consegue che la qualità ambientale dei suoli urbani è meglio valutabile attraverso estrazioni chimiche selettive o separazioni fisiche che possano apprezzare le frazioni bio-disponibili o bio-accessibili. 
L’ambiente urbano presto diventerà l’habitat principale dell’uomo ed è essenziale un aumento della coscienza collettiva intorno alla risorsa suolo nonché un monitoraggio dei suoli da destinare all’agricoltura urbana. In ambienti nei quali la contaminazione del suolo rappresenta un rischio per la salute umana, per la produzione di ortaggi è auspicabile l’impiego di orti fuori suolo. 


Foto di apertura: Esempio di suolo urbano impermeabilizzato

Particolato minerale presente nel PM10 raccolto nell’area urbana di Napoli

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Commenti

Claudio Bini - inserito il 11/09/2013

sottoscrvo in pieno il messaggio: da tempo i pedologi sono impegnati per una maggiore tutela del suolo e del'ambiente in generale. peccato che la loro voce sia sempre poco ascoltata

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