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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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24 luglio 2013

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Cambiamenti climatici e viticoltura

di Antonio Calò

Sentiamo ormai costantemente l’allarme sul futuro riscaldamento del pianeta, sostenuto dalla teoria AGW (Antropogenetic Global Warming ) e da presentazioni, ormai classiche, (REPORT  2001 dello IPCC), che indicano nell’attività antropica la causa prima degli attuali innalzamenti termici.
Con lavori che abbiamo in corso e che ci pare logico dover continuare, non pensiamo di contrastare sul piano delle verifiche fisico-chimiche le reazioni dell’atmosfera alle azioni dell’uomo. Qui basta ricordare che Benny Peiser, direttore del Global Warming Policy Foundation, ha dichiarato che:  ”se non vediamo prove convincenti entro il 2015 sarà chiaro che i modelli sono fallaci …”. 
Noi desideriamo piuttosto utilizzare  le risposte biologiche dei vegetali (ed in particolare della vite) per leggere come nel passato più o meno lontano essi abbiano reagito al  clima del momento, e da queste risposte ricavare indicazioni  sugli andamenti climatici. Si tratta in definitiva di utilizzare dei proxies e cioè quegli archivi naturali che presentano qualche relazione con le temperature ambientali. 
Se prendiamo fenomeni relativi alla fenologia delle piante (germogliamento, fioritura,crescita dei frutti, maturazione …) possiamo avere correlazioni con gli andamenti termici  sicure e quindi credibili.
Nel caso particolare, ci stiamo dedicando a indagini sulla vite, per una precisa conoscenza delle sue reazioni fenologiche e perché ci è stato possibile attingere ad una fonte unica e straordinaria.
A Koszeg, cittadina ungherese (Lat 47° 22’ 52”, Long  16° 33’ 13” ) abbiamo potuto consultare nel locale Museo municipale, una raccolta di disegni di germogli di vite in grandezza naturale, eseguiti sempre alla stessa data (24 aprile, festività di San Giorgio che vede suggestive cerimonie locali dedicate alla vite) collezionati dal 1744 ai nostri giorni.
E’ da considerare quindi un fatto eccezionale avere a disposizione per lo studio (sulla base di una convenzione fra l’Accademia Italiana della Vite e del Vino e la locale Municipalità) proxies con oltre 260 anni di osservazione: misurazione di germogli provenienti sempre dallo stesso ambiente collinare in assenza di inquinamenti ed agglomerati urbani, dove la vite, in questa espressione fenologica, è stata solo soggetta alle condizioni termiche del sito. 
 I risultati ci stanno offrendo risposte molto interessanti che sono in fase di approfondita elaborazione.
 In sintesi, sta emergendo che, nei due secoli e mezzo considerati, si possono evidenziare bene 4 periodi più caldi o più freddi e che nel passato abbiamo avuto momenti caldi come o più degli attuali; che i periodi di passaggio fra fasi calde verso più fredde o viceversa, sono segnati da forte variabilità e quindi con eventi anche bruschi come quelli che viviamo.                
E’ interessante  sottolineare che gli studiosi del 1800 accesero una forte polemica (paragonabile all’attuale) per sostenere però la tesi inversa, cioè l’ipotesi di un “raffreddamento globale”. Eravamo intorno al 1850, quando le temperature scendevano, fino a che non avvenne la svolta degli anni 1980-90.
In definitiva, nessuno ritiene contestare l’attuale tendenza verso un periodo più caldo, però l’osservazione del passato ci porta ad essere molto, molto cauti sulle eventuali cause antropiche e molto meno pessimisti sul futuro della coltivazione della vite. Questo lo dico , perché molti illustri colleghi già si preoccupano di come dovrà cambiare la viticoltura.
Basterà , viceversa,  a mia opinione, tenere sotto osservazione il sistema senza pensare a particolari interventi o cambi varietali. E non sarebbe male capire che, in definitiva, stiamo solo lasciando un periodo più freddo.

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Commenti

Marco Moriondo - inserito il 01/08/2013

Lo studio presentato in maniera preliminare in questa nota del Professor Calò evidenzia come, in una località ungherese, le variazioni climatiche osservate nel periodo presente siano state già osservate in passato. Si conclude pertanto che le attività umane (i.e. le emissioni di gas serra) possano incidere in maniera non significativa sulle dinamiche climatiche. Lo studio in oggetto, a quanto sembra ancora non vagliato dalla comunità scientifica internazionale, è senz’altro interessante e potrebbe rappresentare una tessera del puzzle che ci permetterà di capire le dinamiche del clima passato. Vorrei tuttavia segnalare come le induzioni che si traggono a partire da un singolo dato siano ovviamente parziali e non facilmente estrapolabili a scala continentale. Gli studi che fanno uso di proxy per ricostruire il clima passato sono basati su un numero rilevante di dati, di diversa natura (i.e. pollini fossili, isotopi, accrescimenti anulari del legno, diatomee etc), reperiti in diverse località su scala planetaria, che in seguito a procedure statistiche, forniscono un quadro complessivo della situazione climatica del periodo passato. Piace qui ricordare il lavoro di Mann et al. (2008) e Mann et al. (2009), pubblicate su riviste di altissimo valore scientifico, che sulla base di circa 2500 proxy sparsi sull’intero globo, hanno delineato l’andamento medio climatico del sistema terrestre negli ultimi 2 millenni. I risultati di questo lavoro hanno evidenziato che il cosiddetto “Medieval Warm Period”, da alcuni additato come periodo persino più caldo del presente, nonostante presenti in certe regioni temperature effettivamente più alte del presente, sia viceversa nel suo complesso un periodo relativamente più freddo. Il singolo dato, estrapolato da un contesto più generale rappresenta soltanto una frazione infinitesima del quadro che dobbiamo prospettare nella maniera più completa possibile. Vorrei altresì rendere evidente come gli aspetti più preoccupanti del cambiamento climatico non siano tanto da mettere in relazione al valore medio di un parametro riscontrato in un arco di tempo quanto alla velocità con cui questo parametro varia nel tempo. Qualunque sia la ragione di questa variazione, il tasso di incremento della temperatura osservato nell’ultimo secolo non ha riscontro negli ultimi 2 millenni e questo processo mette necessariamente a repentaglio gli organismi che non sono in grado di adattarsi con altrettanta velocità. Al lettore attento non sarà passata inosservata la mole di informazioni pubblicata in relazione agli effetti delle variazioni climatiche sulla vite osservati negli ultimi 30 anni (e.g. Duchene and Schneider 2005) che in certi casi si spingono fino a 200 anni rispetto al periodo presente (e.g. Bock et al. 2013), che indissolubilmente legano i processi fenologici e produttivi della vite all’andamento meteorologico della stagione. E’ altresì corposa la mole di lavori che evidenzia i rischi in viticoltura legati ad un incremento eccessivo delle temperature (e.g. Kenny and Harrison, 1992; Bindi et al., 1996; Stock et al., 2005; Jones et al., 2005; White et al., 2006; Duchene et al., 2010; Malheiro et al., 2010; Gaál et al., 2012; Moriondo et al., 2011, Moriondo et al., 2013, Hannah et al., 2013) Letteratura citata Blndi M, Fibbi L, Gozzini B, Orlandini S, Miglietta F (1996) Modelling the ~mpa cotf future climate scenarios on yield and yield variability of grapevine. Clim Kes 7:213-224 Bock A et al. (2013) Climate-Induced Changes in Grapevine Yield and Must Sugar Content in Franconia (Germany) between 1805 and 2010. PLOS ONE 8.7 (2013): e69015. Duchêne E et al. (2010) The challenge of adapting grapevine varieties to climate change. Climate research 41.3: 193. Duchêne E, Schneider C (2005) Grapevine and climatic changes: a glance at the situation in Alsace. Agron Sustain Dev 25:93–99 Gaál M, Moriondo M, BindiM (2012) Modelling the impact of climate change on the Hungarian wine regions using random forest. Appl Ecol Environ Res 10:121–140 Hannah, Lee, et al.(2013) "Climate change, wine, and conservation." Proceedings of the National Academy of Sciences110.17 (2013): 6907-6912. Jones GV, White MA, Cooper OR, Storchmann K (2005) Climate change and global wine quality. Clim Change 73:319–343. doi:10.1007/s10584-005-4704-2 Kenny GJ, Harrison PA (1992) The effects of climate variability and change on grape suitability in Europe. J Wine Res 3:163–183 Malheiro AC, Santos JA, Fraga H, Pinto JG (2010) Climate change scenarios applied to viticultural zoning in Europe. Clim Res 43:163–177 Mann et al. (2008) PNAS, September 9, 2008 vol. 105 no. 36: pp 13252-13257 doi:10.1073/pnas.0805721105 Mann et al. (2009) Science,27 November 2009: Vol. 326 no. 5957 pp. 1256-1260 doi:10.1126/science.1177303 Moriondo M, Bindi M, Fagarazzi C, Ferrise R, Trombi G (2011) Framework for high-resolution climate change impact assessment on grapevines at a regional scale. Reg Environ Change 11:553–567 Moriondo, M., et al. (2013) Projected shifts of wine regions in response to climate change. Climatic Change (2013): 1-15. Stock M, Gerstengarbe FW, Kartshall T, Werner PC (2005) Reliability of climate change impact assessment for viticulture. Proc. VII IS on Grapevine (Ed. LE Williams). Acta Hort 689, ISHS pp 29–39 White MA, Diffenbaugh NS, Jones GV, Pal JS, Giorgi F (2006) Extreme heat reduces and shifts United States premium wine production in the 21st century. Proc Natl Acad Sci U S A 103(30):11217–11222

Alfonso Germinario - inserito il 24/07/2013

Il commento del professor Calò è equilibrato e saggio; tipico dei tecnici che traggono esperienza dall'acuta osservazione delle circostanze.

Giovanna Serenelli - inserito il 24/07/2013

Grazie del bell'articolo. Finalmente si risente parlare (scrivere) secondo il vecchio dimenticato 'buon senso' che oggi sembra essere merce rara. Sulle cause antropiche, mi perdoni l’autore, metterei un po' meno cautela. Le aree senza vita in molti mari del mondo sono frutto dell’attività umana, l’estinzione di molte specie ‘ringrazia’ la distruzione di habitat naturali da parte della nostra razza, l’inquinamento delle falde acquifere superficiali e profonde è opera di noi umani. Se è vero che nel mondo naturale si sono succeduti cambiamenti climatici drammatici ed ere distruttive (devoniano ad es. con la ben nota estinzione di massa) altrettanto drammatiche per la vita, mi chiedo, però perché, questi eventi, dobbiamo aiutarli, accelerarli o scatenarli.

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