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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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26 giugno 2013

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Quali saranno gli impatti dei cambiamenti climatici sui pascoli naturali alpini?

di Marco Bindi

Le specie foraggere rappresentano secondo la FAO la risorsa principale per la sopravvivenza di circa un miliardo di persone. Nelle regioni alpine italiane, la superficie occupata da praterie e pascoli permanenti ammonta a circa 1.5 milioni di ettari, di cui gran parte localizzati in aree marginali dove svolgono, oltre a quella produttiva, numerose altre funzioni chiavi per la vita dell’uomo (tutela e protezione del suolo, paesaggistica, turistica, ecc.). 
Il clima delle Alpi è cambiato in maniera preoccupante nel corso del secolo, con un aumento delle temperature pari a oltre il doppio rispetto alla media mondiale. Inoltre, secondo l’IPCC (Intergovernemental Panel on Climate Change), le risorse pastorali sono ecosistemi particolarmente vulnerabili al cambiamento del clima, e pertanto necessitano di un monitoraggio costante, condotto anche a vasta scala, nell’ottica di una loro gestione conservativa. 
Tramite uno studio recentemente condotto da un gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Firenze (Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell'Ambiente), sono stati utilizzati strumenti innovativi (strumenti GIS e modelli di classificazione statistica) per caratterizzare territorialmente le risorse pastorali delle zone montane dell’intero arco alpino italiano e analizzare le possibili variazioni nella loro distribuzione e composizione in relazione ai cambiamenti climatici futuri.
Relativamente all’impatto dei cambiamenti climatici futuri, i risultati evidenziano effetti non rilevanti sulle aree a pascolo (riduzione massima della superficie -17%); maggiori preoccupazione risultano invece nella loro composizione. Infatti, ad eccezione dei pascoli dominati da specie xeriche e dai Nardeti, che mostrano rispettivamente evidenti espansioni o lievi riduzioni, le condizioni climatiche futuro determineranno rilevanti contrazioni dell’areale di tutte le altre formazioni analizzate. Nello specifico, i macro tipi caratteristici delle zone più elevate (Firmeti, Seslerieti, Curvuleti) e quelli più rari (Pascoli ricchi) saranno quelli che presenteranno le riduzioni maggiori. Già a metà del secolo si prevede infatti la loro totale scomparsa.
 Sulla base dei risultati ottenuti, il contemporaneo progressivo abbandono della gestione dei pascoli e le variazioni climatiche in atto comporteranno il reale rischio di perdere la peculiare biodiversità degli ecosistemi pastorali alpini.

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