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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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22 maggio 2019

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L'indimenticabile bomba ai Georgofili


Incontrammo il prof. Franco Scaramuzzi, presidente dei Georgofili dal 1986, nel suo ufficio alla Facoltà di Agraria.
Era sconvolto dopo il disastro dinamitardo, che nell’Accademia aveva portato non solo distruzione, ma anche la morte. Scaramuzzi apparve sollevato per la grande solidarietà ricevuta e non solo a parole. La ferita era sicuramente aperta, ma intorno all’Accademia c’era un affetto eccezionale e inaspettato. Soprattutto a beneficio della biblioteca che raccoglieva 40mila volumi, alcuni rarissimi tutti concernenti l’agricoltura e i suoi problemi tecnici e scientifici. Ci fu il sostegno dello Stato e dei privati che stanziarono alcuni milioni e a questi si aggiunse il ricavato di una sottoscrizione. Venne anche stampata la riproduzione della sala Magliabechiana mentre iniziarono subito i lavori di sistemazione dei
libri e arredi. L’Accademia non ha smesso nemmeno per un giorno il suo abituale lavoro, tant’è vero che dal 27 maggio si sono tenuti tre convegni ospitati in altre sedi.
I problemi erano numerosi e difficili, soprattutto quello dello
smembramento. L’Accademia continuava ad avere il cuore nelle due stanze ancora agibile della sede, le braccia nella sede provvisoria offerta dal Comune in Via Calzaioli, la Biblioteca che si trovava negli Uffizi e l’Archivio trasferito nella sede appena costruita in Piazza Beccaria.
Si decise di ricostruire la Sede tale e quale come era, usando gli stessi materiali, le stesse pietre. Il progetto era già pronto e il finanziamento dello Stato non mancò e fu realizzato in tempi rapidi.

di Alessandra Bruscagli, tratto da Il Tirreno, 17/7/1993


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Era la notte fra il 26 e il 27 maggio e Piazza della Signoria, a me che uscivo da un ristorante cinese assieme ad alcuni colleghi, sembrava magica: il tepore della notte, la primavera nell’aria, il silenzio di Firenze notturna ancora non troppo violentata dalla scomposta movida di oggi, affascinava. Passeggiammo nel Piazzale degli Uffizi, in Via dei georgofili deserta, il ristorante già chiuso, una macchina parcheggiata, la torre antica, guardinga come una creatura viva in penombra. Ma dovevamo tornare al giornale e ci avviammo verso la nostra auto, poco lontana dalla piazza. E lì ci colse l’esplosione. Violenta, cupa, accompagnata da un fragore di macerie che cadevano. Una vampata di luce e polvere copriva il cielo. Tornammo da dove eravamo venuti e l’incanto di poco prima era ora un inferno … In un attimo eravamo a scavalcare sassi antichi abbruniti, travi che bruciavano, mattoni e terra. Lontano i lamenti impazziti dei carri dei vigili del fuoco e delle ambulanze.
Gli abitanti della strada erano terrorizzati, ma un terrore silenzioso da sopravvissuti. Poco dopo, volontari, pompieri e infermieri lavoravano a spostare i cumuli di macerie che impedivano di entrare nella torre. Eravamo naufraghi. Poi l’incognita si mutò in una spaventosa realtà: dalle macerie emerse un vigile del fuoco, lentamente, scavalcando pietra su pietra e portando in braccio, con grande cura, un fagottino recuperato che sembrava una bambola rotta e invece era un neonato morto. E la tragedia ci entrò dentro infame, terribile. Sapemmo dopo che quella bambola era Caterina, di appena un mese e mezzo. E dopo di lei emersero i corpi del padre, della madre e della sorellina. Tutti morti nella torre che l’esplosione aveva smembrato. Fra le macerie c’era la macchina che avevamo visto poco prima e che di certo conteneva l’esplosivo.

Ognuno di noi sapeva che non avremmo mai potuto descrivere ciò che sentivamo crescerci dentro. Un odio sordo contro gli assassini, mafiosi, sapemmo poi, che avevano organizzato la strage. … Oggi, molto più vecchio di allora, spero che i killer abbiano pagato con gran dolore. E ho un ricordo che mi assilla: il cielo sopra Firenze, stellato, senza lacrime. Indifferente.

(di Umberto Cecchi, tratto da La Nazione, 20/5/2019)


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In occasione del ventiseiesimo anniversario dell’atto dinamitardo del 1993, l’Accademia dei Georgofili sarà aperta in via eccezionale domenica 26 maggio, dalle ore 10 alle 18; saranno visitabili con ingresso libero la mostra fotografica che ricorda la strage e la mostra di acquerelli del Maestro Luciano Guarnieri dedicata al “27 maggio 1993”.

Lunedì 27 maggio, alle ore 9.30, nella Chiesa di S. Carlo in via dei Calzaiuoli si svolgerà la Santa Messa in suffragio delle vittime. Dalle ore 10.30 alle 12.30 e dalle ore 15 alle 18, la Sede accademica resterà aperta al pubblico con ingresso libero alle mostre sopra citate. Inoltre, alle ore 11, 12, 15.30 e 16.30 i visitatori potranno assistere alla proiezione di un filmato documentario sull’atto dinamitardo e sulla ricostruzione della sede.

Le esposizioni resteranno aperte al pubblico fino a venerdì 31 maggio 2019 (con orario 9.30-12.30 / 15 - 18)





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