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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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10 aprile 2013

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Importanza della biodiversità per la valorizzazione dell’olivicoltura siciliana

di Tiziano Caruso

Indagini storiche, etnobotaniche e filogenetiche sull’olivo (Olea europaea L., subsp. europaea ) confermano la presenza della specie in Sicilia sin dal VI secolo a.C., quando l’Isola era colonizzata dai Fenici. La straordinaria longevità della pianta, la spiccata variabilità climatica e pedologica della Sicilia hanno dato origine, nel tempo, ad un ricco germoplasma autoctono che, nonostante il lavoro di selezione effettuato nei secoli dall’uomo, è giunto a noi, pressoché intatto, come testimonia la diffusa presenza di alberi monumentali nell’olivicoltura siciliana.
Malgrado oggi circa il 70 % dell’olio prodotto in Sicilia derivi da otto cultivar Principali che, nel complesso, costituiscano la base variatale dei sei oli a DOP dell’Isola e la quota restante sia ottenuto da altrettante cultivar Minori, un ampio e approfondito lavoro d’indagine condotto negli ultimi dieci anni ha consentito di individuare un centinaio di nuovi genotipi, larga parte dei quali sono stati caratterizzati dal punto di vista morfologico e molecolare,  che nel complesso costituiscono le cultivar Neglette.  Si tratta di cultivar in genere rappresentate da uno sparuto numero di vecchi alberi (spesso non più di una decina di esemplari) di solito risparmiati dall’abbattimento per il loro carattere monumentale. 
Circa il 90 % di tali cultivar produce frutti destinati dall’estrazione di olio ma non mancano quelle a duplice attitudine Per quanto concerne le caratteristiche chimiche dell’olio, in rapporto alla cultivar il contenuto di acido oleico può oscillare tra il 70  e l’82%; tra 100 e 500 ppm la concentrazione di fenoli, nell’ambito dei quali prevale spesso l’oleocantale. Relativamente agli aspetti sensoriali, le cultivar neglette danno luogo ad una vasta gamma di oli, contraddistinti dal fruttato più o meno intenso,  (delicati, equilibrati, robusti..) con sentori di mandorla, pomodoro, cardo. Alcuni  genotipi hanno mostrato chiari tratti di resistenza alle avversità che più frequentemente affliggono l’olivo in Sicilia: Bactrocera oleae ; Pseudomonas savastanoi; Spilocaea oleagina.    

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Commenti

Giovanna Serenelli - inserito il 13/04/2013

L'articolo è interessante. Poichè le antiche varietà sono ancora, seppur di scarsa misura, esistenti sarebbe ottima cosa che la Sicilia si facesse carico di una importante operazione di 'archeologia agricola' curando non solo la conservazione di queste piante antiche e ne permettesse anche una discreta espansione. Non è detto che da ciò non si possano avere risultati economici di una qualche rilevanza. Basti pensare, a titolo di esempio al kamut riportato nuovamente in vita (coltivato e venduto tra l'altro a caro prezzo) dal prolungato sonno nelle tombe dei Faraoni. Meglio conservare ed aggiungere del nuovo che perdere ciò che qualcuno definirebbe vecchio.

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