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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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27 febbraio 2013

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L'agricoltura non può rinunciare al progresso

di Dario Casati

Tre episodi presi dalla cronaca dei primi mesi dell’anno, per non parlare della riforma della Pac, mostrano come stia cambiando, giorno dopo giorno,  il modello europeo di agricoltura:  il 31 gennaio la Commissione, preso  atto di un rapporto sibillino dell’EFSA annuncia la messa al bando per due anni dei neonicotinoidi da impiegare su mais, colza, girasole e cotone a causa dei possibili danni provocati alle api; l’indomani Basf, dopo la prima, la famosa Amflora, rinuncia ad altre tre patate ogm per le incertezze del contesto europeo e le minacce di distruzione; pochi giorni prima la Francia ha confermato la sua guerra a oltranza al mais Mon 810.  
È l’immagine di un’agricoltura ferma, che mette produzione e produttività in secondo piano, ma in cui sembra prevalere un’interpretazione del principio di precauzione che diventa immobilismo di fronte all’innovazione ed ai progressi della ricerca. Il  contrario di ciò che si invoca per uscire dalla crisi in tutti i campi, dall’economia alla salute umana. 
Sembra che l’Ue sia  paralizzata dal timore del nuovo e che si rifugi nelle malintese certezze del passato. È il malessere europeo, dall’economia alla società, dalla scienza all’agricoltura: l’ Europa non riesce a guardare avanti e a preparare il futuro, è inerte,  decisa a non decidere. 
Rinunciando al progresso in agricoltura paga un pesante prezzo in termini di rese e di copertura dei fabbisogni alimentari. Lo può fare solo comperando materie prime agricole sul mercato mondiale, ma ciò contribuisce a ridurre gli stock, a squilibrare il rapporto offerta/domanda, a rendere elevati i prezzi, a far aumentare la fame nel mondo, a frenare il miglioramento dell’alimentazione del resto dell’umanità. 
Se confonde il rischio con la certezza, se le manca la forza per affrontare un rischio ragionevole, se respinge il contributo della scienza all’innovazione, l’agricoltura europea non ce la farà e precipiterà  in un mondo come quello che ha preceduto le scoperte scientifiche dell’800 e in cui dominavano carestie, pestilenze e guerre per il cibo.
È quello il futuro del nuovo modello agricolo europeo?  


(Dall'editoriale pubblicato su TERRA E VITA n° 6  del 9 febbraio 2013)


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Commenti

Paolo Fabrizzi - inserito il 25/03/2013

Mettiamo le basi per un ragionamento: l'innovazione non è ne buona ne cattiva a prescindere, ma è buona o cattiva l'idea che la muove ed è buono e cattivo l'uso che se ne fa. Che cosa ci sarebbe di male, se dopo le dovute sperimentazioni fosse immesso sul mercato il "colorino del val d'arno" geneticamente modificato per resistere a peronospora e oidio?

Giovanna Serenelli - inserito il 02/03/2013

Gli agricoltori hanno ovviamente e sicuramente il pieno diritto di far sì che la loro attività, che detto per inciso ci consente di vivere, offra un reddito, quanto meno decente. Nessuno lavora per niente, questo è certo, né si può lavorare in perdita. L'agricoltura, però, per la sua stessa natura non è solo un qualunque ‘affare' che rende. Agricoltura significa cibo e guadagno, è, però, un’attività che ha strette integrazioni/ripercussioni sull’ambiente. Nel nostro mondo agricolo ci sono aree di eccellenza e nicchie di produzioni pregiate, perché buttarle via? Ci è utile il progresso tecnologico-scientifico o il sostenimento di industrie che su questo guadagnano loro si lautamente, mantenendo però monopoli e brevetti? L’editorialista conoscerà sicuramente le ultime ricerche le quali ad es. dimostrano chiaramente che la riduzione della produttività di alcune colture in relazione alla riduzione della biodiversità.Non riporto per brevità la bibliografia. L’agricoltura dei primi dell’800 è attualmente impensabile, tuttavia forse merita qualche seria riflessione il fatto che la nostra razza (umana) sulla Terra vive, ma non ci vive da sola; vive bene quando con il resto del mondo naturale è in equilibrio. Allora forse la prudenza non è mai troppa. Non ho letto l’intero articolo su Scienza e Vita e, se qualcosa ho frainteso, me ne scuso.

Nicolò Ghezzi - inserito il 27/02/2013

Scusate, ma stiamo parlando di cibo, cose che si mangiano, vengono assorbite dal nostro organismo e da quello animale? Sì. Bene. Allora sono ben felice che l'Europa sia prudente a riguardo. I prezzi sono maggiori che all'estero? Il problema non è l'attuale tecnica agricola, ma il modello e le regole economiche.

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