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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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31 ottobre 2012

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La ricerca genetica per la sicurezza alimentare

di Franco Scaramuzzi

La Scienza genetica è impegnata a studiare e scoprire i meccanismi biologici con i quali gli organismi viventi si sono evoluti naturalmente, producendo quella ricca biodiversità della quale siamo lieti di poterci avvalere. Di fronte alla immanente esigenza di raddoppiare le complessive produzioni mondiali di alimenti, entro la metà di questo secolo, non possiamo rinunciare ad usare queste nuove conoscenze, cercando di imitare la natura, per creare al più presto nuovi organismi capaci di adattarsi ad ambienti pedoclimatici più difficili e di resistere alle avversità sanitarie, offrendo allo stesso tempo prodotti maggiori e migliori. Forse siamo già in ritardo per riuscire in tal modo a garantire per tempo la sicurezza alimentare globale.
I Paesi più lungimiranti, destinano alla ricerca scientifica maggiori investimenti. Nel nostro Paese, invece, anche i princìpi della “precauzionalità”, concettualmente ineccepibili, vengono applicati in modo inaccettabile. Questo è il caso degli OGM, nei confronti dei quali viene adottato un eccezionale ostracismo preconcetto, dichiaratamente mirato a impedirne comunque la coltivazione e giungendo persino a vietare la prosecuzione delle ricerche in corso. Tutto ciò sapendo bene che queste piante stanno ormai diffondendosi con successo in tutto il mondo, anche in Paesi europei a noi vicini, che importiamo e usiamo notevoli quantitativi di loro prodotti e che la Scienza, libera ed universale, continuerà comunque a progredire altrove, anche in questo settore della genetica, con lo sviluppo delle sue applicazioni tecnologiche, sempre sotto il razionale ed etico controllo “precauzionale”.
Ogni nuova acquisizione scientifica può essere considerata valida solo se ripetibile. Ha avuto molto risalto mediatico una recente ricerca francese (cfr. nota di Amedeo Alpi sull’ultimo numero di Georgofili.INFO del 24 ottobre u.s.) pur non avendo ancora questo requisito essenziale.
Se quei risultati fossero ripetibili e confermati, non vi è dubbio che dovrebbe essere adottato un provvedimento per ritirare dal commercio e dalle coltivazioni quella specifica selezione OGM oggetto della ricerca. Ma comunque non giustificherebbe mai l’attuale generalizzata esclusione di tutti gli organismi transgenici, indistintamente. Mentre i servizi preposti ai controlli non mancherebbero certo di avvalersi di qualsiasi nuova metodologia che si dimostrasse utile.
Qualora, invece, i risultati pubblicizzati dai ricercatori francesi non avessero alcuna validità, sarebbe bene che tutti riflettessero meglio e senza preconcetti che con la ricerca scientifica non sono compatibili.

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Commenti

Laura Conte - inserito il 31/01/2013

A me sembra disinformazione definire ostracismo preconcetto l'opposizione agli OGM quando si tratta invece di semplice intelligenza. Vorrei informare l'autore di questo articolo che gli OGM non hanno nulla a che vedere con la biodiversità. Le ricordo inoltre che i prodotti tipici Italiani sono esportati in tutto il mondo e pagati un'esagerazione e che non abbiamo bisogno di produrre di più perché nel mondo buttiamo più di quello che consumiamo, potremmo sfamare un altro pianeta. La prima volta che ho sentito parlare degli OGM è stato più di 15 anni fà in un articolo scientifico in cui si concludeva che i topo nutriti con prodotti OGM sviluppavano molto più facilmente dei topi nutriti con cibo naturale. Immagino a lei sia sfuggito. Conosco personalmente i primi ricercatori italiani nel ramo e soprattutto la loro grande delusione nel vedere il fallimento di questa tecnica relativamente alla sopravvivenza e qualità dei raccolti. Il problema grosso poi è la contaminazione dei raccolti normali che già sono di scarsa qualità a causa delle selezioni artificiali. Il nostro paese ha tanti difetti ma la presa di coscienza relativa agli OGM è un grande pregio e rende onore a questo paese che è noto in tutto il mondo per la qualità dei prodotti agricoli.

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