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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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24 ottobre 2012

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La produzione di alimenti primari

di Franco Scaramuzzi

La nostra agricoltura continua a perdere consistenza e considerazione, senza che nessuno manifesti preoccupazione. Neppure per come potremo assicurarci il futuro approvvigionamento degli essenziali prodotti alimentari primari. Sottovalutare l’agricoltura è un errore che stanno commettendo in molti, non solo chi crede (per condivisibile fede nella Provvidenza) che gli alimenti primari nascano come funghi e siano sempre disponibili sul mercato mondiale.
La forte crisi, non soltanto economico-finanziaria, che stiamo attraversando coinvolge l’agricoltura così come tutte le attività produttive per le quali si sta cercando di riavviare una “crescita” del reddito, puntando sulla innovazione e la competitività. Ma le disattenzioni e le discriminazioni nei confronti specifici dell’agricoltura risalgono ormai a diversi decenni e continuano a persistere. Richiedono quindi un esame più profondo, che consideri anche le sue cause ideologico-politiche.
Nessuno può ignorare che, di fronte al previsto forte aumento della popolazione mondiale e delle sue esigenze nei prossimi decenni, la FAO ha autorevolmente evidenziato la necessità di raddoppiare l’attuale complessiva produzione mondiale di alimenti entro il 2050. Tutti i Paesi, nessuno escluso, sono quindi chiamati a tutelare almeno la propria attuale superficie agraria disponibile e incrementarne le produzioni unitarie. Allo stesso tempo, devono sentirsi eticamente impegnati a ridurre le proprie non indispensabili importazioni alimentari dal mercato globale, oltretutto inaffidabile ed inquinato da speculazioni, già dimostratesi capaci di generare perniciosi “tsunami” finanziari.
Sembrano rimanere inascoltati gli autorevoli richiami già rivolti (anche al nostro Paese e alla Unione Europea), perché non si distragga l’attenzione dall’agricoltura e dalla sua indispensabile produttività.
Se le complessive disponibilità alimentari non venissero tempestivamente adeguate alle esigenze globali, cioè se l’agricoltura di tutti i Paesi non fosse messa in grado almeno di mantenere o, meglio, di incrementare le proprie produzioni primarie, potrebbero presto insorgere anche pericolose reazioni, quali le recenti rivolte popolari nate appunto per insufficienza di cibo nel nord Africa e sviluppatesi con la “primavera araba”.

Foto: www. circoloolis.wordpress.com inter_colonna1
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Commenti

Alvaro Standardi - inserito il 27/10/2012

Sull’insostituibile ruolo dell’agricoltura nell’alimentazione si è recentemente espresso anche il Presidente della Repubblica Napolitano il quale in occasione del ventennale dalla fondazione del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) ha ricordato che questa attività primaria non può essere concepita come in passato per la sola produzione agricola e cioè esclusivamente per soddisfare i bisogni alimentari delle popolazioni. Ha aggiunto che Essa è divenuta anche un presidio del territorio e del paesaggio, qualche cosa di assolutamente vitale per il nostro Paese; la politica di valorizzazione del paesaggio passa quindi anche attraverso la necessità di una maggiore attenzione nei confronti dell’agricoltura. Di fronte a tale affermazione, con la quale a mio giudizio non si può fare a meno di essere in sintonia, non resta che avviare azioni appropriate iniziando da quella di escludere l’agricoltura tra le attività soggette a globalizzazione, in quanto “vitale per i territori” dove viene svolta, ovviamente. Troppi territori sono stati abbandonati, e non solo nel nostro Paese, a causa della globalizzazione la quale ha portato ad invaderne di nuovi in altre parti del pianeta, sottraendoli per tempi più o meno lunghi ad insediamenti naturali, per poi a loro volta venire abbandonati. E’ indubbio che l’adozione di questa azione comporterà la preventiva revisione di molti accordi comunitari sulla agricoltura ma se i Paesi condividono il principio che essa rappresenta anche un vitale presidio territoriale e paesaggistico, per il comparto agricolo potrebbero essere individuate e condivise strategie alternative alle attuali. Una ulteriore prevedibile azione atta a frenare l’abbandono di territori è a mio avviso possibile se viene attentamente valutato l’art. 5 della Convenzione Europea del Paesaggio, sottoscritta dalla maggior parte dei Paesi del nostro continente, dal quale emerge che esso rappresenta una risorsa. Non è allora possibile prevedere che a quanti si fanno carico di salvaguardare territori e paesaggi, prevalentemente agli agricoltori dunque, venga in qualche modo riconosciuto un compenso? Alvaro Standardi 27 Ottobre 2012

Franco Paolinelli - inserito il 26/10/2012

Silvicultura Agrocultura Paesaggio Via Portogallo 13 00196 Roma Tel. 06-3231350 347-7553040 Fax 06-233298405 Mail: paolinellifrancosap@libero.it TREND EVOLUTIVI GLOBALI ED AGRICOLTURA URBANA I processi evolutivi in atto con l’ampliamento di scala del “villaggio” verso il globale sono di grande portata. La disorganizzazione che ne deriva a livello socio-economico, politico, culturale ed ambientale è altrettanto imponente. Quindi, la creazione dei nuovi livelli e delle nuove modalità di organizzazione necessari, a livello macro-politico, politico, economico, culturale, sociale…..NON E’ FACILE. Implica impegno, capacità e visione che vanno molto oltre il piccolo cabotaggio. Una nuova agricoltura, un nuovo rapporto con la TERRA, possono contribuire ad alleviare gli stress, di scala globale e locale, che necessariamente derivano dai processi evolutivi in atto. Cercherò di applicare questo criterio al tema dell’agricoltura urbana. Per capirne la rilevanza e fare le scelte conseguenti va tenuto conto di alcuni dei processi di macro scala in atto: A) Integrazione delle economie a scala globale, quindi crisi dell’agricoltura italiana: non competitività, dipendenza assistenziale, complessità e costosità dei meccanismi di sostegno; B) Espansione delle aree urbane e peri-urbane, creazione di città diffuse, sviluppo di sistemi urbani di scala provinciale, cementificazione; C) Crisi ambientale, effetto serra, inquinamenti, squilibri nella disponibilità dell’acqua; D) Dis-integrazione delle comunità in termini sia sociali che economici, crisi delle culture tradizionali delle comunità, fuga dei giovani dal territorio, resa dei conti dell’assistenzialismo pubblico; E) Perdita di abilità individuali nella sfera fisica, manuale, pratica data dall’incremento esponenziale di dipendenza da società complesse / tecnologie interfaccianti. Fattore di rischio in quanto i sistemi complessi non sono ancora efficienti ed affidabili. F) Sviluppo di nuove funzioni del territorio extra-urbano: • Ambiente: Protezione della natura, sviluppo della copertura forestale per creare magazzini di Carbonio, per la difesa dal dissesto idro-geologico, consumo di suolo per la produzione agro-energetica…..; • Terziario Rurale: trasformazione dell’economia del territorio dal primario al terziario: persistenza e sviluppo di una diffusa “domanda di ruralità”: agricoltura sociale, agriturismi, seconde case in campagna, piccole aziende agricole, hobby farming, orti urbani…..: forme di agricoltura da leggere come terziario avanzato; G) Avvio dell’agricoltura urbana, sviluppo di una nuova idea di città come organismo autotrofo: verso l’auto-produzione di energia e di alimenti integrata vicino, in mezzo, sopra, e dentro alle aree metropolitane. In questo quadro, l’agricoltura distribuita nel tessuto urbano e peri-urbano, con offerta di beni e servizi in filiera cortissima, può essere un fattore positivo nel contrastare la disorganizzazione che i processi evolutivi in atto determinano. Può, in altre parole, essere un fattore di tamponamento degli stress ed allo stesso tempo di reintegrazione del dissesto, presente, come già detto, a livello sia bio-ecologico che socio-economico, quindi di edificazione di complessità consolidata e sostenibile. A) L’agricoltura urbana come possibile elemento di benessere, sostegno ed integrazione sociale: • Servizi per anziani e per soggetti con difficoltà; • Benessere psicologico dato dal rapporto con la terra; • Benessere fisico dato dall’eseguire attività fisica all’aperto; • Servizi per bambini: negli ambiti di A.U. i bambini potranno vivere la sperimentazione costante del reale, trovandovi tutte le sollecitazioni della ruralità e della natura, la cui importanza formativa ed evolutiva è ben nota. I contesti potranno, però, essere più sicuri della campagna dei nostri nonni e bis-nonni. • Incremento di occupazione, potenzialmente anche per le fasce protette. • Ambito di socializzazione: la cultura ed i cicli della ruralità implicano cerimonie che hanno il compito di creare comunità e consolidarne i legami. • Formazione professionale. • Possibile evoluzione delle fattorie multifunzionali in ambiti di fiducia e consuetudine, frequentati con regolarità dalle 3 generazioni, al punto da diventare estensioni della “casa”, la “Family Farm”. B) L’agricoltura urbana come possibile servizio ambientale e paesaggistico: • Riqualificazione aree urbane degradate, anche di piccole e piccolissime dimensioni, integrate nella maglia urbana; • Fito-depurazione a carico di polveri, inquinanti gassosi, inquinanti liquidi, reflui organici, con restituzione alla TERRA; • Compostaggio locale di rifiuti urbani organici e riuso / smaltimento / riciclaggio, con restituzione alla TERRA; • Valorizzazione delle risorse idriche di recupero, a fronte dalla crescente carenze delle risorse idriche primarie; • Valorizzazione paesaggistica di materiali naturali prodotti dalla foresta urbana (legno, frascame, fogliame….), con restituzione alla TERRA; • Valorizzazione paesaggistica di rifiuti solidi urbani metallici, plastici, legnosi…., da edilizia….., con restituzione alla TERRA; • Incremento della fissazione di Carbonio. C) L’agricoltura urbana come possibile elemento di sviluppo economico: • Gestione di aree di verde privato a costi molto bassi, con utili d’impresa anche su piccole superfici. • Gestione di aree di verde pubblico a costi molto bassi, eventualmente con utili gli Enti pubblici responsabili; • Valorizzazione delle potenzialità di realizzazione di beni da parte di fasce deboli della società; • Integrazione del reddito familiare; • Produzione di servizi di assistenza socio-sanitaria a costi competitivi rispetto ai servizi correnti; • Recupero alle filiere economiche locali di parte delle risorse economiche dello Stato spese nell’assistenzialismo, in tutte le sue forme. • Possibile indotto su tutta la filiera del verde, nascita di molte piccole imprese diffuse sul territorio; • Creazione di posti di lavoro; • Possibile formazione d’identità e d’abilità spendibili nell’agricoltura urbana e nella filiera del verde; • Produzione di cibo già pagata dagli altri servizi, quindi a costo competitivo; • Sinergia e stimolo dell’agricoltura primaria locale; E’ importante sottolineare che le imprese che offrono multifunzionalità, quindi in prevalenza servizi, possono raggiungere livelli soddisfacenti di remunerazione dei fattori produttivi, quindi utili o parità di bilancio, anche su spazi molto più piccoli di quelli richiesti per avere economia nel primario. Roma, ad esempio, dispone di molti piccoli spazi non edificabili diffusi nel territorio. In base a quanto detto, a Roma, l’agricoltura urbana multifunzionale potrebbe diventare un servizio diffuso alla di scala quartiere. Oltre ciò è interessante esplicitare un elemento d’importanza strategica, del quale, peraltro, nelle esperienze reali, sembra esserci, una qualche forma di consapevolezza subliminale: l’agricoltura urbana come fattore di sicurezza alimentare. Le avanguardie che stanno operando sul territorio sembrano percepire i rischi di insostenibilità impliciti nei livelli di complessità attuale ed in quella in arrivo, sembrano, quindi, motivare il loro impegno anche con la prospettiva di un possibile ritorno futuro al primario. L’AGROCLUB COME STRUMENTO DI GESTIONE DELL’AGRICOLTURA URBANA: La conduzione di iniziative di agricoltura urbana, dato il suo carattere necessariamente multifunzionale, sta dando luogo ad ambiti denominabili “Giardini ad Orti”. La loro creazione e gestione implica la partecipazione di varie tipologie di professionisti ed imprenditori, nelle seguenti fasi operative: • Promozione; • Organizzazione, progettazione e costruzione giuridico – economica delle iniziative; • Progettazione fisica; • Costruzione fisica del “giardino ad orti”; • Manutenzione; • Conduzione, gestione giuridico - economica; • Animazione; • Gestione di servizi commerciali collaterali. Dato in numero di ruoli necessari l’indotto d’impresa e di occupazione può essere rilevante e può coinvolgere figure diverse e complementari. Si può sostenere che queste attività possono rientrano nell’economia (di interesse) sociale in quanto assemblando e mettendo in relazione tra di loro risorse scarsamente utilizzate liberano energie e migliorano la qualità del contesto in cui operano. In altre parole riducono l’entropia del sistema, nel potenziale interesse di tutte le parti, ambiente incluso. Lo strumento giuridico che si va affermando per l’offerta e la gestione dell’agricoltura urbana è l’associazione. Questo può infatti: • Rendere semplici la procedure per la creazione giuridico - economica delle iniziative; • Garantire le proprietà dalla creazione di vincoli di difficile estinzione; • Fruire di una consolidata normativa di settore; • Remunerare in modo equo tutti i fattori produttivi necessari; • Permettere le forme di redistribuzione e solidarietà eventualmente desiderate; • Garantire un discreto livello di controllo democratico sulla gestione delle iniziative. Ho ipotizzato che queste associazioni possano essere denominate “Agro-Clubs” e che possano aderire ed essere promossi da una Federazione degli Agro-Clubs. Infatti, una loro rete potrebbe: • Codificare e standardizzare le forme di contratto e le modalità di gestione; • Garantire meglio le parti e regolare meglio i rapporti reciproci; • Sostenere un approccio di qualità ambientale e paesaggistica delle iniziative; • Garantire i servizi collaterali a prezzi convenienti; • Stimolare lo sviluppo dell’agricoltura urbana; Stato attuale a Roma: Negli ultimissimi anni il tema orti urbani ha vissuto un vero exploit di interesse. A questo si và affiancando la nascita di iniziative di ogni tipo, dalle occupazioni abusive, alle sperimentazioni nel privato e nel privato sociale, alla creazione di consorzi privati di villette con area condominiale ad orti, ai concorsi per gli orti sui tetti….…... Comunque, diverse iniziative si stanno orientando verso il modello di gestione Agro-Club, date le garanzie che offre a tutti i soggetti della relazione giuridico - economica necessaria. La SAP, insieme alla ONLUS Il Fiore del Deserto, si sta attrezzando per rispondere al meglio alle esigenze di chi volesse intraprendere la creazione di un Agro-Club ovvero ne cerchi uno nel quale praticare l’attività stessa, ovvero assistere Agro-Clubs e contesti analoghi già esistenti NECESSITA’: Per sviluppare le opportunità dell’agricoltura urbana i problemi da affrontare, sia alla scala della politica globale che di quella locale, non sono pochi. Il lavoro di organizzazione da fare è moltissimo, NON È FACILE e dovrà, necessariamente essere paziente. I possibili operatori del “Polo della Responsabilità”, in qualsiasi area politica si riconoscano, debbono, quindi, rendersi conto che il compito che sentono di dover fare è di lunga portata ed il suo svolgimento non darà prebende a breve. La loro remunerazione sarà soprattutto data dalla soddisfazione della propria coerenza. In questo quadro, alla scala dell’agricoltura urbana, è necessario costruire una “cabina di regia” per: • Censire le energie e le risorse disponibili; • Integrare e possibilmente coordinare le iniziative esistenti ed in corso di sviluppo; • Definire ruoli e procedure perché le opportunità che l’agricoltura urbana e gli Agro-Clubs in particolare, potranno determinare siano distribuite nel modo più equo possibile. • Costruire modelli di qualità ambientale, paesaggistica e socio-culturale alta, cui le esperienze reali possano puntare. CONCLUSIONI Portare avanti le linee guida sopra elencate non è facile. Proporre, partendo dalla “TERRA”, una possibile via italiana per contribuire a costruire l’organizzazione necessaria alla nuova scala di villaggio a cui si dovrà, necessariamente, arrivare non è facile. In altre parole, proporre un’idea di città come miglior punto di equilibrio possibile tra ordine e disordine non è facile. Quindi, creare l’Agro-Club come luogo pilota di produzione, di organizzazione e di integrazione, quindi di bellezza e non di “accrocco”, non è facile. Promuovere l’agricoltura urbana evitando che diventi l’ennesimo spazio per l’abuso di piccoli e grandi potenti, quale che sia la bandiera che sventolano, non è facile. L’alternativa, però, è accettare il degrado in tutte le sue forme. Accettarlo senza reagire, ovvero rinunciare, equivale ad associarsi al vuoto che, chi sa guardare vede negli occhi di ogni conduttore di SUV. Franco Paolinelli 5-10 / 2012

donato caroppo - inserito il 24/10/2012

pagati per non produrre, mutatis mutandis.....

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