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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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05 settembre 2012

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La nuova sfida energetica del petrolio

di Pietro Piccarolo

Uno studio di Leonardo Maugeri, ex dirigente ENI, ripreso da George Monbiot sul "Guardian",ha recentemente portato l'attenzione sul fatto che la fine del petrolio non sarebbe vicina. Questo studio contrasta con l'opinione largamente condivisa da molti studiosi ed esperti che invece ritengono che il "picco del petrolio", cioè l'inizio del declino delle riserve mondiali, sia già stato, o sta per essere raggiunto. Che cosa è successo? Che cosa ha portato a questa inversione di tendenza?
La risposta viene dagli investimenti e dai risultati che si stanno ottenendo con l'impiego delle nuove tecnologie nella ricerca del petrolio non convenzionale.
La tecnologia della perforazione orizzontale e della frantumazione idraulica e chimica a cui vengono sottoposti gli scisti di Bakken in Nord Dakota dovrebbe consentire di estrarre petrolio e gas in grande quantità.
Secondo la Energy Information Administration degli USA, quasi la metà del greggio che l'America consuma  entro la fine di questo decennio sarà prodotta in casa. Altri analisti sostengono che entro il 2023 gli Stati Uniti esporteranno più energia di quanto ne importano. La trivellazione orizzontale e il fracking, ma soprattutto gli alti prezzi del barile, stanno rendendo convenienti gli investimenti per questo tipo di estrazione. La produzione in North Dakota è già passata dai 100 mila barili al giorno del 2005 ai 550 mila al giorno del gennaio 2012.
Quella Americana  è indubbiamente una grande rivoluzione tecnologica. Nel dibattito che si è aperto non mancano i dubbi sulla veridicità delle prospettive avanzate e non mancano le critiche su un possibile futuro ancora basato sul petrolio. Si stima che a Bakken ci possa essere tanto petrolio quanto quello esistente in Arabia Saudita. Viene però fatto rilevare che in Arabia Saudita l'estrazione all'inizio avvenne con investimenti limitati, mentre per gli scisti la tecnologia è costosa e non tutto il petrolio sarà estraibile. I rischi nell'impiego di queste nuove tecnologie non sono noti. L'esperienza recente dei disastri ecologici provocati dalle trivellazioni sempre più in profondità al largo degli oceani sono purtroppo una triste realtà. Quando iniziò l'era del petrolio non si conoscevano gli effetti sui cambiamenti climatici. Oggi si conoscono e dovrebbero fare riflettere sulle scelte future.
Lo speriamo ma abbiamo qualche dubbio.


Foto: www.elleboro.blogspost.com

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Commenti

Giuliana Gay - inserito il 05/09/2012

Ora il carbone sardo pare ci sia e potrebbe dare energia senza inquinare, ma i costi pare non siano attraenti. e allora...

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