Usa, prima flessione nel consumo di vino da 25 anni

L’International Wines and Spirits Record, la realtà con sede a Londra che è considerata uno dei più attendibili tracciatori del mercato internazionale delle bevande alcoliche, ha registrato la prima flessione da 25 anni del volume di vino consumato negli Stati Uniti. Il bollettino di lunedì 13 gennaio   registra infatti la flessione dello 0,9% accusata nel 2019.
Il vino scende così all’11 % del mercato totale degli alcolici in America. Una riduzione che è attribuita al passaggio ad una generazione come i millennial che si rivolgono sempre più a alternative come seltzer, cocktail e birra analcolica. Il calo del vino non è infatti un caso isolato. Secondo i dati IWSR i volumi complessivi di alcol negli Stati Uniti sono scesi dello 0,8 per cento nel 2018, rispetto a un calo dello 0,7 per cento nel 2019.
Il rapporto arriva quando un certo numero di consumatori e gruppi di sanità pubblica spingono per apporre etichette di avvertimento sul cancro sulle bevande alcoliche, contestando l'idea di lunga data che bere determinate quantità di alcol come il vino rosso potrebbe potenzialmente offrire benefici per la salute.
In questo scenario rischia di essere ancora più deleteria la minaccia rappresentata dalle battaglie commerciali di Trump e dalla possibile imposizione di nuovi dazi pari al 100% del valore dei vini francesi, ma anche italiani, importati negli States. Una minaccia che rappresenta una ritorsione per la nuova tassa imposta da Parigi sui servizi digitali destinata a giganti della tecnologia americana come Google e Amazon.
L’Italia è il Paese che rischia di più da eventuali superdazi americani. Secondo l'Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor - che utilizza le stime su dati doganali - l'Italia nel 2019 chiuderà infatti le vendite verso gli Usa in crescita di circa il 5%, per un corrispettivo record che sfiorerà 1,8 miliardi di euro. Si tratta di un'incidenza di quasi il 28% sull'export globale di vini Made in Italy.
Molto più della Francia, nostro primo competitor, che pure è il principale fornitore a valore, ma la cui quota negli Usa non arriva al 20%, per effetto di una più ampia e organica scacchiera dei mercati di riferimento. Gli Stati Uniti hanno anche finora registrato nell'ultimo quinquennio il maggior incremento tra i 5 top mercati mondiali per il vino italiano, con un +38,6% a valore.

da: Terra e Vita, 14/1/2020