Uomo e animali, un problema di convivenza

di Dario Casati

Dalla metà di luglio e, salvo imprevisti, sino ad oggi un orso tra noi provoca una serie di reazioni. La vicenda è nota: gli organi di informazione se ne sono subito impossessati con commenti più “di colore” che di sostanza, la politica è subito entrata in campo traendo spunti per le solite polemiche, l’opinione pubblica si è divisa sulla base di preconcetti, idealizzazioni e paure. Il protagonista è un orso di origine slovena attivo nel Trentino, M 49, considerato “problematico” per i suoi comportamenti aggressivi nei confronti di animali domestici. Per questo la sua vita era seguita grazie ad un collare che ne segnalava gli spostamenti. Ma lui si è semplicemente sottratto alla gabbia tecnologica, sfuggendo ai controlli e destando allarmate reazioni. Catturato in breve è stato portato in un centro attrezzato da cui fosse impossibile sfuggire. Però M 49, con quel nome da agente segreto, a cui era stato tolto il collare, ha sorpreso tutti. È riuscito ad evadere e a scomparire nei boschi. Tanto è bastato per smuovere un impetuoso chiacchiericcio che nel giro di 48 ore si è poi quasi auto estinto. Ecco perché qualche riflessione non guasta.
I rapporti fra uomo ed orso nelle nostre terre sono antichi. Nelle tradizioni locali, in particolare di montagna dove più a lungo si è conservato, abbondano storie curiose che mettono in luce come, pur con timore e grandi cautele, si fosse stabilito un certo rapporto di convivenza. L’orso era quasi addomesticato, accompagnava l’uomo alle fiere, ballava, si lasciava avvicinare. Nella tradizione spesso è protagonista di comportamenti che correggono quelli improvvidi dell’uomo o puniscono quelli di qualche malfattore. Naturalmente non mancano episodi cruenti, più a carico degli animali addomesticati che dell’uomo, ma comunque importanti nella povera economia di montagna. Con la crescita della popolazione è iniziata la eliminazione degli orsi, vi erano premi in denaro per chi li uccideva o catturava. Gli ultimi orsi liberi furono eliminati agli inizi del Novecento. In Valtellina è documentato l’ultimo episodio a Valdisotto, presso Bormio, nel 1902.
Poi sono arrivate le politiche di ripopolamento per molti selvatici e dunque anche per l’orso. Nell’arco alpino furono introdotti orsi sloveni fra cui la presenza di soggetti “problematici” è più elevata che fra quelli autoctoni. Se la prima riflessione riguarda la perduta convivenza, sia pure guardinga e armata, la seconda solleva il problema delle modalità spesso sconsiderate di ripopolamenti artificiali e artificiosi che hanno creato nuove intolleranze. Penso ad esempio alle banali invasioni di cinghiali, ma anche a quelle più complesse dei lupi ed anche degli orsi. Ricordo le conseguenze nel Parco del Ticino di branchi di cinghiali iper protetti o a Roma delle famigliole di cinghiali in trasferta.  In Pianura Padana i disastri provocati alla rete irrigua minore dalle nutrie. Le migrazioni di lupi dall’Appennino sino alle Alpi francesi ed italiane. Terza riflessione, dunque, la necessità, per evitare conseguenze indesiderate, di valutare attentamente le condizioni del ripopolamento, prima di iniziarlo superficialmente.
Il ritorno alla passione per gli animali è un fenomeno sociale che andrebbe studiato. Si è sviluppata una sorte di "sindrome Disney” con leoni, orsi, pantere, fino ai topolini, resi tutti attraenti, facendo dimenticare i problemi di convivenza e di salute che sembrano scomparsi. Per una larga fascia di popolazione ogni animale è una sorta di meraviglioso peluche vivente che ragiona come un uomo, dimenticando che al contrario è un essere che ha i suoi problemi e può crearne all’uomo, così come avviene anche al contrario. Invece, quarta riflessione, sembra tutto un gioioso mondo fasullo, non per caso più presente nelle aree urbane, che porta a forme di animalismo incredibili ed assurde. Siamo regrediti ad una specie di culto pagano che non vede gli animali nella loro realtà, ma come antropizzazioni. Pensiamo solo alle deliranti forme di convivenza con gli animali domestici vestiti e profumati come uomini.
Con il caso M 49 siamo al massimo dell’antropizzazione: la trasformazione dell’innocente orso in un soggetto attivo della politica odierna. Vittima di una strumentalizzazione che va dall’aspirazione alla libertà, alla Robin Hood, all’inserimento nel dibattito politico. Non entro in esempi, chi fosse intenzionato a farlo può leggere che cosa è stato scritto nei giorni dell’inizio della sua fuga sulla stampa, ad esempio con l’interpretazione da dare al numero 49.
In conclusione, meglio lasciare gli animali e gli uomini alle rispettive vite ed alla spontanea convivenza, senza forzature e senza caricare i primi con le crescenti nevrosi umane, ma ciò ci condurrebbe lontano.