Un progetto di Mancuso e Boeri trasformerà Prato nella prima “giungla urbana” del mondo

Prato sarà la prima “giungla urbana” del mondo grazie al progetto dell’agronomo e scienziato Stefano Mancuso e dell’architetto Stefano Boeri, realizzato con la collaborazione del comune toscano. Un progetto visionario che fa della città un esempio per tutta l’Europa, perché mira a ricostituire relazioni più sane tra centri urbani, ambiente, risorse e abitanti. Ma anche ambizioso, perché permetterà di sviluppare aree verdi in tutta la città, riportando la natura in quei quartieri ad alta densità abitativa oscurati dal cemento. Alberi e prati saranno quindi protagonisti indiscussi, chiamati a colonizzare e a ridare vita ai tetti, alle pareti e alle strade della città toscana.
Risposta al fenomeno del surriscaldamento globale e ripensamento della città per come la conosciamo, Prato Urban Jungle, nasce anche con l’obiettivo di diventare motore per l’economia locale e un luogo di incontro, formazione e vita comunitaria. Il progetto sarà gestito da Pnat, un collettivo multidisciplinare composto da biologi, architetti, designer, scienziati vegetali e imprenditori, che elabora strategie e soluzioni creative basate sulle scoperte scientifiche. Pnat può contare su uno dei centri di ricerca sulle piante più importanti al mondo, il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV), diretto appunto dallo scienziato toscano Stefano Mancuso.
Questa iniziativa rivoluzionaria è finanziata con 3,8 milioni di euro di fondi europei del bando Urban Innovative Action 2019 (di cui il 20% cofinanziato dal comune di Prato) e rappresenta un’opportunità senza precedenti per la città di Prato, nota soprattutto per il suo distretto manifatturiero. “Le città rappresentano il 2,7% di tutta la superficie emersa sulla Terra eppure producono l’80% dei rifiuti, l’80% di tutta la Co2 e assorbono l’80% dell’energia e delle risorse,” ha spiegato il professor Mancuso durante la presentazione del progetto. “È chiaro che sia urgente intervenire proprio dalle città. Non possiamo radere al suolo gli edifici esistenti, però possiamo mettere piante fuori, dentro e sopra gli edifici per migliorare la qualità dell’aria”.
Naturale dunque il coinvolgimento di Stefano Boeri, attivo nel trovare soluzioni salva-clima, “padre” dei famosi boschi verticali milanesi e sperimentatore e promotore di un nuovo rapporto tra città e natura. Ri-naturalizzare i quartieri grazie a una riforestazione urbana innovativa è nel dna dell’architetto milanese che con le sue idee e la sua visione “green” darà nuova vita ad aree abbandonate o degradate. Qui gli alberi assorbiranno le sostanze inquinanti presenti nell’aria riducendo la temperatura ambientale e restituendo ossigeno, combattendo lo smog e le ondate di caldo.  “Il progetto,” ha commentato l’architetto Boeri, “renderà abitabili da una grande varietà di specie vegetali le superfici orizzontali e verticali, interne ed esterne, di un’intera porzione di città”.
I benefici portati dalle piante saranno molteplici, a cominciare dalla riduzione dell’inquinamento. Si stima infatti che sarà possibile eliminare circa 3.715 kg di sostanze inquinanti e quasi 70mila kg di CO2 all’anno. Una pianta adulta produce infatti in 365 giorni una quantità di ossigeno che copre il fabbisogno annuo di 10 persone. Un altro importante beneficio è rappresentato dal miglioramento della qualità dell’acqua. Gli alberi infatti raccolgono e filtrano sia l’acqua che entra nei fiumi, nei laghi, nei corsi d’acqua, che quella delle falde sotterranee, aumentando la qualità di questa risorsa vitale. Come ogni organismo vivente, poi, gli alberi traspirano, e così facendo aumentano i livelli di umidità dell’aria, che si traducono in pioggia o neve, combattendo la siccità e ripulendo ulteriormente l’aria: in media, infatti, il 40% delle precipitazioni proviene dal processo noto come evapotraspirazione delle piante, inclusi gli alberi. In questo caso si stima che il progetto Prato Urban Jungle sarà in grado di generare quasi 8 mila metri cubi di acqua piovana. Anche la salute e il benessere psicologico dei cittadini miglioreranno grazie all’irraggiamento solare. Infine avere più aree verdi comporterà una promozione dell’attività all’aperto utile per restare in buona salute, favorire il rilassamento e abbassare i livelli di ansia e stress.

da Youmanist.it, 5/11/2020

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Foto: © Stefano Boeri Architetti