Sicurezza, paure alimentari e comunicazione

di Giovanni Ballarini

Nel 1986 nel Regno Unito si scopre la Mucca Pazza, una mortale malattia che distrugge il cervello delle mucche e che si teme possa colpire anche l’uomo. Nell’Unione Europea, dove vige la libera circolazione delle merci e quindi anche delle carni bovine, scoppia la grande paura delle encefalopatie spongiformi che terminerà soltanto l’11 settembre 2001, quando subentrerà la grande paura del terrorismo, secondo il principio del chiodo scaccia chiodo. La Mucca Pazza spaventa perché è una malattia mortale, provocata da un agente all’epoca d’origine sconosciuta, che colpisce il cervello e per la quale vi è una ridda incontrollata di previsioni anche pessimistiche, se non catastrofiche, che arriva a profetizzare la morte di oltre un milione di europei, in una grande confusione di notizie e interpretazioni di quanto via via è accertato. Degli avvenimenti ogni paese dà una sua versione, spesso sovranista e cioè privilegiando la sovranità nazionale in con-rapposizione a una comunicazione comunitaria, quale dovrebbe essere per un problema sovranazionale come quello della Mucca Pazza. Gravi sono le conseguenze sull’economia dovute non solo per le misure messe in atto per controllare la crisi, quanto per la paura che scatena crisi di fiducia nelle istituzioni e casi di psicosi, portando anche a immotivati cambiamenti dei consumi alimentari. In conseguenza della crisi della Mucca Pazza l’UE nel 2002 istituisce l’EFSA, l’agenzia sovranazionale che ha il compito di fornire pareri scientifici e informazioni sui rischi esistenti ed emergenti connessi alla catena alimentare.
Nel 2017 in diversi paesi dell’UE nelle uova di gallina, loro derivati e alimenti all’uovo (biscotti, paste ecc.) ci si accorge della presenza Fipronil, una molecola vietata per i suoi effetti negativi sulla salute umana. Con opportune indagini che durano alcuni mesi si scopre che in allevamenti di galline del Belgio e dei Paesi Bassi ha grande successo un insetticida presentato come costituito da vegetali e quindi naturale o biologico, ma nel quale è stato fraudolentemente inserito il Fipronil, insetticida destinato solo ad alcune specie di animali d’affezione. L’incidente è risolto senza danni per la salute dei consumatori, ma anche in questo caso molti sono i danni conseguenti la paura che si scatena in modo incontrollato.
Nei due episodi indicati, come in molti altri casi analoghi, oltre ai danni economici degli incidenti, risultano evidenti i danni della paura che pervade i consumatori e sempre più evidenti sono i rischi di una disinformazione, spesso di tipo sovranista, che in caso d’incidente si scatena nei diversi paesi dell’UE.
Nel quadro della grande trasformazione nei sistemi di comunicazione e d’informazione avvenuta negli ultimi due decenni, con una sempre più larga diffusione di notizie anche false, distorte o utilizzate per fini impropri, alla luce dell'esperienza acquisita in merito la Commissione Europea, con la Decisione di Esecuzione 300 (UE) del 19 febbraio 2019 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea 21 febbraio 2019, ha istituito un piano generale per la gestione delle crisi riguardanti la sicurezza degli alimenti e dei mangimi. Con questa Decisione la Commissione Europea assume un ruolo più incisivo in termini di comunicazione e di coordinamento generale degli Stati membri per evitare le crisi.
La Decisione di Esecuzione della Commissione Europea, oggetto di consultazioni con l'EFSA e discussa con gli Stati membri, rivede i meccanismi di gestione delle crisi nel settore degli alimenti e dei mangimi, a livello nazionale e dell'Unione, per evitare o ridurre al minimo gli effetti sulla salute pubblica e ridurre, in misura sostanziale, anche l'impatto economico connesso alle restrizioni commerciali. La Decisione prevede un approccio graduale ai tipi di situazioni da trattare come crisi, in base alla gravità e alla portata dell'incidente in termini di effetti sul-la salute pubblica, considerando la percezione da parte dei consumatori e la sensibilità politica in particolare quando la fonte è ancora incerta, l'eventuale carattere intenzionale dell'incidente (bioterrorismo o effetto collaterale di una frode) e la volontà di creare una crisi (bioterrorismo) come pure il ripetersi di incidenti già avvenuti in precedenza per la possibile mancanza di interventi sufficienti. Per raggiungere gli obiettivi prefissati la Commissione ritiene necessario un coordinamento tra le diverse autorità a livello nazionale e dell'Unione, tra i sistemi di allarme e informazione e i laboratori per condividere le informazioni e adottare le misure atte a gestire una crisi, rafforzando l'approccio One Health e per questo istituisce una Unità di Crisi.
Nella Unità di Crisi ciascuno Stato membro, l'EFSA e la Commissione designano un coordinatore che, nell'ambito delle loro competenze, sono incaricati di coordinare a livello nazionale e dell'Unione la comunicazione. Compiti di comunicazione dell’Unità di Crisi sono di garantire a livello nazionale il rispetto dei principi di trasparenza e della strategia di comunicazione; contribuire alla definizione di una strategia di comunicazione globale per la gestione degli incidenti o delle crisi derivanti da alimenti o mangimi; fornire ai responsabili politici consulenze e orientamenti in materia di comunicazione ad esempio sulle modalità per presentare al pubblico le misure sanitarie adottate; elaborare messaggi chiave o linee da adottare tra i partner in caso di incidente o crisi tramite le reti dedicate o audioconferenze; diffondere i messaggi chiave sui social media o utilizzando altri strumenti (ad esempio una pagina web specifica) tra i quali la rete di esperti di comunicazione dell'EFSA; monitorare le reazioni dei media e dell'opinione pubblica (ad esempio sui social media) durante un incidente o una crisi e riferire in merito alla rete; coordinare gli strumenti di comunicazione basati sulla domanda (ad esempio FAQ, linee di assistenza telefonica ecc.); garantire la coerenza con le valutazioni del rischio effettuate dall'EFSA e dall'ECDC.