Progetto di digital farming per la qualità dell’aria nelle porcilaie.

In Italia le aziende suinicole contano quasi 9 milioni di capi, la maggior parte dei quali si trova in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto che da sole raggruppano circa l’87% dei capi allevati in Italia. In particolare, in Lombardia vengono prodotti circa il 50% dei suini nazionali, con una delle più alte densità di allevamento in Europa (si parla di circa 4 milioni di capi allevati, con più di 160 suini allevati per km2). La presenza di una così elevata concentrazione di allevamenti intensivi rende problematica la convivenza con le vicine aree urbane. Infatti, gli allevamenti intensivi di suini sono i principali responsabili delle emissioni in atmosfera di ammoniaca, particolato atmosferico ed odori. In particolare, i ricoveri contribuiscono per circa il 30% alle emissioni di ammoniaca, mentre il restante 70% è legato alla gestione delle deiezioni.
L’ammoniaca è tra i principali inquinanti atmosferici. È precursore del protossido di azoto (gas a effetto serra) e la sua deposizione causa acidificazione dei suoli ed eutrofizzazione delle acque. Inoltre, partecipa alla formazione di particolato (PM) atmosferico secondario (derivante da trasformazioni fisico-chimiche in atmosfera a partire da gas precursori come ossidi di azoto e zolfo di origine industriale), che rappresenta l’inquinante a maggiore impatto ambientale nelle aree urbane. Sono ben noti gli effetti del PM10 e PM2.5 sulla salute umana, infatti, il particolato più grossolano si deposita nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (cavità nasali, faringe e laringe) generando irritazione e infiammazione. Le particelle più piccole, invece, penetrano nel sistema respiratorio a varie profondità e possono trascorrere lunghi periodi di tempo prima che vengano rimosse, per questo sono le più pericolose. Queste polveri causano e aggravano le malattie respiratorie croniche come l’asma, la bronchite e l’enfisema.
Il progetto triennale “Sistemi filtranti per la riduzione di polveri, odori e ammoniaca e per migliorare il benessere di animali e operatori all’interno delle porcilaie” (Approach), con capofila il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, coinvolge in qualità di partner l’Associazione Regionale allevatori Lombardia (Aral), responsabile delle attività di trasferimento e divulgazione dei risultati, e quattro aziende suinicole in cui verranno installati i sistemi per il monitoraggio e il miglioramento della qualità dell’aria.
Approach, iniziato a settembre 2019, è un progetto di “Digital farming” che punta al miglioramento della qualità dell’aria nelle aziende suinicole attraverso l’adozione di dispositivi per il trattamento dell’aria già provati e utilizzati in altri contesti (a esempio, industria di panificazione e produzione di alimenti). Tali sistemi verranno valutati per verificarne l’applicabilità in aziende suinicole che operano in ventilazione naturale. I sistemi di abbattimento, installati all’interno dei capannoni, saranno gestiti da una centralina “smart” che, monitorando continuamente i parametri ambientali, ne attiverà il funzionamento per mantenere le concentrazioni di polveri ed ammoniaca entro limiti che preservino la salute degli animali e di operatori, minimizzando allo stesso tempo i costi energetici. Questo rappresenta un’assoluta novità nel panorama zootecnico italiano.
Riguardo il sistema di abbattimento a umido (scrubber), invece, verrà sviluppato un prototipo, da installare all’interno del capannone, che utilizzerà acqua leggermente acidificata (con acido citrico ad esempio), innocua per gli animali e gli operatori, in grado di catturare polveri, ammoniaca e odori. Lo sviluppo del prototipo si rende necessario in quanto ad oggi in Italia, non ci sono in commercio tecnologie adatte alle aziende che operano in ventilazione naturale.
I destinatari dei risultati del progetto Approach saranno principalmente le aziende zootecniche partner, ma grazie agli eventi di disseminazione, alla partecipazione a fiere di settore, agli incontri informativi organizzati da Aral presso le proprie sedi provinciali, al sito web e ai profili social del progetto i risultati saranno diffusi anche a tutti gli operatori del settore. 

A livello tecnico i principali risultati attesi sono:

  1. riduzione del 70% delle emissioni di ammoniaca;
  2. riduzione della formazione di particolato secondario dovuto all'abbattimento delle emissioni di ammoniaca;
  3. riduzione della polverosità, dell'80-90% circa;
  4. aumentata l'accettabilità sociale grazie alla riduzione degli odori;
  5. miglioramento del benessere degli animali e della redditività dell'azienda come conseguenza diretta della riduzione delle concentrazioni di polveri e ammoniaca all'interno dei capannoni.

da: Terra e Vita, 25/10/2019