Non si vive di solo tofu: così alcuni scienziati riabilitano la carne rossa

Un panel internazionale di esperti ha fornito nuove linee guida sulla carne rossa e sulle carni lavorate: non ci sarebbe alcuna prova che ridurne il consumo apporti vantaggi per la salute. Il dibattito si riapre.
Questo nuovo studio controcorrente dice che interrompere il consumo di queste carni non sembra apportare benefici importanti per la salute anzi, i vantaggi dell’esclusione di questi alimenti sarebbero piccoli se non nulli. I risultati, pubblicati su Annals of Internal Medicine contengono nuove linee guida sull’alimentazione e indicano che, in generale, non bisogna demonizzare il consumo di carne rossa eliminandola completamente dalla dieta.
Gli autori sono partiti dalla stima del consumo medio di carne rossa e lavorata, in Europa e in America Settentrionale, che va dalle 2 alle 4 porzioni a settimana. La ricerca si basa su revisioni e recensioni di studi già pubblicati sul tema, in particolare sulle relazioni tra consumo di carne e salute, con i dati di circa 54mila persone. Dall’analisi non emerge un’associazione statistica significativa o importante fra l’assunzione di carne rossa o lavorata e il rischio di diabete, malattie cardiovascolari e tumori.
Secondo gli studi un uomo adulto dovrebbe introdurre al giorno almeno 0,66 gr perkg di peso corporeo di proteine, che contribuiscono anche al controllo del peso (da qui l’introduzione di alcuni tipi di carne nelle diete). La carne è anche fonte di vitamine e ciò favorisce le reazioni metaboliche, quindi il consumo equilibrato di carne è salutare. La giusta proporzione sta nel non superate i 500 gr settimanali, dividendoli in due o tre porzioni.

Da: La Stampa, 2/10/2019