No, agricoltura e allevamenti non consumano un’Italia e mezza all’anno

La risposta di Carni Sostenibili a quanto sostenuto da Greenpeace

Non ci saremmo occupati di una analisi pubblicata su un blog senza essere passata al vaglio della comunità scientifica, se non fosse balzata alle cronache nazionali veicolato dall’ormai onnipresente Greenpeace (si veda l’articolo: https://espresso.repubblica.it/inchieste/2020/10/15/news/agricoltura-e-allevamenti-non-sono-sostenibili-ogni-anno-consumano-un-italia-e-mezza-1.354532).
Ma è bene farlo, sempre nell’ottica di contrastare una disinformazione dilagante.

“È la somma che fa il totale”, famosa frase si Totò in un noto film con Aldo Fabrizi, ci torma in mente quando ci capita di leggere lavori del tipo “La sostenibilità della zootecnia italiana: un’analisi a scala regionale attraverso l’impronta ecologica” apparso nel blog Rivista di Agraria.org a firma di Silvio Franco, professore associato di economia agraria presso l’Università della Tuscia. (https://www.rivistadiagraria.org/articoli/anno-2020/la-sostenibilita-della-zootecnia-italiana-unanalisi-scala-regionale-limpronta-ecologica/)
“Non ci saremmo occupati di una analisi pubblicata su un blog senza essere passata al vaglio della comunità scientifica, se questo pezzo non fosse balzato alle cronache nazionali su noti settimanali e su qualche quotidiano, veicolato dalla ormai onnipresente sulla scena zootecnica Greenpeace , che non perde occasione per dare addosso alla zootecnia nazionale, distraendosi su ben altri disastri ambientali che si compiono quotidianamente in giro per il mondo”, spiega il professor Giuseppe Pulina, Ordinario di Zootecnica Speciale presso il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari e Presidente di Carni Sostenibili: “L’intenzione dell’autore, probabilmente sorpreso anche lui da tanto clamore, era forse diversa: applicare un suo metodo, non riferito a uno standard internazionale, all’analisi territoriale (provinciale nel caso) delle emissioni di gas serra da parte dell’agricoltura e degli allevamenti. Ma i risultati che ha ottenuto non solo sono minati da una metodologia la cui correttezza è tutta da provare, ma proprio per questo motivo non sono confrontabili e tanto meno sommabili alle emissioni delle altre fonti di CO2 italiane e straniere.”
Uno dei limiti delle valutazioni LCA, confrontate con gli impatti locali, riguarda il fatto che le filiere sono “spalmate” in modo abbastanza rilevante sul territorio. In altre parole, non è corretto attribuire l’impatto dei capi allevati ad esempio in Lombardia unicamente alla Lombardia, quando alcune parti della filiera, esempio le materie prime, vengono coltivate in altre aree o regioni. È di questa opinione il professor Ettore Capri, Ordinario di Chimica Agraria e Ambientale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, per cui “ tutti coloro  che iniziano ad affrontare il tema è bene che ne tengano conto rispettando la bibliografia, ormai storica, sull’argomento. Lo studio, se “decontestualizzato come caso studio è un esercizio scolastico che va bene perché aiuta a riflettere su tutte le argomentazioni in gioco, ma per altre applicazioni, anche puramente informativo-mediatiche, andrebbe rivisto con attenzione dal punto di vista metodologico e dal punto di vista degli obbiettivi”  ...
Lo studio dell’Università della Tuscia, se “decontestualizzato come caso studio è un esercizio scolastico che va bene, ma per altre applicazioni andrebbe rivisto con attenzione dal punto di vista metodologico e dal punto di vista degli obbiettivi (la quantificazione della sostenibilità è frammentata per poi poterci speculare)”, aggiunge Capri. ...
Il problema non è solo il metodo di calcolo, sottolinea il professor Pulina, “ma anche il presupposto che i gas serra emessi a Padova debbano essere assorbiti a Chioggia!”  Anche gli inventari nazionali, come quello ufficiale compilato dall’ISPRA, “sono sottoposti a questo vincolo (ci piaccia o meno, le emissioni di gas serra  viaggiano nell’atmosfera e diventano, per così dire, patrimonio comune dell’umanità), ma almeno sono rilasciati in un quadro di metodi di rilevazione, elaborazione e interpretazione condiviso a livello internazionale e, pertanto, sono in grado di fornire metriche confrontabili e sommabili.”

Per leggere l’articolo originale:
https://www.carnisostenibili.it/no-agricoltura-e-allevamenti-non-consumano-unitalia-e-mezza-allanno/