Nel Parco dei Nebrodi la memoria della biodiversità agraria

Coltivate in campi sperimentali o custodite come materiale genetico in provetta le rarità vegetali del Parco naturale dei Nebrodi in Sicilia oggi sono ospitate in una banca del germoplasma. È la memoria della biodiversità: ospita sia specie selvatiche sia cultivar alimentari che si sono smarriti per strada, perché poco produttivi o senza appeal per il mercato. Molte di quelle ospitate in questo archivio vivente sono piante residuali, che rischiano di sparire per sempre. Ci sono esemplari unici di Petagna (Petagnea gussonei), una perenne endemica (FOTO) di questo territorio, che cresce solo in una piccola parte dell’area naturale ed è considerata una delle 50 specie botaniche del Mediterraneo a maggiore rischio estinzione secondo l’Iucn, l’Unione internazionale per la conservazione della natura.
Una presenza importante è anche quella del tasso (Taxus baccata), un relitto vegetale delle foreste dei Balcani che risale all’ultima glaciazione e che oggi si è diradato ed è una delle specie più in pericolo. Il tasso, che spesso si ritrovava come pianta ornamentale nei cimiteri, ha una storia lugubre. A causa del veleno mortale che si può estrarre dal suo seme è ritenuto l’albero di confine tra questo e l’altro mondo.
"Una delle collezioni più importanti riguarda la biodiversità agraria dei Nebrodi e in particolare le piante di fagiolo. – spiega Ignazio Digangi, direttore della banca del germoplasma – Solo nella parte orientale del Parco abbiamo scoperto 63 ecotipi diversi. Di questi almeno 43 hanno caratteristiche morfologiche e genetiche completamente diverse secondo una lunga indagine che abbiamo concluso di recente in collaborazione con l’Università di Palermo per dare un’identità a queste piante. Il fagiolo, in passato, ha rappresentato una fonte di proteine indispensabile per la sopravvivenza delle popolazioni di questa area della Sicilia". Quella dei Nebrodi è una delle collezioni più variegate presenti in Italia. Tra le varietà più rare ci sono il fagiolo occhio di pernice, per la sua colorazione zebrata, il Carrazzu di maisa e il Vasolu di petra.
Una delle ultime acquisizioni della banca del germoplasma dei Nebrodi è un cultivar di pera ritrovato in una singola pianta isolata in un campo. L’hanno ribattezzata Orelluso per il nome della contrada dove è stata recuperata. In attesa di uno studio pomologico il frutto di questo albero, l’unico rimasto di questa varietà, è più piccolo rispetto alla media, ha una grana fragrante e un buon rapporto tra zuccheri e acidi. Oltre ai fagioli la banca ospita anche 40 cultivar di fichi; 10 di nocciolo, 20 di melo e 20 di pero.
Non poteva poi mancare l’olivo, presente nei campi di conservazione con 26 varietà, dalla nocellina del Belice all’Ogliarola messinese. I primi frutti di molte di queste piante sono spuntati per la prima volta nel 2018. Ma non è la commercializzazione l’obiettivo di questa biblioteca vegetale. "Tutte queste specie, in generale hanno delle capacità di resistenza alle malattie e tolleranza alle intemperie che si sono perse nelle varietà coltivate su larga scala. – conclude Di Gangi – L’eredità di questi cultivar potrebbe essere utile In futuro per adattare altre piante da frutto ai cambiamenti climatici".
Un’intera sezione della banca del germoplasma dei Nebrodi è poi dedicata alle piante officinali, coltivate nel cosiddetto Giardino dei semplici dedicato esclusivamente alle specie medicinali. Ci sono oltre 30 varietà diverse, da quelle più comuni come l’iperico o erba di San Giovanni, da cui si estrae un principio attivo per gli anti-depressivi, fino alla Bardana minore, con cui si preparano creme per trattare le dermatiti, e la Felce maschio, una pianta altamente tossica e potenzialmente allucinogena ma con una lunga tradizione in medicina come antisettico e antivirale. 

da Repubblica.it, 10/6/2020