Missione Terra: il suolo al centro del Green Deal europeo

di Edoardo Costantini

L’Unione Europea ha recentemente pubblicato un importante documento prodotto dalla Commissione di esperti per la salute del suolo e del cibo che mette il suolo al centro dell’attenzione e delle azioni da intraprendere per realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile posti dal Green Deal. Ricordo che Il Green Deal europeo prevede di intraprendere una serie di iniziative politiche volte a promuovere l'uso efficiente delle risorse passando a un'economia pulita e circolare, ripristinare la biodiversità e ridurre l'inquinamento. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che il Green Deal europeo sarà per l'Europa "come lo sbarco dell'uomo sulla Luna", poiché questo patto renderebbe l'Europa il primo continente ad aver raggiunto la neutralità climatica entro il 2050. Il Green Deal pone obiettivi ambiziosi di cui il ripristino e la conservazione di suoli sani sono elementi chiave. Obiettivi cruciali per garantire che la vita sulla terra sia ancora possibile negli anni futuri, in considerazione delle tendenze globali di crescita della popolazione, cambiamento climatico, aumento della domanda di cibo e perdita di biodiversità.
Il documento è intitolato: “Prendersi cura del suolo è prendersi cura della vita” ed ha come ambizione, dichiarata già nel sottotitolo, di garantire che entro il 2030 il 75% dei suoli europei sia sano, in modo da assicurare cibo salutare e allo stesso tempo persone, natura e clima in salute (Veerman et al., 2020). L’ importanza della salute del suolo viene ribadita più volte e posta in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle UN (Sustainable Development Goals) e dello stesso Green Deal, dandone la seguente accezione: “la capacità continua dei suoli a fornire funzioni ecologiche per tutte le forme di vita”.
L’obiettivo posto dalla Commissione per la salute del suolo e del cibo di raggiungere entro il 2030 il 75% di suoli sani in Europa appare in effetti molto ambizioso in quanto, a detta della stessa Commissione di esperti, corrisponderebbe ad un aumento del 100% dei terreni sani rispetto all'attuale valore di riferimento. La valutazione si basa su un'analisi dello stato di salute dei suoli in Europa (riportato in allegato al documento citato) che indica che il 60-70% dei nostri suoli è malsano, come risultato diretto delle attuali pratiche di gestione. Un'ulteriore percentuale di suoli non definita è malsana a causa degli effetti indiretti dell'inquinamento atmosferico e dei cambiamenti climatici. La “Missione” pone quindi come obiettivo all’Unione Europea di ottenere per il 2030 i seguenti risultati:
    • Ridurre fortemente il degrado del suolo, inclusa la desertificazione nelle zone aride, e ripristinare il 50% dei suoli degradati.
    • Conservare i suoli con elevati stock di carbonio organico (ad esempio nelle foreste, nei pascoli permanenti, nelle zone umide) e invertire le attuali perdite di concentrazione di carbonio nei terreni coltivati ​​(stimate in 0,5% all'anno) con un aumento dello 0,1-0,4% all'anno. Ridurre del 30-50% l'area delle torbiere che perdono carbonio.
    • Nessun incremento netto di impermeabilizzazione del suolo e un maggiore riutilizzo dei suoli urbani per lo sviluppo dei nuovi insediamenti dal 13 al 50%, al fine di contribuire a fermare la perdita di terra produttiva e raggiungere l'obiettivo della UE di arrivare a nessun consumo di suolo netto entro il 2050.
    • Ridurre l'inquinamento del suolo, con almeno il 25% della superficie agricola dell'UE coltivata ad agricoltura biologica. Oltre a questa, aumentare del 5-25% la superficie di terreni con ridotto rischio di degradazione per eutrofizzazione, abuso di pesticidi, antimicrobici e altri contaminanti e un raddoppio del tasso di ripristino dei siti inquinati.
    • Attuare sistemi di prevenzione dell'erosione sul 30-50% dei suoli con tassi di erosione attualmente insostenibili.
    • Migliorare la struttura del suolo e la qualità dell'habitat per il biota e le colture del suolo, inclusa una riduzione del 30-50% dei suoli con orizzonti sottosuperficiali ad alta densità.
    • Ridurre del 20-40% l’impronta ecologica globale delle importazioni di cibo e legname dell'UE da suoli degradati.

Sebbene sotto molti aspetti tali obiettivi appaiano realisticamente troppo ambiziosi, soprattutto in considerazione che per alcuni si tratta di cambiare indubbiamente gli stili di vita e non solo le tecniche colturali, alla Commissione va il merito di sottolineare che la salute del suolo è chiaramente il punto di partenza per le trasformazioni sistemiche da operare lungo l'intera catena alimentare, dalla produzione primaria alle industrie alimentari e al comportamento dei consumatori. Obiettivo della Missione è quindi di portare la società a ripensare i modi in cui valorizza e si prende cura del suolo, non solo attraverso le pratiche in agricoltura e silvicoltura, ma anche nelle aree urbane e, più in generale, nelle sue relazioni con l’ambiente. In questo senso è di particolare interesse l’appendice in cui si tratta delle relazioni con la pandemia. Quattro quinti degli 7.8 miliardi abitanti del pianeta sono nutriti almeno in parte dalle importazioni. I 1,5 trilioni di dollari spesi l'anno scorso nel mondo per cibo importato sono stati tre volte superiori di quelli spesi negli anni 2000. La globalizzazione della catena alimentare sta aumentando rapidamente e ciò significa che sempre di più i paesi dipendono dalle importazioni di cibo. Per questo motivo l'interruzione della catena causata dal coronavirus potrebbe innescare una ripetizione della crisi alimentare del 2007-2008, che ha scatenato rivolte in tutto il mondo e ha contribuito a innescare la tragedia siriana. In generale, l’attuale sistema produttivo, sostenendo forme di agricoltura altamente industrializzate, può influire negativamente sulla qualità ambientale e alimentare e, di conseguenza, sulla salute umana. Per esempio, la coltivazione della soia per l'alimentazione del bestiame in Europa ha contribuito alla deforestazione dell’Amazzonia ed è stato osservato che nei sistemi super intensivi le malattie infettive possono diffondersi più facilmente. La Missione sostiene che questa situazione debba essere decisamente invertita, con una più ampia applicazione della gestione ecologica della produzione alimentare, dove non contano solo i livelli di produzione, ma anche la qualità del cibo, dell'acqua, dell'aria e della natura. Privilegiando le produzioni locali, dove il cibo di alta qualità è prodotto in una filiera corta tra produttori e consumatori, si rafforza il sistema immunitario, rendendo le persone meno suscettibili alle infezioni, non solo dal coronavirus, ma anche da molti altri virus e batteri.
Gli strumenti operativi su cui si basa la Missione sono i seguenti:
1) un ambizioso programma di ricerca e innovazione trasversale, interdisciplinare e intradisciplinare;
2) la co-creazione e la condivisione di laboratori viventi e di esempi-faro all'interno e tra fattorie e foreste, paesaggi e insediamenti urbani;
3) un solido programma di monitoraggio del suolo da parte di ciascun stato membro, equivalente a quello attivato per altre risorse naturali (aria, acqua e biodiversità) utilizzando metodologie concordate, inclusi indicatori selezionati;
4) comunicazione e coinvolgimento dei cittadini, da integrare in tutte le attività.

Il quadro politico, gli atteggiamenti dei consumatori, i meccanismi di mercato e gli altri incentivi, insieme a servizi di consulenza indipendenti e le piattaforme di informazione per i gestori del territorio, vengono individuati come i motori fondamentali dell'uso e gestione del suolo. La transizione verso suoli sani richiede che questi fattori trainanti siano coinvolti come parte dei cambiamenti necessari per garantire il successo delle attività della Missione.
Per la sua attuazione, la Missione attingerà a varie fonti di finanziamento a livello europeo, nazionale, regionale e locale. Un piano di attuazione e investimento delineerà la combinazione di strumenti necessari per avviare la Missione, tra cui ricerca e innovazione, infrastrutture e altri tipi di investimento, nonché formazione, istruzione, comunicazione e coinvolgimento dei cittadini. Il piano dovrebbe combinare finanziamenti pubblici e privati, cooperazione tra settori e fornire anche opportunità di cooperazione internazionale.
La Missione utilizzerà per le sue attività di sensibilizzazione un ricco panorama di reti regionali, nazionali ed europee che operano nell'ambito della salute del suolo e del cibo. Collaborerà con iniziative di citizen science e strutture esistenti di living lab. Il partenariato europeo per l'innovazione EIP AGRI sarà uno degli strumenti principali per raggiungere il settore agricolo e forestale. La Missione confluirà nell'iniziativa dell’Osservatorio europeo del suolo del JRC e collaborerà con i partner internazionali, ad es. la Global Soil Partnership promossa dalla FAO.