Le “palette” della sulla, da curiosità botanica a potenziale utilizzo agronomico

di Silverio Pachioli

La sulla (Sulla coronaria) è una Fabaceae originaria del Bacino del Mediterraneo, nota per la sua ampia adattabilità a vari stress ambientali e la sua capacità di prosperare senza sintomi di clorosi  in terreni aridi e alcalini fino a pH 9,6.
Cresce in terreni contenenti basse quantità di fosforo biodisponibile e denota anche una elevata efficienza per l’assorbimento del ferro, poiché questo elemento, difficilmente assorbibile nei terreni alcalini, è costantemente contenuto nella pianta in valori superiori a 300 mg /kg di peso secco in tutte le fasi vegetative (Leto et al. 1989), mentre la media riferita ai foraggi di altre leguminose è di 222 mg/kg (Spears 1994).
Una caratteristica morfologica del suo apparato radicale, unica e poco conosciuta, è la produzione di “pale o palette”, radici laterali modificate che acquisiscono una forma curva e appiattita.
Il Dott. Giovanni Mottareale, insigne studioso italiano nato a Laganadi (RC) nel 1863 e morto a Reggio Calabria nel 1952, fu il primo a studiare questi “particolari organi delle radici tubercolifere dello Hedysarium coronarium”(G. Mottareale. Atti Reale Istituto d’incoraggiamento di Napoli-Serie IV-Napoli, 1898, pag.3).
Lo stesso Mottareale riteneva, in principio, che nei tubercoli vi fosse la presenza della Phytomyxa leguminosarum; tale ipotesi venne successivamente abbandonata, passando a considerare queste “formazioni” come normali organi originati da uno speciale adattamento biologico della specie.
L’agronomo Dino Sbrozza (1873-1950), in un suo volumetto dal titolo LA SULLA (Biblioteca Agraria Ottavi, 1902), riporta che “nella lavorazione di un sullaio, specialmente in un terreno argilloso, si osservano macchie biancastre denominate dai contadini marchigiani “fioriture”; queste macchie non sono altro che piccole “caverne incrostate da una sostanza salina che al microscopio appare cristallizzata”. Studi approfonditi  del Prof. Sestini mostrarono che i “cristallini componenti la sostanza salina avevano spigoli curvi ed angoli arrotondati; erano per la maggior parte corti, come chicchi di riso, più o meno trasparenti e rifrangenti”. Le analisi evidenziarono la presenza di carbonati di calcio, magnesio e ammonio, fosfati, tracce di cloruri e di solfati con piccole quantità di sali di ferro.
Studi recenti (F. Dazzo, C. Casella; G. Concheri, A. Squartini, 2009) hanno verificato il reale meccanismo di formazione delle “palette” e l’accumulo, al loro interno, di calcio (carbonato, fosfato e, in alcuni casi, ossalato) sottratto alle micronicchie del terreno rizosferico.
In seguito alla sottrazione del calcio dalle microaree di  terreno adiacenti i peli  radicali, il potere tampone del terreno viene modificato in favore della solubilizzazione del ferro e del fosforo, che  vengono così prontamente assorbiti dalla stessa leguminosa. (G. Ciafardini, 2016)
Successivamente questi elementi ritornano al terreno a seguito del sovescio e possono essere nuovamente assorbiti da altre colture, prima di eventuali fenomeni di immobilizzazione e retrogradazione, grazie anche all’attività di microrganismi eterotrofi fosfatasici. (G. Ciafardini, 2016)
La sulla, grazie alla sua capacità di fissare l’azoto atmosferico (simbiosi con il batterio Rhizobium sullae) e all’attività delle sue “palette”, può ritornare a pieno titolo in una moderna gestione agronomica degli inerbimenti, con importanti ripercussioni positive sul contenuto di sostanza organica dei terreni e sui cicli biogeochimici degli elementi nutritivi.


Fig. “Palette” su radici di sulla (foto dell’autore)