L’Accademia dei Georgofili e l’agricoltura

La nostra Accademia si è sempre fatta interprete di una equilibrata funzione di raccordo tra scienza e società, promuovendo confronti tecnico-scientifici costruttivi e utili al benessere sociale.

di Massimo Vincenzini

L’Accademia dei Georgofili “si propone di contribuire al progresso delle scienze e delle loro applicazioni all’agricoltura in senso lato, alla tutela dell’ambiente, del territorio agricolo e allo sviluppo del mondo rurale. Non ha fini di lucro e svolge attività di rilevante interesse pubblico”. Così recita l’art. 1 del vigente Statuto. L’Accademia ha anche aggiornato la definizione del termine agricoltura: “gestione e tutela razionale delle risorse produttive rinnovabili della biosfera”.
Per adempiere agli scopi statutari, l’Accademia, nel corso degli oltre due secoli e mezzo di vita, ha provveduto ad adeguare organizzazione e metodi del proprio lavoro per rispondere alle mutate esigenze dei tempi. Tuttavia, il ruolo svolto dall’Accademia è rimasto immutato: i Georgofili raccolgono nuove acquisizioni scientifiche e nuove idee, per approfondirle e discuterle anche pubblicamente. Da queste attività essi traggono aggiornate sintesi da divulgare, ponendole all’attenzione di coloro ai quali spetta il compito di utilizzarle a fini economici e sociali, secondo scelte politiche responsabili. Questo è il significato del motto che compare nel nostro storico stemma: Prosperitati publicae augendae.
Guardando all’intensa attività svolta nel tempo dai Georgofili risulta quindi chiaro l’importante ruolo civile dell’Accademia, che si è fatta interprete di una equilibrata funzione di raccordo tra scienza e società, con particolare attenzione alle imprese agricole, al reddito degli addetti in agricoltura e all’opinione pubblica, sempre ribadendo l’intrinseco valore polifunzionale delle attività agricole.
Il nostro Presidente Onorario Franco Scaramuzzi, scomparso di recente dopo essere stato alla guida dell’Accademia per quasi tre decenni, ha più volte, anche in dibattiti pubblici, sostenuto che “l’agricoltura dovrebbe essere considerata nel suo insieme, non solo per ragioni etimologiche [agricoltura come complesso sistema agro-silvo-pastorale], ma anche perché ha bisogno di una maggiore forza unitaria per farsi ascoltare con la dovuta attenzione”.
Anche le aggettivazioni che spesso affiancano la parola agricoltura, oltre a generare confusione nell’opinione pubblica, indeboliscono l’agricoltura anziché rinforzarla.
I Georgofili sono ben consapevoli che esistono vari modi per soddisfare la produzione primaria, ma hanno sempre evitato di contrapporre un modo di coltivare all’altro, preferendo la via della convivenza e, possibilmente, della integrazione attraverso la ricerca di un dialogo critico. I Georgofili rifuggono qualsiasi etichetta e non innalzano barriere ideologiche.
L’agricoltura, oggi più che mai, è posta di fronte a sfide epocali ed avrebbe bisogno di ritrovare un’univoca coesione. Auspicio, questo, che rinnova le parole pronunciate con forza da Franco Scaramuzzi in occasione dell’inaugurazione del 250° Anno Accademico dei Georgofili: “tutti gli addetti all’agricoltura si facciano sentire in modo univoco, superando le improvvide divisioni e le contrapposizioni che fanno perdere forza ed efficacia”.
L’attuale Presidenza dell’Accademia non intende deviare da questa strada maestra ed invita tutti i Georgofili ad adoperarsi per comunicare alla società le certezze che la scienza può fornire, sempre aperti al confronto davanti alle nuove sfide e alle nuove conoscenze che stimolano la curiosità, autentica anima di ogni ricercatore.
La sede accademica rimane sempre a disposizione per lo svolgimento di confronti di carattere scientifico e tecnico, che siano costruttivi e utili al benessere sociale.