La risicoltura italiana e il problema delle resistenze agli erbicidi

Il progetto Epiresistenze, obiettivi e risultati attesi, dall’evento on-line che si è tenuto il 26 gennaio 2021

di Vittoriana Lasorella

Il riso è il cereale più prodotto a livello mondiale per il consumo umano. In Italia la sua produzione è fortemente localizzata nell'area a cavallo del fiume Ticino dove si produce il 90% del riso italiano che insieme al restante rappresenta circa il 55% di tutto il riso europeo. Un problema nella coltivazione del riso, come quello delle infestanti e il conseguente sviluppo di resistenza agli erbicidi, può incidere fortemente sul prodotto lordo provinciale e nazionale.
Lungo il Ticino, le specie che danno i maggiori problemi di resistenza, sono i giavoni (soprattutto Echinochloa crus-galli e phyllopogon), nei confronti dei diserbanti inibitori dell'enzima Als (Acetolattato sintetasi) e dell'Accasi (Acetil-coa carbossilasi) e Schoenoplectus mucronatus, Cyperus difformis, Alisma plantago-aquatica e riso crodo, nei riguardi di erbicidi inibitori dell'Als.

La resistenza di una pianta infestante ad un erbicida è la capacità ereditabile di un gruppo di individui di una specie infestante di sopravvivere alla dose di un erbicida che fino a quel momento li ha sempre controllati. La resistenza può manifestarsi in diverse forme in funzione del meccanismo d'azione dell'erbicida (tipo di alterazione fisiologica con cui l'erbicida provoca fitotossicità per la pianta controllata):
    •     incrociata, quando un individuo è resistente a più erbicidi che hanno lo stesso meccanismo d'azione;
    •     multipla, nel caso in cui in uno stesso individuo o negli individui di una stessa popolazione sono contemporaneamente presenti due o più meccanismi di resistenza;
    • incrociata negativa quando un erbicida controlla con maggior efficacia gli individui resistenti di una malerba rispetto agli individui sensibili della stessa.

Anche i meccanismi di resistenza sono diversi e la loro conoscenza è fondamentale per poter risolvere il problema in campo. La resistenza infatti può manifestarsi attraverso:
    • insensibilità del sito d'azione. Grazie ad una mutazione genetica, l'enzima o la proteina bersaglio a cui l'erbicida si lega per inibire lo sviluppo della pianta è modificato perdendo affinità con l'erbicida stesso, che non funziona più come dovrebbe;
    • meccanismo non sito d'azione. In questo caso sempre grazie ad una mutazione genetica, si può avere:
    • ridotto assorbimento (cere, ridotta superficie fogliare);
    • ridotta traslocazione nella pianta;
    • immagazzinamento o sequestro della molecola erbicida nel vacuolo della pianta affinché non entri in contatto con il sito d'azione;
    • aumento della capacità di detossificazione da parte della pianta che quindi attraverso l'esaltazione dell'attività di diversi enzimi coinvolti nel processo di detossificazione riesce a pulire il sistema interno dalle molecole tossiche;
    • meccanismo epigenetico. In questo caso il meccanismo non è dovuto a modificazioni del patrimonio genetico (come avviene nella maggior parte delle resistenze ad oggi note) ma all'inibizione o all'attivazione dell'espressione di un gene in risposta a fattori di stress.
    • resistenze epigenetiche, inibizione o attivazione dell'espressione di un gene in risposta a fattori di stress. Il meccanismo di resistenza epigenetico è dovuto all'inibizione o all'attivazione dell'espressione di un gene in risposta a fattori di stress


Il progetto Epiresistenze

Il 26 gennaio 2021 si è tenuto l'evento online intitolato "Le resistenze agli erbicidi nelle risaie" in cui è stato presentato il progetto Epiresistenze. L'incontro ha permesso di far luce su questo nuovo meccanismo di resistenza e sulla sua importanza per l'efficace gestione delle malerbe nei campi di riso.
L'evento ha coinvolto l'Università di Pavia (a capo del progetto), l'Accademia dei Georgofili, la Società agraria di Lombardia, la Società Agricola 2000 e il Distretto agricolo delle risaie lomelline. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Lombardia e cofinanziato da Corteva Agriscience. L'evento, moderato da Ivano Valmori, direttore responsabile di Agronotizie, è stato seguito in diretta da più di 200 persone tra accademici, professionisti e tecnici.
Durante l’evento Aldo Ferrero (dell'Università degli studi di Torino) ha spiegato il concetto generale di resistenza mentre Maura Brusoni e Carlo Maria Cusano (dell’Università di Pavia) hanno esposto gli obiettivi e i risultati del progetto.  Durante la giornata sono state ascoltate le esigenze dei produttori di riso, profondamente preoccupati dalla problematica del controllo delle infestanti in campo, ed è stato evidenziato l'importante contributo della ricerca scientifica nel cercare di migliorare le condizioni di sostenibilità e redditività delle colture.
Il progetto Epiresistenze intende investigare, nei giavoni (Echinochloa spp.) di risaia, l'insorgenza di fenomeni di resistenza che non sono indotti da modificazioni del patrimonio genetico ma dovuti a meccanismi epigenetici. Dal momento che i meccanismi epigenetici sono influenzati dai fattori ecologici, è importante considerare le interazioni con i fattori ambientali per prevedere e monitorare correttamente l'evoluzione della resistenza agli erbicidi.
I risultati potranno fornire nuove prospettive alla conoscenza degli effetti degli stress ambientali sull'evoluzione delle resistenze, permettendo di adottare strategie di controllo più sostenibili attraverso un utilizzo degli erbicidi più mirato e razionale, con ripercussioni positive sull'ambiente. Il progetto potrà concorrere al raggiungimento degli obiettivi della direttiva 2009/128/CE sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e di alcuni obiettivi dell'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Oltre alla ricerca bibliografica, ancora in atto, che mira allo studio di fenomeni di resistenza simili riscontrati in altre parti del mondo, è stato svolto molto lavoro in campo. In particolare, è stato somministrato un questionario ai risicoltori che ha permesso di realizzare uno schema di campionamento costituito da 36 aziende agricole e di riconoscere e georeferenziare le popolazioni di Echinochloa resistenti. In laboratorio, poi, sono stati analizzati i campioni raccolti (piante, semi, suolo) e si è svolto lo studio morfometrico, floristico e della biodiversità delle comunità vegetali di risaia. È stata inoltre analizzata la variabilità intraspecifica in Echinochloa e la comunità fungina e batterica dei suoli.
I risultati finora ottenuti evidenziano le criticità del fenomeno della resistenza agli erbicidi, assai distribuito sul territorio lombardo e noto ai risicoltori. Le specie interessate sono Echinochloa crus-galli Beauv, E. oryzicola Vasinger e E. oryzoides Fritsch, tutte caratterizzate da un'elevata variabilità e resilienza. I meccanismi d'azione più frequenti riguardano l’inibizione dell’Accasi, Als ed Epsps.

Leggi l’articolo completo su “Agronotizie”: https://agronotizie.imagelinenetwork.com/difesa-e-diserbo/2021/02/03/la-risicoltura-italiana-e-il-problema-delle-resistenze-agli-erbicidi/69238

da Agronotizie, 3/2/2021