Franco Scaramuzzi: primo anniversario della scomparsa

Il 6 gennaio 2020 ci lasciava il Professor Franco Scaramuzzi. Lo ricordiamo con stima e affetto, attraverso gli scritti di Giulio Crescimanno e Vittorio Marzi.

Franco Scaramuzzi, un Grande

Giulio Crescimanno

Ho conosciuto Franco nel lontano 1952. E', quindi, con grandissima comprensibile commozione che mi accingo a dedicarGli un fraterno saluto.
Intanto va detto che, appena laureato, iniziò la carriera scientifica sotto la guida di un grande Maestro, Alessandro Morettini, uno dei massimi studiosi di Arboricoltura, di cui non dimenticherò mai la benevolenza nei miei riguardi.
Con tanto Maestro si può capire, in gran parte, l'attività di ricerca e non solo di Franco Scaramuzzi nel campo dell'Olivicoltura al quale farò qualche specifico riferimento enucleandolo dalla Sua amplissima opera di Arboricoltore. Sono, infatti, oltre 1.000, complessivamente, gli scritti di Franco dedicati “all'Agricoltura", con assoluta propensione per l'Arboricoltura.
Non elencherò i Suoi successi accademici che si evincono da un curriculum di altissimo valore, ma non posso non sottolineare il resoconto della Sua attività più specificatamente scientifica, documentata da oltre 200 lavori attinenti a ben 12 specie, con assoluta priorità per l'Olivo (101), la Vite (51), il Pesco (19), il Pero (16) e poi gli Agrumi, il Castagno, l'Albicocco, il Ciliegio, il Kaki, il Susino, il Cotogno e il Mandorlo*.
La statura accademica di Franco si evince, non soltanto come già detto, dal Suo curriculum ma, in modo speciale, da alcuni Suoi scritti quale, ad esempio, la prolusione per l'inaugurazione del 262° Anno dell'Accademia dei Georgofili dal titolo "Un grande errore demolire l'Agricoltura" - "Improvvide disattenzioni ed un futuro sconvolgente" (13 aprile 2015). Una summa dei Suoi molti anni d’impegno con specifico riferimento a quelli connessi al ruolo di Presidente dell'Accademia.
Nel 1950, appena ventitreenne, presenta al XIII Congresso Internazionale di Olivicoltura di Siviglia - Madrid una nota "Sulla descrizione e classificazione delle razze di olivo in coltura". E a seguire altri 100 contributi sui più significativi aspetti della pianta più amata.
Nel 1959 viene chiamato a ricoprire la cattedra di Coltivazioni Arboree nell'Università di Pisa e nel 1969 quella di Firenze, già di Morettini.
A Pisa, in pochi anni, dà vita ad un formidabile Istituto di Coltivazioni Arboree e ad un’intensa attività di ricerca nel campo olivicolo: dalla biologia alla tecnica colturale ed alla selezione delle cultivar, analizzandone anche il ruolo ambientale oltre che produttivo.
Nei suoi viaggi di studio, numerosissimi, riserva la massima attenzione all'Olivicoltura dei Paesi visitati a partire da quella degli Stati Uniti, ricavandone sempre riflessioni estremamente utili, soprattutto nel settore della meccanizzazione.
Sono le ricerche sulla propagazione e il Vivaio che costituiscono un argomento principale con risultati di immediata applicazione.
Questi brevissimi cenni sulla poderosa attività di Franco hanno per me un grande valore affettivo e di ammirazione per un Uomo di uno spessore enorme, chiamato sempre ai massimi livelli negli Enti di ricerca, e non solo, dei quali faceva parte. Debbo affermare, ancora, dopo avere riflettuto sulla Sua vita di studioso, che Franco operò, sostanzialmente, dando sempre il massimo con una dedizione assoluta come testimoniato nel Volume: PREMI A "LA VITA", 287 pagine da Lui dettate negli ultimi mesi della Sua vita, del quale non riuscì a vedere la stampa.
Un testo particolare che racconta tutto della Sua opera e quindi della Sua vita, appena donatomi da Maria Bianca e Maria Oliva Scaramuzzi con dedica "all'amico di sempre".
Caro Franco, so bene di avere goduto della Tua vera ed ineguagliabile amicizia e di questo Ti sono infinitamente grato.

______________
* Elaborazione del Dott. Giuseppe Occorso, già docente di Frutticoltura nella Facoltà di Agraria di Palermo.

Gli anni giovanili di Franco Scaramuzzi a Bari

Vittorio Marzi

Franco Scaramuzzi, nato il 26 dicembre 1926 a Ferrara, dove il padre agronomo era direttore dell’Istituto agrario, da bambino si trasferì a Bari, città di origine della famiglia Scaramuzzi, e qui compì i suoi studi.
Gli Scaramuzzi sono un’antica famiglia barese, cognome frequente in Puglia, di origine inequivocabilmente normanna, da cui deriverebbe il cognome (“Scaramouche”: schermaglia, zuffa) oltre i tratti somatici: capelli biondi, occhi azzurri. La madre era una Rovida, famiglia milanese di ceppo longobardo, e anche lei aveva capelli biondi e occhi celesti. Il padre, Donato Scaramuzzi, si era laureato in agraria a Milano e aveva diretto vari istituti in Italia, per tornare definitivamente a Bari, come docente incaricato di Coltivazione arboree nella Facoltà di Agraria, quando Franco aveva appena tre anni. Tutti e tre i suoi figli - Antonia, Giovanni e Franco - si laurearono poi a Bari in Scienze Agrarie.
Degli anni giovanili trascorsi a Bari, i fratelli Scaramuzzi hanno conservato sempre un grande ricordo, un richiamo costante a ritornare quando era possibile. Specialmente Franco, il più giovane, era molto esuberante e di ottima compagnia; divenne priore della goliardia barese e organizzò una festa che fece clamore, la più grande festa goliardica nella storia di Bari. Rinasceva all’epoca spontanea nelle Università represse, anche la repressa antica goliardia. Franco Scaramuzzi ne fu coinvolto. L’esortazione di Lorenzo Magnifico “chi vuol essere lieto sia, del domani non v’è certezza” si prestava ad essere adottata nell’animo di una gioventù che in quegli anni aveva perduto tante cose e visto crollare tante certezze. Franco assunse quindi il ruolo di ‘priore’ della sua Facoltà con tanto di barba, ancora rada, come insegna obbligatoria del suo grado. La città intera partecipava o subiva la esuberante, annuale festa della matricola. Le strade si ravvivavano con i colori dei tradizionali cappelli medievali. Ciascuno indossava con orgoglio quelli della propria Facoltà, rispettandone le regole: rigorosamente disadorni quelli delle ‘matricole’, arricchiti di tanti piccoli oggetti quello dei ‘fagiolli’ e degli ‘anziani’, mentre i laureandi potevano fregiarsi di una frangia d’oro, pendente lungo un intero lato. Quello di Franco era un cappello di famiglia, verde con una spiga d’oro sul risvolto laterale.
Il 5 novembre 1948 Franco Scaramuzzi, giovanissimo, conseguì la laurea in Scienze Agrarie con il massimo dei voti e la lode, con una tesi sperimentale sulla flora infestante delle colture agrarie e pubblicazione della tesi nel “Nuovo Giornale Botanico Italiano”, riconoscimento all’impegno di giovane e promettente studioso.
Appena laureato Franco Scaramuzzi, tra i giovani più preparati nella Facoltà di Agraria di Bari, ottenne a una borsa di studio del Ministero dell’Agricoltura e Foreste e da borsista iniziò il suo nuovo percorso rapido e ascendente a Firenze.
Bari tuttavia è sempre rimasta nel suo cuore e Scaramuzzi mantenne a lungo i contatti, con coloro che erano stati i più intimi e bravi colleghi. Meritatamente, come dalle testimonianze del volume “50 anni a Firenze”, Franco Scaramuzzi per adozione si è sentito fiorentino, pur tuttavia nel suo cuore ha sempre sentito un nostalgico amore per Bari, la città della sua giovinezza. Questo amore si avvertiva quando veniva a Bari per i suoi impegni di lavoro, specialmente dopo la costituzione della sezione Sud-Est dei Georgofili. Non gli mancava a Bari, inoltre, l’occasione per incontrare i cugini e gli amici di gioventù.