Difesa delle piante innovativa ed ecocompatibile

di Stefania Tegli

Il controllo delle malattie delle piante ad eziologia batterica è senza dubbio molto impegnativo e difficoltoso. Nonostante molteplici siano le modalità d’interazione che i batteri fitopatogeni possono instaurare con i loro ospiti vegetali, la lotta alle batteriosi delle piante deve essere sempre basata essenzialmente sulla prevenzione dell’infezione e della disseminazione del patogeno, piuttosto che sulla cura della malattia, quando conclamata
Le principali misure di controllo delle batteriosi delle piante prevedono l’introduzione e l’uso di varietà, cultivar o ibridi resistenti, l’adozione di pratiche colturali-agronomiche e di monitoraggio che permettono di ridurre l’inoculo infettante o la probabilità d’infezione, l'implementazione e applicazione di misure diagnostico-ispettive e di quarantena per escludere o limitare introduzione e/o diffusione del fitopatogeno e del materiale vegetale infetto. Anche l'uso di formulati a base di agenti di lotta biologica si è dimostrato in certi casi efficace per il controllo di alcune batteriosi di specie coltivate, con riduzione dell’incidenza e spesso anche della severità degli attacchi.
Nonostante ciò, una delle poche opzioni disponibili ed efficaci è spesso stata, e tuttora è, l’applicazione di battericidi. Mentre negli USA è permesso l’uso in pieno campo di taluni antibiotici quali fitofarmaci, in Europa i battericidi ammessi sono rappresentati esclusivamente da composti a base di rame. Se importanti come ruolo nella difesa integrata, i battericidi rameici sono talvolta addirittura indispensabili in agricoltura biologica. Ma a partire dagli anni '80 dello scorso secolo, è stato via via crescente il numero di segnalazioni relative allo sviluppo di resistenza al rame in batteri fitopatogeni afferenti a vari e diversi generi, fenomeno che ha destato notevoli preoccupazioni per la sostenibilità di questi interventi.
Più in generale, la crescente consapevolezza dei problemi di natura eco-tossicologica, derivanti dall’uso continuato, ma più spesso inutilmente eccessivo, del rame a protezione delle colture dalle malattie, in tempi recenti ha portato a norme legislative più restrittive per limitare l'uso dei composti antimicrobici rameici e quindi alla ricerca di possibili alternative.
Mentre per i funghi fitopatogeni sono già disponibili promettenti sostituti all'uso del rame, capaci di soddisfare le esigenze legate sia alla protezione dell'ambiente che alla produttività dell'agroindustria, ad oggi pochissime sono le opzioni dimostrate essere efficaci e sostenibili, che potrebbero potenzialmente sostituire il rame contro i batteri fitopatogeni. Ed è nell’ambito di estratti vegetali da processi di economia circolare e bioeconomia, come anche di prodotti inorganici od organici come tali od in combinazione con organismi/microrganismi o loro prodotti, che sempre più spesso sono state ricercate le alternative ai prodotti fitosanitari in generale, incluso quelli rameici, e non esclusivamente in agricoltura biologica che integrata.
A tale proposito, il 25 giugno 2019 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale UE il nuovo Regolamento 2019/1009 del Parlamento europeo e del Consiglio (5 giugno 2019) sulle norme da seguire per l’immissione sul mercato di prodotti biostimolanti per vegetali in UE. I lavori necessari per la stesura di questo Regolamento sono durati tre anni. La piena applicazione è prevista per il 16 luglio 2022, quando i primi prodotti fertilizzanti/biostimolanti a marchio CE saranno immessi sul mercato UE, ma il Regolamento 2019/1009 è già dallo scorso 15 luglio 2019. È bene sottolineare che da tale data i biostimolanti e corroboranti sono stati esplicitamente esclusi e separati dai prodotti destinati alla protezione fitosanitaria, con un mercato mondiale dei biostimolanti per il quale è previsto un tasso annuo di crescita composto medio pari al 12,4% nel periodo 2019-2026.
Ancora di più quindi la scienza e la ricerca sono chiamate a rispondere alla sfida non solo di cercare alternative al rame quale battericida ed anche fungicida, ma soprattutto di verificarne efficacia e profilo eco-tossicologico secondo l’oggettività scientifica.

L’articolo è un abstract della relazione presentata nella Giornata di Studio su: “Riflessioni sull'uso del rame per la protezione delle piante”, che si è svolta all’Accademia dei Georgofili il 22 novembre 2019.