Difendere le nostre pinete costiere è urgente e necessario

di Roberto Barocci

Il 18 gennaio u.s. scorso, nella sala consiliare del Comune di Castiglione della Pescaia, ho presentato al pubblico un lavoro di indagine a difesa della pineta del Tombolo, accompagnato da 54 diapositive, affrontandone diversi aspetti, che l’ottimo resoconto pubblicato dal quotidiano locale ovviamente non poteva riportare tutti. Il tema della difesa della Pineta del Pino Domestico è oggettivamente difficile. Diversi studi pubblicati anni fa da autorevoli forestali hanno segnalato la necessità di una gestione unitaria, ma per vari motivi nulla è stato fatto e oggi le Istituzioni scientifiche potrebbero aiutare la Politica a compiere le scelte urgenti e necessarie.

Senza avere la pretesa di essere esaustivo, di seguito, elenco per punti i problemi che si devono urgentemente affrontare. Non sono in un ordine di importanza, né sequenziali o immediatamente collegabili:

  1. una differenza marcata e insuperabile da un punto tecnico/gestionale è presente tra la pineta superstite in ambito urbano, come quelle entro il perimetro urbanizzato di Marina di Grosseto e di Principina a Mare e le pinete coetanee esterne alle aree urbanizzate, come quelle del Tombolo.
    Le due vegetazioni non possono essere gestite con le stesse modalità poiché le prime non sono solo il residuo di una vegetazione coetanea artificiale impiantata con finalità completamente diverse da quelle attuali. Queste hanno subito la realizzazione di un reticolo stradale e di abitazioni con relativo sistema fognario e di raccolta delle acque piovane, che ha prodotto un deficit idrico notevole, condizionante sia la conservazione della copertura arborea pinetata che lo stato fisiologico delle stesse piante oggi presenti;
  2. gli obiettivi assegnati dalla Regione al sito SIC, SIR della Pineta del Tombolo, completamente esterna alle zone urbanizzate, sono quelli della conservazione e incremento della naturalità. Mentre il primo obiettivo sembra riferito alla conservazione della pineta dunale di Pinus Pinea, che ha assunto la importante funzione paesaggistica divenendo l’immagine simbolica della costa maremmana, il secondo obiettivo sembra voler favorire la naturale evoluzione della vegetazione tipicamente pioniera ed eliofila del Pinus Pinea verso formazioni più evolute e biologicamente più interessanti delle leccete costiere. Tuttavia l’assenza di un Piano di gestione e la scelta della individuazione delle zone di conservazione paesaggistica, che spetta solo al decisore politico, lascia il patrimonio ereditato nella condizione di rischio elevato nella fascia pinetata più vecchia;
  3. l’attuale maggioranza della superficie della pineta dunale è privata e la parte pubblica, da sola, non ha l’estensione per assicurare le funzioni sociali oggi garantite dall’insieme della fascia pinetata superstite. Inoltre le cinque fasce di vegetazione diversa individuate e documentate nella parte del Tombolo più adulta, possono essere gestite con tecniche selvicolturali diverse, ma è distribuita secondo fasce parallele alla linea di costa, mentre i confini delle singole proprietà sono perpendicolari alla linea di costa. Sarebbe quindi necessario un piano di gestione unitario;
  4. da oltre dieci anni la proprietà privata della pineta litoranea non ha più interesse economico alla sua gestione dal momento che per problemi fitopatologici è terminata la raccolta dei pinoli e l’eventuale ricavo del legname non compensa i costi del reimpianto per cui le pinete coetanee più giovani non vengono né diradate, né sramate, mantenendo una densità eccessiva e pericolosa per la stabilità dell’insieme della vegetazione
  5. una delle possibili cause della diffusione di patologie oggi più aggressive, che stanno colpendo in particolare il Pinus Pinaster, insediato su tutta la fascia più costiera perché più resistente all’aerosol marino e ai tensioattivi trasportati, è la permanenza sul tronco per molti anni di rami sottomessi spezzati;
  6. la fase storica che stiamo vivendo vede l’arretramento della linea di costa con la perdita della prima duna e la crisi della fascia a Pinus Pinaster, specie in vicinanza della foce dell’Ombrone.
    Nonostante l’aumento dell’erosione laminare dei terreni coltivati e l’aumento delle portate solide dei fiumi in occasione delle piogge intense, il bilancio in riduzione dei seminativi autunnali in collina a vantaggio dei pascoli riduce l’apporto fluviale complessivo di sabbie che si associa al probabile innalzamento dei livelli del mare. Viceversa nei secoli passati per una profondità complessiva di diversi chilometri la linea di costa è avanzata costantemente, lasciando le dune sabbiose alla rinnovazione naturale del pino domestico, rinnovato artificialmente dalla fine del diciassettesimo secolo, come testimoniò Leonardo Ximenes;
  7. il consistente recente finanziamento pubblico ad impianti di produzione elettrica da biomasse, che altrimenti non avrebbero rendimenti utili, svincolati dalle capacità produttive di legna accertate nei territori di insediamento di tali impianti, ha prodotto una forte pressione sulle entità di tutti i tagli di piante sia in ambito urbano che forestale per la produzione di cippati da bruciare. In sintesi si taglia ovunque più del dovuto e del necessario con potenti mezzi meccanici d’esbosco che lasciano territori devastati;
  8. la previsione del Piano di prevenzione antincendio, varato dalla Regione Toscana a seguito degli incendi degli scorsi anni, che prevede sul Tombolo a lato della strada delle Collacchie tra Castiglione e Marina di Grosseto una fascia di venti metri dove il sottobosco verrà mantenuto ad un’altezza massima di 50 cm, è stato fortemente criticato da alcune associazioni ambientaliste. Tuttavia la localizzazione di tutti gli incendi verificatesi negli ultimi anni suggerisce di concentrare gli interventi antincendio lungo le strade trafficate e la potenza calorica generata dalle chiome del pino incendiato impone di intervenire prima che l’incendio arrivi a tali chiome, riducendo l’altezza del sottobosco. La fascia del Tombolo interessata al taglio del sottobosco è pari a 61,1 ettari, comprensivi anche del tratto di pineta tra Castiglione e Punta Ala, quindi il sacrificio è su meno del 16% della superficie totale pinetata del Tombolo. Pertanto l’84% della pineta del Tombolo con sottobosco integro consente di conservare tutte le funzioni biologiche assegnate al sottobosco.

L’auspicio, come detto in premessa, è che si mantenga alta l’attenzione su un patrimonio ambientale ereditato di grande valore al fine di sollecitare il decisore politico a scegliere ed intervenire in materia.