Dalla Meccanizzazione Agricola allo SmartFarming

Nota sull’intervento “Agricoltura di precisione nel modello toscano”, presentato al seminario “Digitalizzazione per l’agricoltura e sviluppo rurale”, organizzato dalla Accademia dei Georgofili in collaborazione con la Direzione agricoltura della Regione Toscana, nel settembre scorso.

di Marco Vieri, Daniele Sarri

Un nuovo modello di riferimento della gestione dell’agricoltura viene definito “smartfarming”; Smart, popolarmente identificabile in “intelligente” e anche acronimo di Specifico, Misurabile, raggiungibile (Achievable), Realistico e calendarizzabile (Time_based). Il termine non è sconosciuto perché già negli anni ’90 l’agricoltura di precisione veniva anche definita agriculture raisonné e preludeva al superamento di una semplificazione nelle pratiche colturali indotta da modelli di gestione normalizzati del dopoguerra e proposti per grandi aree dai noti prontuari degli anni ’70.
Raisonné, Smart, di Precisione, sottolineano il recupero di una attenzione specifica alle singole unità produttive, grazie ai nuovi strumenti di alta tecnologia e della digitalizzazione: la definizione più accreditata tiene in considerazione il fare per ogni punto sitospecifico o per ogni soggetto di coltivazione, la cosa giusta, nel momento più opportuno, nelle modalità e nelle quantità più appropriate, con la registrazione delle specifiche azioni per una tracciabilità ai fini di un continuo miglioramento. Le ulteriori declinazioni in Sostenibile, Durable, Durevole, ne definiscono l’orientamento etico e strategico.
Uno studio recente del gruppo AgriSmartLab (www.agrismartlab.unifi.itdoi:10.3390/su12177191) ha focalizzato nel termine smartfarming questo nuovo approccio che, dalla “meccanizzazione” degli anni ’70, affronta il paradigma nascente dell’alta tecnologia e della digitalizzazione in agricoltura. Il termine farming specifica l’ambito di applicazione in quanto identifica tutte le operazioni che si attuano nel pieno campo dove le attività sono fortemente condizionate dalla variabilità delle caratteristiche territoriali, in termini di suolo, giacitura, clima; variabilità che è oggi ampliata dai cambiamenti climatici con avversità moltiplicate in termini di parassiti alieni e di eventi eccezionali e improvvisi.
E’ proprio la necessità di convivere con questi effetti dei cambiamenti climatici, oltre alla richiesta crescente di produzioni di alta qualità certificata, che l’alta tecnologia e la digitalizzazione assumono importanza e valore aggiunto e ne motivano il loro inserimento come attività aggiuntive e sinergiche alle pratiche di coltivazione.
Una distorsione che fino dall’inizio ha caratterizzato il termine agricoltura di precisione, il cui primo convegno fu fatto nel 1991 dall’ingegneria agraria americane, si è protratta fino ad oggi pensando che il semplice acquisire una tecnologia potesse sviluppare innovazione. Così, se il concetto iniziale si basava su aspetti tecnici che potessero permettere di ottimizzare la proficuità delle operazioni, negli anni questo modello intelligente è stato ritenuto quello più appropriato nell’attuare le migliori pratiche agricole, nell’obiettivo della sostenibilità (ambientale, economica e sociale), della qualità dei processi e dei prodotti, del contrasto ai cambiamenti climatici.
Siamo passati quindi dal concetto di una innovazione di prodotto che ne prevede un acquisto, ad una innovazione di processo che necessita di un approccio di sistema che richiede soprattutto crescita e formazione, un nuovo paradigma operativo e infrastrutture tecniche e di servizio che devono coinvolgere il capitale umano, l’azienda, il territorio.
Questo approccio tecnologico distorto ha così avuto come conseguenza una scarsa adozione di innovazione nelle nostre aziende e rappresenta quello che nella teoria dello sviluppo di Roger viene definita come la fase della voragiche (chasm), della disillusione, ed è molto critica perché provoca il rifiuto del cambiamento.
Digitalizzazione e alta tecnologia richiedono una visione di sistema e apporto di multi competenze il cui risultato non può essere dato dalla loro semplice somma, ma da una compartecipazione e “contaminazione” che deriva da un percorso di tempo, lavoro, intesa comune, avendo il coraggio di affrontare “il campo” insieme agli imprenditori agricoli e condividendone le aspettative ed i problemi quotidiani nell’attuare e adottare le soluzioni tecniche proponibili.
Così nella introduzione ed adozione di innovazione, nell’ambito gestionale agricolo, risulta fondamentale porsi alcune domande: Perché devo cambiare? Quali cambiamenti sarebbero proficui per la mia impresa? Sono affidabili e appropriate le proposte tecniche e procedurali che mi vengono offerte? Quali azioni devo programmare per introdurre queste innovazioni nel processo produttivo che nel caso di produzioni in campo aperto devono inserirsi nella temporizzazione dei calendari colturali?
Il metodo proposto identifica quindi 4 tappe di analisi e verifica sulla singola realtà imprenditoriale agricola.
    1. Capire i cambiamenti e le opportunità di innovazione:
nella gestione imprenditoriale dell’azienda agricola è necessario è oggi necessario confrontarsi con le richieste di qualità sia del prodotto che del progetto e la necessità di contrastare la crescente pressione delle avversità ambientali e biologiche. Nelle coltivazioni è necessario acuire la conoscenza sitospecifica della risorsa strutturale (suolo, infrastrutture sotterranee, clima, acqua, viabilità, vincoli) e una misurazione continua delle risorse variabili. E’necessario monitorare in continuo: l’efficacia agronomica delle azioni, l’efficienza delle tecniche e tecnologie su cui si è investito, l’efficienza della logistica nelle fasi operative; A questo si aggiunge il controllo sui vincoli e sulla qualità tracciata di processo.
    2. Identificare il valore aggiunto delle nuove tecnologie:
per una dettagliata analisi del modello imprenditoriale che si intende adottare risulta utile avere una visione di sistema ottenibile ad esempio da strumenti come il Business Model Canvas. Questo per la parte tecnologica può individuare la “proposta di valore” cui una nuova tecnologia o procedura può apportare all’impresa; ma anche inquadrare il ruolo e l’analisi degli strumenti, degli attori e delle azioni che è necessario attivare per l’introduzione di questa tecnologia o procedura di valore aggiunto.
    3. Rilevare l’affidabilità e l’applicabilità delle tecnologie:
in termini di loro maturità e di un adeguato ecosistema di supporto (fornitori, allestitori, riparatori, consulenti, capitale umano aggiornato, consulenti, sistema educativo e formativo, sistema amministrativo e infrastrutture).
    4. Identificare le procedure di adozione aziendale:
in un sistema produttivo condizionato dalla stagionalità e dalla variabilità ambientale l’introduzione di innovazione richiede procedure di inserimento temporale nell’insieme del calendario delle operazioni colturali. Spesso ciò si configura in un cambiamento nella logistica aziendale che deve vedere coinvolte tutti gli attori dell’impresa secondo logiche che oggi si identifica con il termine “lean manufacturing”

In questo universo di proposte tecnologiche e nella necessità di adottare un metodo, percorso di analisi delle fasi di introduzione di innovazione risulta fondamentale porre una grande attenzione sul sistema educativo e formativo.
Dobbiamo formare menti capaci di utilizzare appropriatamente e proficuamente le procedure e le tecnologie che questo paradigma nascente di presenta. Ed è questo l’obiettivo attuale di questa Accademia e delle Istituzioni formative ad essa collegate.