Coronavirus, la spinta alla ripresa economica deve arrivare dallo Stato e dalla Ue

di Corrado Giacomini

Una domanda alla quale vorremmo una risposta è quali saranno le conseguenze sull’economia di questo terribile Coronavirus.
L’OCDE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) già il 2 marzo ha pubblicato un rapporto dal titolo “Coronavirus: l’économie mondiale menacée” e la nota testata “www.lavoce.info”, dove pubblicano molti tra i più validi economisti italiani, il 13 di questo mese contiene alcuni articoli sullo stesso tema.
Comincio dal rapporto dell’OCDE, dove nelle prime pagine appare una tabella con le previsioni per gli anni 2019, 2020, 2021 formulate dall’OCDE per 19 Paesi in base a dati disponibili il 28 febbraio. Salvo che per il Messico e l’Argentina, dove l’OCDE prevedeva nel 2019 un tasso negativo di variazione del PIL, il nostro Paese è quello che registra in tutti e tre gli anni il tasso più basso di incremento (0,2% nel 2019; 0,0% nel 2020, 0,5% nel 2021), rispetto anche alla media dei Paesi del G20 e della zona euro. Secondo questo studio, la debolezza del nostro Paese coincide con una situazione di stagnazione dell’economia mondiale nel 4° trimestre del 2019 segnata dalla flessione della spesa al consumo, dal rallentamento degli scambi mondiali e dalla riduzione degli investimenti, tutto questo prodotto dal clima di incertezza presente già a fine 2019 generato, in parte, dai dubbi sull’avanzamento dell’accordo tra Cina e USA e sull’impatto della Brexit. In questo quadro, fortemente negativo per il nostro Paese, non si poteva che prevedere un ulteriore aggravamento della situazione economica sia interna che mondiale prodotta dal Coronavirus.
In base ai dati, di cui l’OCDE disponeva il 28 febbraio, le conclusioni riguardano soprattutto gli effetti che la crisi cinese potrebbe avere sullo sviluppo dell’economia mondiale per il peso che la Cina ha nelle catene di approvvigionamento, nella importazione di materie prime e nel turismo. La previsione è che l’incremento del PIL mondiale dovrebbe fermarsi nel 2020 al 2,4% contro il 2,9% nel 2019, una riduzione quindi dello 0,5%. La flessione del PIL dovrebbe avvenire nel primo semestre, per riprendersi nel secondo, segnando poi una crescita progressiva, ma modesta nel 2021, che, tuttavia, potrebbe arrivare a +3,25% grazie, soprattutto, al contributo delle economie emergenti. Se, invece, l’epidemia si estendesse, come sta avvenendo, allora la caduta del PIL mondiale nel 2020 potrebbe arrivare, secondo le simulazioni dell’OCDE, a -1,5%, con conseguenze particolarmente gravi per le economie come la nostra, con alcuni fondamentali in difficoltà (crescita del PIL e tasso di indebitamento).
In www.lavoce.info Alessia Amighini, Università del Piemonte Orientale, nell’articolo “Quanto peserà il Covid-19 sull’economia mondiale” inizia con “La pandemia da Covid-19 avrà un impatto economico enorme, probabilmente maggiore rispetto alle epidemie dell’ultimo secolo, in quanto oggi l’economia mondiale è molto più grande (di circa 2,5 volte rispetto al 2000) e molto più interconnessa”. Riprende poi i risultati di alcuni studi, in particolare, in un recente lavoro la Banca Mondiale e l’Organizzazione mondiale della sanità stimano tra il 2,2 e il 4,8% del PIL il costo di un’eventuale shock di origine pandemica.
Passo all’articolo di Francesco Daveri dell’Università Bocconi dal titolo “Come sarà la recessione che ci aspetta” perché lascia intravedere qualche luce. Non potendo al momento valutare l’effetto delle iniziative dei governi e delle banche centrali anche Daveri ritiene che l’economia mondiale registrerà pesanti segni meno. Per l’Italia e anche per altri Paesi, ipotizza che possa ripetersi l’andamento a V del PIL, vale a dire prima rapidamente discendente e poi, altrettanto rapidamente, ascendente, registrato nella precedente crisi del 2009/2011 oppure a U, dove alla fase di rapida caduta segue una lenta ripresa che si rafforza progressivamente, come nella crisi del 2011/2018. Da non dimenticare, aggiungo io, che erano due gravissime crisi di carattere economico-finanziario con minore impatto sul piano sociale della pandemia. Per Daveri una componente fondamentale della crisi da Coronavirus sarà la flessione del mercato interno per il crollo dell’attività turistica, della domanda di beni durevoli e di altre filiere. In particolare, il calo delle vendite nei negozi fisici, ora chiusi, potrà essere compensato per Daveri, in parte, dall’aumento dell’e-commerce; e il calo dell’operatività del settore HoReCa, anche questo ora bloccato dalla chiusura, dall’aumento delle vendite della grande distribuzione. Aggiungo, bisogna anche tenere conto della caduta della propensione a spendere da parte del consumatore per la pesante incertezza che grava in tutte le famiglie.
Insomma, i dati riportati sono tutti molto preoccupanti, speriamo che o a V o a U la nostra economia possa dare segnali di ripresa e in questo sarà essenziale la nostra volontà e capacità di affrontare le nuove sfide del mercato e la spinta che deve arrivare, assolutamente, dallo Stato e dall’Unione Europea.

da: Corriere Ortofrutticolo, 18/3/2020