Bufale o Fake News: un nemico sempre più forte per la Scienza

di Alberto Ritieni

Parleremo sì di bufale, ma non di quegli splendidi animali che ci donano prodotti di eccellenza, sia lattiero caseari che carnei, che rappresentano il nostro settore agroalimentare nel mondo; parleremo invece delle cosiddette “bufale virtuali” meglio note come fake news.
Attualmente, sempre più velocemente e, purtroppo, troppo spesso in modo superficiale, si diffondono notizie anti-scientifiche per fornire delle risposte a curiosità comuni a lettori distratti.
L’attuale problema che si sta verificando è alimentato dai social media dove accade spesso che la risposta preceda magicamente la domanda per cui viene generata a posteriori.
Questo terreno fertile è dove cresce la “bufala” così che la fake news creata risulta molto spesso essere inattaccabile dalla comunità scientifica.
Curiosamente il termine “bufala” utilizzato per indicare qualcosa di falso ha diverse origini e di certo qualcuna sarà anch’essa una bufala.
C’è chi fa risalire il termine al dialetto romano dove indica la “sola” ovvero una sorta di frode, ma c’è chi invece fa riferimento al concetto di “popolo bue”, facile da guidare con l’anello al naso e quindi una “bufala” è tale perché indirizza chi legge in modo passivo verso un qualsiasi obiettivo sbagliato o meno che sia.
La leggenda classica ci racconta di Prometeo che augurò a Giove di procreare Pale, una ninfa custode di un segreto tale da essere temuto anche dallo stesso Giove. Pertanto, spinto dalla paura, Giove spedì Pale nella Campania Felix a governare le bufale, imparando così l’arte del formaggio e il segreto della mozzarella. Tale segreto portò Giove a condannare Pale alla solitudine impedendole per sempre di incontrare persino Tusciano, il suo amore terreno.
Chiediamoci come accorgerci che stiamo leggendo una bufala.
Di solito le fakes si basano su concetti semplici, comprensibili e che non consentono a chi legge di replicare in nessun modo e lasciano del tutto basiti i lettori indicando senza alcun dubbio il colpevole che coincide talvolta con multinazionali o dei gruppi internazionali.
A questo punto la bufala propone una soluzione per salvarci dal pericolo imminente così che la fake news possa indirizzare chi le legge verso comportamenti o degli acquisti che direttamente o meno favoriscono i creatori della bufala.
Le fake news quando possibile si avvantaggiano del sostegno scientifico che proviene ad esempio da una delle tante associazioni o da piccole e misconosciute strutture di ricerca non accreditate che producono, senza il dovuto rigore scientifico, dei dati criticabili e non riconosciuti dalla comunità dei ricercatori.
La bufala per funzionare e diffondersi rapidamente richiede che sia costantemente reiterata e diventare un’araba fenice che risorge dalle sue ceneri mediatiche. Sui media social questo effetto avviene con le condivisioni o l’uso delle approvazioni virtuali che rendono la bufala sempre più radicata e autoreferenziata tra i lettori.
La fake news chiude il cerchio creando dei gruppi virtuali fatti da numerosi utenti e meglio ancora se sono agguerriti che approfondiscono la problematica e fanno proselitismo tra i vari amici e gruppi di condivisione.
La virtualizzazione della nostra vita sociale ha prodotto innumerevoli vantaggi che però generano una qualità dei rapporti interpersonali e un controllo delle fonti d’informazione sicuramente inferiore rispetto a pochi lustri fa.
Questo radicare la fake news nel lettore autoalimenta ulteriormente il convincimento che la rete sia infallibile e limitando il problema a individuare solo le giuste parole fra quelle indicizzate per poi trovare la domanda migliore per le nostre risposte.
Avere stravolto il dogma fondamentale dell’informazione per cui al fatto è apoditticamente anteposto il commento, fa sì che la notizia non possa mai creare problemi o dubbi perchè è la figlia della bufala di partenza.
Le scarse conoscenze specie in alcuni settori e l’affidare alla rete qualsiasi dubbio è il migliore terreno per creare una fake news, per alimentarla con forza e costanza, per indirizzare i lettori, come le bufale, verso degli obiettivi vantaggiosi solo per chi crea queste false notizie. Questo insieme di fatti è scientificamente un abominio per cui i ricercatori devono fornire dati scientifici e divulgarli in modo semplice e chiaro, devono combattere le facili bufale da prima pagina provando a eradicare le fake news. I ricercatori devono proporsi con la serietà e la concretezza di dati sperimentali inoppugnabili e farlo anche in sedi non ortodosse per chi si occupa di Scienza. 

Riferimento: “Free from Fake” Donegani M., Donegani G. - Biomedia Editore