Avversità climatiche: una lotta impari per gli agricoltori

di Marcello Pagliai

Che le produzioni agricole siano sempre state condizionate dagli andamenti climatici è noto fin da che modo è mondo ed è tanto più vero ora in virtù dei cambiamenti climatici in atto che si possono sintetizzare, in estrema sintesi, con l’alternarsi di periodi piovosi con precipitazioni che tendono a intensificarsi (violenti nubifragi) e a distribuirsi su un numero minore di giorni e di lunghi periodi di siccità.
Gli effetti più drammatici di queste anomalie climatiche finiscono per aggravare proprio la situazione di quei settori produttivi più in difficoltà come, ad esempio, l’olivicoltura che proprio in questo periodo ci si appresta alla raccolta delle olive, con un certo anticipo rispetto alla tradizione, un po' per scelta per ottenere un prodotto migliore, un po' per la naturale anticipazione della maturazione in seguito ai cambiamenti climatici, appunto.
È in corso un dibattito sulla crisi del settore olivicolo e sulle prospettive future ma intanto con gli oliveti in atto siamo giunti ad una nuova raccolta dopo un’estate caratterizzata da un lungo periodo di siccità e la conseguente mancanza di acqua ha drasticamente rallentato la crescita delle olive, poi sono arrivate le piogge abbondanti, se non eccessive, dell’inizio di ottobre. Il risultato è stato che parte delle olive sono rimaste di dimensioni ridotte, con poca polpa quindi, altre invece si sono “rigonfiate” di acqua, per cui, nelle zone più colpite dalla siccità prima e dalle piogge poi, alle prime frangiture si sono avute rese bassissime oscillanti fra 5 e 10 litri di olio per 100 kg di olive quando, in genere, nelle stesse zone la resa oscilla normalmente tra 15 e 20 litri di olio.
È ovvio che con rese così basse, anche se l’olio è di ottima qualità, all’agricoltore quasi non conviene procedere alla raccolta.
Altro grave problema che si aggiunge al settore agricolo che, a parte qualche rara eccellenza, vede sempre più assottigliarsi il reddito per gli agricoltori. Eppure occorre riflettere anche su situazioni contingenti visto che gli andamenti climatici sono destinati, non solo a continuare, ma ad accentuarsi proprio negli eventi estremi. Nel caso specifico occorrerebbe pensare con urgenza a mettere in atto due azioni: incrementare il contenuto di sostanza organica del suolo e attuare l’irrigazione.
Sicuramente gli effetti dei lunghi periodi di siccità sono aggravati dalla progressiva degradazione dei suoli causata in primis da una drastica riduzione del contenuto di sostanza organica, sceso sotto quella soglia del 2% ritenuta indispensabile per assicurare una buona fertilità del suolo. In molti suoli il contenuto di sostanza organica è ormai sotto l’1%. È ampiamente dimostrato che le qualità strutturali dei suoli dipendono fortemente dalle interazioni con la sostanza organica, la quale fra le sue tante azioni ha anche quella di aumentare la ritenzione idrica, sia favorendo buone condizioni strutturali che garantiscono un ottimale sistema dei pori atti, appunto, a trattenere l’acqua (pori di riserva), sia attraverso la sua capacità di assorbimento dell’acqua stessa. Nell’oliveto occorrono quindi pratiche colturali sostenibili, come l’inerbimento, ma anche la somministrazione di materiali organici. A questo proposito è importante sottolineare che, attualmente, l’Italia ricicla il 47% dei residui alimentari, ben superiore alla media dei paesi dell’Unione Europea. Questa leadership europea potrebbe essere da stimolo per incrementare ancora la raccolta differenziata ed avere una rilevante produzione di compost di ottima qualità da usare anche in olivicoltura.
Per quanto concerne l’irrigazione è evidente che nel futuro ci troveremo sempre di più a fronteggiare lunghi periodi di siccità perché non piove, o meglio piove male, quindi occorre stimolare e sostenere le aziende a raccogliere e conservare l’acqua che cade con i violenti nubifragi e che, altrimenti, sarebbe interamente perduta, per essere poi utilizzata nei momenti del bisogno per l’irrigazione delle colture, olivo compreso, con impianti irrigui che riducono notevolmente i volumi di adacquamento e massimizzano l’efficienza idrica, come, ad esempio, l’irrigazione a goccia.