Apicoltori in difficoltà minacciati dalle importazioni di miele a basso costo

I produttori europei di miele chiedono che venga messo a punto un piano d’azione d’emergenza per mantenere il settore, facendo riferimento a un calo della produzione in tutta l’Unione Europea, e a un aumento delle importazioni a basso costo.
Di fronte a una situazione di mercato “critica ed estremamente volatile”, venerdì 14 febbraio, i produttori europei di miele, insieme all’associazione dei produttori agricoli Copa-Cogeca, hanno lanciato un appello per una “risposta forte e rapida” da parte di Bruxelles.
Il settore è in forti difficoltà dopo il crollo della produzione, registrato nel 2019 – il prezzo del miele non è aumentato di conseguenza, e il calo della produzione è stato compensato da un aumento delle importazioni a basso costo, secondo il rapporto.
Allo stato attuale, l’Unione Europea non produce una quantità di miele sufficiente a soddisfare il proprio fabbisogno, e importa circa il 40% del miele da paesi terzi.
I produttori europei combattono contro un aumento delle importazioni a basso costo provenienti, in particolare, dalla Cina, con le quali i produttori europei non possono competere.
Dal 2013, l’Unione Europea importa una media di 80.000 tonnellate di miele l’anno dalla Cina, e migliaia di tonnellate dall’Ucraina e dal Messico.
Mentre il prezzo medio del miele cinese era di 1,24 euro al chilo nel 2019, i costi di produzione dell’Unione Europea erano pari, in media, a 3,90 euro al chilo nel 2018.
La differenza di prezzo può “essere spiegata solo da una maggiore aggiunta di sciroppo di zucchero, che è più economico per la produzione e difficile da rilevare durante i controlli alle frontiere in Europa, e da una definizione e un metodo di produzione in Cina che non sono conformi agli standard europei”, si legge nel nuovo rapporto pubblicato dall’associazione dei produttori agricoli Copa-Cogeca.
La produzione di miele è, oggi, regolamentata all’interno dell’Unione Europea dalla direttiva sul miele, ma i requisiti per dichiarare l’origine del miele sono estremamente bassi.
Le etichette possono riportare la scritta “miscela di mieli europei” (per esempio, un mix di mieli provenienti da più di uno stato membro), “miscela di mieli non europei” (un mix di mieli provenienti da più di un paese extraeuropeo), “miscela di mieli europei e non europei” (un mix di mieli provenienti da paesi europei ed extraeuropei).
Tra le altre raccomandazioni, il piano d’azione chiede che l’Unione Europea garantisca che qualsiasi miele importato da paesi terzi sia in linea con la definizione di miele dell’Unione Europea – in particolare per quanto riguarda il miele proveniente dalla Cina – che renda obbligatoria, a livello europeo, l’etichettatura d’origine delle miscele di mieli e che vengano indicate le rispettive percentuali delle miscele di mieli.
Il Copa-Cogeca chiede, inoltre, la creazione di un laboratorio di riferimento europeo per il miele, in stretta collaborazione con il Joint Research Centre, e di un osservatorio europeo del mercato del miele.

da: “Euractiv” (Belgio), in Agrapress, Rassegna della stampa estera n. 1327, 20/2/2020