Agricoltura sostenibile e diritto agrario nel nuovo millennio, tra food safety e food security

di Antonio Iannarelli

Una sintesi dell’evoluzione intervenuta negli ultimi decenni in ordine alle problematiche che hanno coinvolto anche l’agricoltura nonché degli sviluppi che sono sotto i nostri occhi può efficacemente esprimersi mediante il ricorso a tre espressioni, ormai entrate nel gergo comune: food safety, food security e sustainable agriculture.
La prima espressione food safety riassume efficacemente la   questione apparsa in maniera significativa sulla scena della politica economica e del diritto dai primi anni del nuovo secolo a partire dalla singolare occasione rappresentata in Europa dalla vicenda della c.d. mucca pazza. In un momento storico in cui sembrava che la fame nel mondo fosse in via di superamento, l’attenzione della politica agricola si è spostata dai prodotti agricoli, in quanto tali, agli alimenti, al fine di fornire un’adeguata tutela della salute dei consumatori di alimenti che pur sempre ed in larga maggioranza sono basati su prodotti agricoli. Sulla base di questo trend, accanto al tradizionale diritto agrario, concentrato sul fenomeno produttivo e sui mercati delle materie prime e indirizzato alla tutela dei produttori agricoli, quali agenti insostituibili nella realizzazione della produzione agricola di base, si è sviluppato il diritto alimentare indirizzato fondamentalmente alla tutela degli interessi dei consumatori finali dei prodotti alimentari.
La seconda espressione food security segna, viceversa, la drammatica riscoperta del problema relativo all’ inadeguatezza della offerta agricola alla luce della domanda alimentare del pianeta. Tale riscoperta, intervenuta a seguito della crisi mondiale del 2008, continua a sussistere in considerazione dello scarto tra l’attuale produzione agricola mondiale ed il fabbisogno globale alimentare che si prevede necessario per i prossimi decenni. In questa prospettiva, sono apparsi sempre più indispensabili il rilancio fondamentale del diritto agrario, quale diritto della produzione primaria, e, al tempo stesso, la riaffermazione circa l’eccezionalità del settore agricolo rispetto all’applicazione indifferenziata anche ad esso dei paradigmi neo-liberali tuttora dominanti negli altri settori dell’economia.
L’espressione sustainable agriculture individua in maniera efficace la linea fondamentale di politica economica e di diritto agrario in cui nel nostro immediato futuro devono collocarsi le scelte pur sempre importanti indirizzate al perseguimento tanto della food safety quanto della food security.
Infatti, è sotto gli occhi di tutti che l’intero pianeta subisce oggi mutamenti climatici che possono mettere in grave pericolo la vita stessa sulla terra. Essi sono il prodotto di alterazioni profonde dovute all’irrazionale sfruttamento delle risorse e all’inquinamento dell’aria e delle acque, causate da processi di industrializzazione che hanno sottovalutato, se non anche trascurato, gli effetti di lungo periodo legati alle diseconomie prodotte a danno dell’ambiente e della multidiversità. Ebbene, anche l’attività agricola ha contribuito al fenomeno in maniera significativa. Di qui la necessità improrogabile di una svolta nella politica economica e del diritto agrario che si porti a conformare anche l’esercizio dell’attività produttiva agricola, pur sempre alla base della alimentazione umana, in modo che essa si attui riducendo significativamente gli effetti negativi sull’ambiente: solo così si potrà preservarne la fruizione ed il godimento anche da parte delle generazioni future.      

L’articolo è un abstract di quello pubblicato sulla “Rivista di Diritto Agrario” (anno XCVII – fasc. 4), scaricabile QUI SOTTO in versione integrale