Addio alla fettunta

di Mauro Cresti
La situazione è veramente drammatica. Non ci sono altre parole per commentare lo stato dei Produttori e Consumatori di Olio Extra Vergine di Oliva Toscano. Lo scenario per il 2014 del nostro “oro giallo”,  pilastro dell’economia Toscana e terza voce per l’export della Regione dopo vino e moda, mostra un crollo della produzione del 70%  in alcune zone e del 90% per altre. 
Per il rimanente si tratta di un prodotto di bassa qualità mentre i prezzi vanno alle stelle. Alcuni affermano che a memoria d’uomo non si ricordi un’annata così disastrosa. 
Le principali cause sono dovute alla concentrazione di elementi negativi come il troppo calore in primavera e troppa umidità  in estate più alcune grandinate (cambiamenti climatici) che, in alcune zone, hanno arrecato danni incalcolabili durante la fioritura e la formazione del frutto. Le  condizioni climatiche hanno inoltre causato uno sviluppo anomalo della Mosca olearia (Bactrocera oleae) poco o niente contrastata dagli olivicoltori della Regione. Quindi addio alla “fettunta”, tanto che numerose fiere o sagre annuali già programmate sono state spostate nel tempo o annullate. 
Naturalmente di questa situazione ne hanno sofferto  i frantoi alcuni dei quali non hanno neppure iniziato l’attività. Anche i piccoli produttori locali o i piccoli frantoi, sparsi qua e là nella campagna Toscana, ai quali si rivolgevano, con qualche tanica, i “turisti della domenica” sono rimasti senz’olio. Le Associazioni dei  Consumatori avvertono: attenti alla qualità, alle origini e soprattutto ai prezzi perché non è da escludere che siano messe in vendita partite di Olio del 2013 a prezzi notevolmente maggiorati oppure oli contraffatti. Risale a pochissimi giorni fa un’operazione della Guardia Forestale che ha sequestrato una grossa partita di olio d’oliva di sconosciuta provenienza. Il dubbio esiste anche su una raccolta di olive così disastrate e la conseguente produzione di olio contenente delle micotossine prodotte da miceti come Aspergillum e Penicillum. Quei pochi produttori che sono riusciti a salvare il loro prodotto mediante trattamenti chimici, dovrebbero garantire che l’olio non presenti residui di fitofarmaci.  
A questo punto sarebbe necessario fare qualche riflessione e considerazione: Sarà opportuno rivedere la politica sull’olivicoltura (e non solo) e iniziare a focalizzare la nostra attenzione su  varietà  che abbiano una certa resistenza alla Mosca dell’olivo e altri patogeni in relazione anche ai cambiamenti climatici ormai in atto. Programmare una lotta di contrasto all’insetto che preveda un impiego preferenziale della lotta biologica. E’ proprio di questi giorni (Georgofili Info 26.11.2014) l’articolo di Marco Riccucci sull’uso dei Pipistrelli contro la Mosca. Ma su tutto ciò viene da pensare: ma gli osservatori fitopatologici funzionano veramente? Hanno segnalato in tempo la gravità della situazione e come intervenire?
Va inoltre messa in atto  una politica stringente sulla qualità, tracciabilità e sicurezza dell’origine del prodotto nella salvaguardia delle nostre tradizioni sia alimentari che culturali. Investire su una campagna di comunicazione per esaltare le nostre produzioni di olio tipiche e locali: l’occasione dell’EXPO 2015 non dovrebbe essere persa. Personalmente sono molto scettico perché ormai da troppo tempo la nostra agricoltura non gode della massima attenzione nelle politiche dei vari governi che si sono succeduti.
Certamente lo scenario di riferimento sull’uso dell’olio extra vergine d’Oliva non è più lo stesso; la qualità, in virtù di una tecnologia all’avanguardia è decisamente migliorata. Le note olfattive fruttate, la sensorialità stessa dell’olio al palato nelle sue sensazioni tattili e gustative, ha assunto connotati peculiari, diversi di zona in zona. Occorre difendere queste caratteristiche che sono le peculiarità e ricchezza del nostro prodotto.