È ora il momento di puntare su nuovi paradigmi per tutelare ecosistemi e biodiversità

di Maria Grazia Mammuccini

Il 22 aprile scorso si è svolto il 50° Earth Day e a distanza di un mese, il prossimo 22 maggio, celebreremo la giornata mondiale della biodiversità. Queste date rappresentano un’occasione strategica per sottolineare l’importanza di preservare la Terra, i suoi ecosistemi e la biodiversità da un declino senza precedenti.
In particolare, in un periodo come quello attuale fortemente segnato dalla crisi sanitaria legata al Coronavirus, diventa ancora più importante tutelare le risorse naturali e gli agroecosistemi, preziosa fonte di biodiversità.
Molti approfondimenti di studiosi e di organizzazioni di varia natura indicano la stretta connessione tra le attività dell’uomo e il loro impatto sulla natura come una delle ragioni principali della crisi che stiamo attraversando.
Queste analisi sono basate sui dati di numerosi rapporti a livello internazionale che evidenziano la ricaduta delle diverse attività umane sull’ambiente.
Uno dei più recenti, il rapporto IPBES (Intergovernamental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services dell’ONU) del 2019, fotografa un declino della natura senza precedenti. Dall’indagine emerge infatti che il 75% dell’ambiente terrestre e circa il 66% di quello marino sono stati modificati in modo significativo e che circa 1 milione di specie animali e vegetali rischiano l’estinzione. Circa un ottavo degli 8 milioni di specie presenti sulla Terra è dunque destinato a scomparire a causa delle conseguenze dell’impronta impressa dall’uomo sugli ecosistemi, tra cui urbanizzazione, metodi di sfruttamento delle terre e delle risorse naturali, agricoltura intensiva e uso di pesticidi di sintesi chimica.
Il rapporto evidenzia una rapida accelerazione del tasso di estinzione delle specie, in particolare i vertebrati. Ricerche approfondite rivelano che un terzo delle api e degli insetti è a rischio estinzione.
Il Rapporto sottolinea, inoltre, che dal 1980 le emissioni di gas serra sono raddoppiate generando un incremento delle temperature medie globali di almeno 0,7 gradi centigradi, con previsioni di ulteriori aumenti nei prossimi decenni.
Quello che ormai appare evidente è che le diverse crisi che stiamo attraversando, da quella ambientale a quella climatica a quella sanitaria, sono tutte facce della stessa medaglia che rendono necessario un cambio di modello produttivo e di consumo verso un nuovo paradigma fondato sul rispetto della Terra e dei suoi ecosistemi per contrastare efficacemente la deriva climatica e proteggere la nostra salute.
La crisi che stiamo attraversando mette anche in evidenza, come mai prima d’ora, il ruolo strategico dell’agricoltura come garanzia per la disponibilità di cibo per i cittadini con sistemi alimentari locali e nazionali in grado di continuare a funzionare anche di fronte alle emergenze e, al tempo stesso, come attività centrale per la cura della Terra ed il recupero della biodiversità.
Gli agricoltori svolgono una funzione fondamentale e sono portatori di una responsabilità che riguarda l’intera collettività perché il metodo con il quale coltivano la loro terra ha ricadute dirette su tutti i cittadini.
È necessario dare nuovo valore all’agricoltura, che può rappresentare uno dei settori determinanti per la ripresa economica nella crisi causata dall’emergenza Coronavirus. Ma per affrontare le sfide future occorre guardare oltre il modello di agricoltura intensiva, prevalente fino ad oggi, adottando l’approccio agroecologico che anche la FAO indica come strategico per il futuro. L’agricoltura biologica rappresenta l’esempio concreto più diffuso di tale approccio e può offrire pratiche innovative per tutta l’agricoltura, per assicurare resilienza, contrasto al cambiamento climatico ed una strategia efficace per combattere la perdita di biodiversità.
La salute della Terra e degli ecosistemi da cui dipendiamo si sta deteriorando molto rapidamente, dobbiamo cambiare rotta al più presto, per rispondere alle esigenze del presente senza compromettere la capacità di rispondere ai bisogni del futuro.