Micotossine: un pericolo spesso sottovalutato

Mauro Antongiovanni 23 ottobre 2019

Gli alimenti di origine vegetale, in particolare i cereali, vengono normalmente aggrediti da colonie di muffe, sia in campo che durante lo stoccaggio ed il trasporto. 
Perché ciò avvenga si devono verificare condizioni di temperatura dell’aria superiori a 20°C e di umidità dell’alimento superiori al 15%. Il danno che ne deriva è importante, sia perché l’ammuffimento altera negativamente le caratteristiche organolettiche dell’alimento ma, soprattutto, perché le muffe producono metaboliti tossici, le micotossine. Con l’aumento della temperatura media del pianeta, il fenomeno si comincia a verificare anche in zone che non lo conoscevano. 
I microfunghi che più comunemente attaccano le derrate alimentari appartengono ai generi Aspergillus, Penicillium e Fusarium.
Il consumo di alimenti contaminati comporta l’insorgenza di micotossicosi, anche molto gravi, negli animali che li consumano, uomo compreso. I ruminanti sono gli animali meno suscettibili, in quanto il loro abbondante ed efficiente microbiota ruminale è in grado di neutralizzare le micotossine, con la sola eccezione della aflatossina B1 che viene convertita in aflatossina M1, non meno tossica. Purtroppo, la aflatossina M1 passa facilmente nel latte, con le conseguenze che è facile immaginare. 
Sappiamo che nel nostro paese i controlli sugli alimenti sono puntuali ed affidabili, tanto da tranquillizzarci. Ciò non toglie che qualcosa sfugga, coscientemente o incoscientemente, e gli animali da reddito, alimentati con alimenti contaminati, anche nel caso che non trasmettano tossine all’uomo, nella migliore delle ipotesi vedono compromesse le loro produzioni. 

Vai all'articolo


Funghi, “meretrici” in cucina fino all’Ottocento

Giovanni Ballarini 23 ottobre 2019

Vincenzo Tanara (Bologna ? – Bologna dopo il 1644), di famiglia nobile con il titolo di marchese, è dapprima militare al servizio di vari Signori poi dal 1624 magistrato a Bologna è famoso per aver scritto L'economia del cittadino in villa che, dopo l'edizione veneziana del 1644, conosce altre nove edizioni. Conosciuto per la sua passione per la caccia, tipico svago rustico anche dell'ambiente cittadino, Vincenzo Tanara nella sua opera descrive un'agricoltura non destinata alla sopravvivenza dei contadini, ma l'organizzazione della vita in villa, descritta come una unità produttiva detenuta da una famiglia di rango nobiliare o alto-borghese e orientata alle produzioni che abbiano mercato. In quest’opera vi è una chiara testimonianza di quanto ai suoi tempi poco siano considerati i funghi, diversamente da quanto oggi avviene nella nostra cultura alimentare e gastronomi-ca, dimostrando di come possano variare i gusti della tavola e al tempo stesso rendere cauti nel trasferire i nostri giudizi a tempi, luoghi e soprattutto culture di-verse. Infatti se nel XVI secolo prevaleva una gastronomia micofoba, oggi siamo in piena gastronomia micofila. Le culture alimentari umane possono essere infatti distinte culture micofile e culture micofobe e, se le prime amano i funghi, le se-conde li disprezzano e li escludono dal loro orizzonte culinario.
Vincenzo Tanara documenta la micofobia del XVI secolo in modo preciso in alcuni passi del suo trattato quando dice che non si può far le nozze con i funghi, che sono ancora li fonghi con qualche presagio, perché si dice anno fongato anno tribolato, che il nome di fungo significa morte e soprattutto che i funghi sono come le meretrici, ma a questo proposito è utile riporta il testo in una sua trascrizione attualizzata. Ad ogni modo l’uomo si espone a un pericolo tirato dalla gola da questo gusto. Ognuno sa che il fungo deriva da funus cioè dal dare morte e il boleto da bonum laetum quasi che portando una morte gustosa si possa chiamare buona, tuttavia basta il vederne, che non si trova chi, ancorché quasi naufragato con quelli, non si sottoponga a un nuovo pericolo. Oltre ciò mi pare che i funghi siano come le meretrici, da tutti biasimati e da tutti seguiti. Sempre il Tanara aggiunge che dei funghi si può dire che non sono né carne né pesce e pure si mangiano nei giorni destinati al pesce, alcuni paiono carne e i tartuffoli hanno sapore di carne e che i funghi mediante la cottura trasmettono un tal sugo gustoso che o da essi stessi o assieme con altre vivande li rendono tanto desiderabili, ancorché da tutti siano conosciuti di mal nutrimento o mortali.
Non si può far le nozze con i funghi è un proverbio dell’Italia settentrionale, mentre in quella meridionale i funghi sono sostituiti dai fichi secchi, che permane anche in seguito come attestato da Lorenzo Magalotti (1637 – 1712) il quale nelle Lettere scientifiche ed erudite del conte Lorenzo Magalotti cita che ... Voi sapete che a noi altri riesce alle volte il far propriamente le nozze co’ funghi. Il proverbio si trova anche nel Nouveau dictionnaire francois-italien composé sur les diction-naires de l'Académie de France et de la Crusca, Enrichi de tous les termes propres des sciences et des arts ... Par M. l'abbé François d'Alberti de Villeneuve, dans cette première édition italienne nouvellement corrigé, amélioré, & augmenté ... – Remondini, Venezia, 1777. E una sua citazione arriva fin quasi a noi con Riccardo Bacchelli (1891 – 1985) nel suo Il Mulino sul Po

Vai all'articolo


Vai al notiziario


vieni a trovarci su facebook vieni a trovarci su twitter

Il blog dei Georgofili per i giovani

Prossimi eventi

Dal 30 ottobre 2019 al 15 novembre 2019

Mostra: Intreccio di radici


Vedi tutti gli eventi


Efficienza e sostenibilità dell’oliveto in prospettiva storica

Gianpiero Colomba 23 ottobre 2019

La gestione dell’oliveto, sempre più antropizzata, si è mossa lungo due modelli che semplifichiamo così: quello di basso livello, supportato dai soli input naturali di azoto (per esempio la pioggia) e quello sempre più intensivo che ha avuto ed ha nell’attualità, dei limiti di sostenibilità.
In una recente ricerca che si riferisce al territorio della provincia di Lecce [1]  , si sono stimati in varie epoche gli OUTPUT (produzione di olive, legna, ecc.) e gli INPUT energetici applicati all’oliveto (lavoro umano e animale, concimi, fertilizzanti, macchinari, ecc.). Il rapporto tra i due valori, tradotti previamente in unità energetica, ci fornisce un quadro relativo all’evoluzione dell’efficienza energetica nella gestione dell’oliveto. 

Vai all'articolo


Microalga target per la produzione industriale di luteina naturale

Giuseppina Del Signore (a cura di) 23 ottobre 2019

La microalga Scenedesmus almeriensis ha attirato un crescente interesse come fonte naturale di luteina ed in particolare al momento rappresenta l'unica microalga maggiormente studiata per l'estrazione di questo pigmento [1]. 
La luteina (β,ε-carotene-3,3'-diolo; E161b), insieme ad altri carotenoidi, agisce nelle cellule delle microalghe come un raccoglitore di energia luminosa migliorando l’efficienza della fotosintesi e prevenendone il foto-danneggiamento. La luteina mostra anche benefici effetti sulla salute dell’uomo agendo come antiossidante, come agente antinfiammatorio e, accumulandosi nella macula della retina dell'occhio, è in grado di prevenire la malattia degenerativa della macula.

Vai all'articolo