Notiziario









Il germoplasma dell’Olivo nel Nord-Est Italia

La combinazione della coltivazione secolare dell’olivo con le particolari condizioni climatiche, che espongono le piante ad inverni particolarmente freddi, ha probabilmente contribuito a differenziare l’olivicoltura veneta da quella del resto del Paese.

The olive germplasm in north-eastern Italy

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Nuove regole in Unione Europea per i ferormoni

Stanno per essere pubblicate le nuole linee-guida europee (a cura del Direttorato Generale SANTE’ per la Sicurezza della Salute e degli Alimenti) per facilitare lo sviluppo, la registrazione e l’uso delle sostanze attive “semiochimici” utilizzati come prodotti fitosanitari in agricoltura per il controllo di insetti dannosi.

New Guidelines for SCLPs in the European Union 

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Una nuova espressione della biodiversità orticola: i mini-ortaggi

I micro ortaggi (in inglese, microgreens o microherbs) sono piccole e tenere piantine commestibili di specie orticole, specie erbacee, erbe aromatiche e specie spontanee eduli, che generalmente vengono raccolte allo stadio di foglie cotiledonari, con gli abbozzi delle prime foglie vere, poche settimane dopo la semina, e consumate prevalentemente crude.
I micro ortaggi sono un nuovo prodotto dell’orticoltura; potremmo definirla una nuova categoria di ortaggi e un’ulteriore espressione della biodiversità.
Sono plantule eduli che hanno qualche giorno di vita in più rispetto ai già noti germogli (sprouts) e sono più giovani degli ortaggi da foglia che, invece, vengono raccolti dopo la completa formazione delle prime foglie vere (baby leaf). A differenza dei germogli, i micro ortaggi hanno un sapore più marcato e colori, forme e consistenze con cui è possibile arricchire numerosissimi piatti (antipasti, insalate, zuppe, primi e secondi piatti di carne e pesce, dessert, ecc.), nonché bevande.

he new expression of horticultural bio-diversity: mini-vegetables
Micro-vegetables are a new horticultural product. We could even call it a new category of vegetables and a further expression of bio-diversity.
They are edible seedlings that are some days older than the already familiar sprouts but are younger than leaf vegetables that are harvested after the complete formation of the first baby leaves. Unlike sprouts, micro-vegetables have a more pronounced taste and can enrich a number of dishes and drinks with their colors, shapes, and textures. 
The research results so far are very interesting, so much as to consider the possibility of using micro-vegetables as a means to increase food security in the world’s rural and urban areas as well as using them also as health and functional food for consumers with special needs. In fact, it is reported in the literature that micro-vegetables often have a higher content of vitamin C, vitamin K, vitamin E, carotenoids and other bioactive compounds compared to the same, commercially ripened vegetables. Moreover, micro-vegetables do not need pesticides and can also be produced without fertilizers.

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La legge sul consumo dei suoli agricoli: e se ne riparlassimo con più calma?

Con la ripresa dei lavori parlamentari si rimette in moto il lungo iter preparatorio della “ Legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo” (Atti della Camera, C.2039). Il testo base è pronto e sono stati predisposti circa 500 emendamenti. È volontà del Ministro Martina arrivare all’approvazione prima della conclusione di EXPO, sede in cui verrebbe presentato il provvedimento. 
La preoccupazione per il consumo del suolo è condivisibile, ma occorre precisare che la vera questione è l’uso dissennato, anche a fini agricoli, che se ne fa. E anche qui è bene capirsi: rientra in questa tipologia anche un uso inefficiente rispetto ai fondamentali fini produttivi. Tecniche poco efficaci, eccessi ambientalisti, colture a basso rendimento, sono tutti fenomeni da valutare attentamente. Dobbiamo chiederci quanta sia la terra ad uso agricolo e quanto produca. La sorpresa è che, nonostante la riduzione di circa il 50% della superficie agricola negli ultimi 80 anni, il volume della produzione si è circa quadruplicato. Tutte le principali produzioni, vegetali ed animali, si sono moltiplicate grazie agli incrementi di produttività del suolo compensando il calo della superficie e realizzando la vera valorizzazione di questa risorsa limitata.  

The law on agricultural soil consumption: what if we talked about it taking the due time?
With the resumption of parliament, the long preparatory process for the “framework law concerning the promotion of agricultural areas and the control of soil consumption” (Chamber Proceedings, C.2039) has been set in motion again. The basic text is ready and about 500 amendments have been drawn up. 
Concerns for soil consumption can be shared but it should be noted that the real issue is its improper use, even for agricultural purposes. In addition, it is important to understand exactly what is meant: even an inefficient use with regard to basic production purposes falls into this category. Ineffective techniques, environmental excesses, and low output cultivation are to be carefully evaluated. We have to ask ourselves how much agricultural land there is and how much it yields.
However, the scheme has some serious limits. The text is not reassuring as regards the future of agricultural soil or agriculture itself. There is no room for production or process innovation, especially if it requires “new” areas or ones to be reused.

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Acquacoltura: origini e attualità

E’ oggi una delle attività produttive con il più alto tasso di crescita ed il mercato è in grado di assorbire altro prodotto ittico come risposta alla crescente domanda di proteine nobili, soprattutto di pesce, non soddisfatta dalla pesca di risorse marine naturali.

Aquaculture: birth and modernity

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Innovazione in enologia: quale futuro

Le problematiche della produzione dei vini richiedono una seria riflessione, poiché negli ultimi anni sono cambiati i sistemi di informazione, le abitudini, le preferenze e le attese del consumatore, cosi come sono cambiati i competitori.
L’enologia italiana ha da tempo consolidato il suo ruolo nel mercato mondiale, fornendo prodotti con un adeguato rapporto qualità/prezzo. Tuttavia, alcune criticità, fra cui la forte espansione produttiva di paesi come l’Australia, gli Stati Uniti e alcuni paesi dell’America latina, se non prese in considerazione con attenzione, potrebbero portare ad una perdita del valore delle produzioni enologiche italiane. 
Il mercato del vino è, quindi, sollecitato da due situazioni contrapposte: da un lato, la spinta verso un sempre maggior spazio commerciale per i vini provenienti dai nuovi paesi produttori; dall’altro, un’azione di qualificazione per il mantenimento di vini con una forte tradizione viticola ed enologica legata al territorio, che trova in Europa e, in particolare, in Italia, l’area più importante.

Innovation in oenology: which future
Italian wine has long since consolidated its role in the world market, providing products with adequate quality/price ratio. However, if not considered carefully, some critical issues, including the booming production in countries like Australia, the United States and some Latin American countries, could lead to a loss in the value of Italian wine production. It is clear that the Italian wine production system should further communicate its ability to produce wines with recognizable, valued, and diverse qualities with respect to its competitors as well as its ability to adapt quickly to environmental and social changes in the surrounding conditions. Therefore, it is necessary to consider wine production generally and wine quality specifically not as unchangeable but as something dynamic.

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La Carta di Milano fra dubbi e certezze

EXPO 2015 è una grande opportunità che l’Italia ha voluto offrire al mondo per tornare ad affrontare un tema di fondamentale importanza per l’umanità, quello dell’alimentazione. Ed ha voluto farlo, almeno in quelle intenzioni iniziali che le hanno permesso di ottenere la scelta di Milano come sede dell’Esposizione, su due tematiche principali, accanto a numerose altre di importanza derivata: il presente dell’alimentazione, che ancora oggi non soddisfa nemmeno in quantità l’intera umanità, e il futuro, che lascia prevedere sempre maggiori necessità da soddisfare a seguito della crescita demografica e di quella dei consumi procapite.
L’Esposizione, tuttavia, ha poi preso una strada molto diversa. Prevedibilmente, tenendo conto degli interessi economici e commerciali degli espositori e della necessità delle Esposizioni di mostrare il meraviglioso per attirare visitatori e giro d’affari. Molte speranze sul rispetto delle tematiche di fondo si riponevano nella Carta di Milano, un documento che avrebbe dovuto contenere riflessioni, indicazioni e impegni per dare risposte al grande tema dell’alimentazione. 
Un’attenta lettura di questo documento, tuttavia, fa nascere più dubbi che certezze, più perplessità che consensi, più delusione che entusiasmo sia per l’impostazione generale sia per i contenuti. La prima appare pomposa e ambiziosa per alcuni aspetti e sciatta nella presentazione e nelle modalità proposte per affrontare un tema di grande complessità. La seconda debole di contenuti e progettualità concreta, prigioniera delle mode e di ideologie che, benché diffuse, sono inadatte ad affrontare i principali aspetti della questione.

The Milan Charter, doubts and certainties
EXPO 2015 has been a great opportunity for Italy to offer the world a forum for tackling a fundamentally important theme for humankind, that of food, with the focus, at least since Milan was first chosen as the exhibition seat, on two main topics as well as their many off-shoots: the present state of food that still today, as regards quantity, does not meet the world’s needs, and a future one that seems to imply an ever greater need as a result of population growth and per capita consumption. 
High hopes regarding respect for these basic issues were placed on the Milan Charter, a document that should have included thoughts, suggestions, and commitments concerning the search for answers on the overall theme of food.
A careful reading of this document, however, produces more doubts than certainties, more confusion than consensus, and more disappointment than enthusiasm, both for its general approach and its content. First of all, it appears in some regards pompous and ambitious, and careless in its presentation and the actions suggested for tackling such a complex issue. Secondly, its content and practical planning suggestions appear weak, prisoners of trends and ideologies that, although widespread, are unsuited to dealing with the matter’s principal issues.

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La non gestione rende il bosco instabile: Vallombrosa docet

Nella Foresta di Vallombrosa, anche in assenza di eventi meteorici eccezionali, per effetto di una gestione non adeguata, tutti gli anni i danni dovuti a fitopatie, a neve e vento, ammontano a qualche migliaio di metri cubi di legname. 

The lack of management makes the forest unstable: Vallombrosa docet

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Zafferano “L’Oro Rosso delle Alpi”

Proprio nelle montagne, dove la multifunzionalità gioca un ruolo determinante nella sostenibilità delle aziende agricole, l’introduzione della coltivazione dello zafferano trova eccellente collocazione come coltura strategica poiché ad alto reddito – il più alto tra le droghe coltivabili in Italia – e dalle applicazioni diversificate (gastronomia e ristorazione, alimentare e liquoristica, erboristeria, e tintoria).

Saffron – The Red Gold of the Alps

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Alcuni appunti sul disegno di legge n. 1050 (Camera dei deputati) recante “Disposizioni per il contenimento del consumo del suolo e la tutela del paesaggio”

Il fatto che un ramo del Parlamento prenda in considerazione la necessità di intervenire sul “consumo del suolo” non può che essere visto, prima facie, con piacere da chi si preoccupa dell’agricoltura nazionale, che combatte una battaglia difficile per assicurare la permanenza in Italia di una agricoltura efficace, performante e in grado di tenere alta la reputazione che il nostro agroalimentare si è conquistato con secoli di eccellenza.
Ben venga, dunque, una legge che garantisca il mantenimento di quanto resta ancora disponibile di suolo agricolo; ma, anche se l’interesse per il paesaggio non può che essere condiviso, occorre non  cadere nella trappola, da tempo realizzata con la riforma della PAC, di mescolare una cosa con l’altra dimenticando che il paesaggio rurale  è stato creato dagli agricoltori in secoli di lavoro, e che la maggiore garanzia per il suo mantenimento consiste nell’incoraggiare chi coltiva a continuare a fare il suo lavoro, ovviamente applicando pratiche compatibili con la protezione dell’ambiente e della salute.

A few thoughts on Bill no. 1050 (Chamber of Deputies) on "Measures to control land-take and protect the landscape"
The fact that a branch of Parliament has taken under consideration the need to intervene in the issue of “land-take” can only be looked on favorably by those concerned with our nation’s agriculture. We are fighting a difficult battle to ensure that Italy’s agriculture remains effective, efficient, and able to uphold the reputation that our agricultural and food industry has won through centuries of excellence.
A law that guarantees the preservation of the agricultural land remaining is welcomed. However, even if interest in maintaining the landscape is shared, steps must be taken not to fall into the trap set by the Common Agricultural Policy (CAP) reform that muddles one thing with another. It forgets that the rural landscape has been created over the centuries by farmers working in the fields and that the greatest guarantee for its preservation is to encourage farmers to continue their work, obviously using practices that safeguard the environment and health.  

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Ancora un’ondata di calore: ma quali sono gli effetti sull’agricoltura?

Ci risiamo: settimane e settimane di caldo torrido, con temperature che sfiorano i 40 °C e superano di oltre 6 °C le medie storiche, accompagnate da totale assenza di precipitazioni. Ormai stiamo prendendo confidenza con il termine “ondate di calore”, eventi eccezionali per intensità e durata, e dopo le estati record del 2003 e del 2012 siamo consapevoli che queste possono rappresentare le “prove generali” degli scenari climatici del prossimo futuro. 
Ogni forma vivente e praticamente tutti i settori della nostra collettività sono duramente messi alla prova da queste situazioni estreme, a cominciare, ovviamente, dai temi di ordine sanitario. Il bilancio delle morti “addizionali” (per lo più a coinvolgere i soggetti fragili, come anziani, persone malate che vivono da sole e in condizioni di scarsa disponibilità economica) è impressionante, ma meritano attenzione anche gli aspetti che riguardano direttamente l’agricoltura e, più in generale, gli ecosistemi vegetali. Forse il primo fenomeno che l’immaginario collettivo collega a periodi torridi e siccitosi è quello degli incendi boschivi: ma non è l’unico.

Yet another heat wave: but how does it affect agriculture?
Here we are again: week after week of torrid weather with temperatures almost reaching 40°C and more than 6 degrees higher than the historical average temperatures combined with a total lack of rain.
Drawing from a special issue of Agrochimica (an international journal published by Pisa University) that, in 2014, collected the numerous papers presented at the study day, “The Hot Summer of 2012: some effects on agriculture, forestry, and related issues”, we would like to point out the following...

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La nottua dalle ali dorate

La specie, polifaga, è ritenuta di origine indonesiana ed è ampiamente diffusa nell’ Asia meridionale, in India, Africa, Australia e Nuova Zelanda. E’ comune nel Sud Europa e spesso migra anche in Germania e in Inghilterra dove, tuttavia, non riesce a superare l’inverno. Le larve sono attive soprattutto la notte; mentre, durante il giorno stanno sulla pagina inferiore delle foglie, ovvero, si nascondono alla base delle piante ospiti rappresentate da Echium, Foeniculum, Lactuca, Geranium, pomodoro, patata, basilico, girasole, soia ecc. Su quest’ultimo ospite, è stato calcolato che, per completare lo sviluppo, una larva rode 120,85 cm quadri di superficie fogliare.

The golden-winged black cutworm

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Plant-e: una nuova tecnologia per ottenere energia elettrica dalle piante

Una start-up olandese (Plant-E) ha sviluppato un sistema in grado di sfruttare le piante come fonte di energia elettrica in quantità utilizzabile. 

Production of electricity by living plants
A significant part of the organic matter derived by photosynthesis is released into the soil. There active micro-organisms break down these compounds producing electrons which are transported to a cathode generating 24 hours per day electricity useful for several applications.

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Le tecniche non-distruttive per la valutazione della qualità della frutta

Il grado di maturazione raggiunto dai frutti alla raccolta è strettamente collegato alla qualità dei frutti al consumo, alla loro vita di scaffale e alla suscettibilità alle malattie da frigoconservazione. Peraltro, sebbene la qualità della frutta è riconosciuta essere un aspetto importante, solo alcune caratteristiche (solidi solubili, durezza della polpa, ecc) sono determinate con semplici strumentazioni (rifrattometro, penetrometro, ecc). La maturazione dei frutti potrebbe essere stabilità con più accuratezza considerando zuccheri semplici, acidi organici, sostanze volatili, ecc., ma tali determinazioni richiedono laboratori equipaggiati, personale specializzato e non danno informazioni in tempo reale. Infine, le determinazioni su elencate comportano la distruzione dei frutti esaminati ed hanno scarsa rappresentatività.
Recentemente sono state introdotte tecniche che non richiedono la distruzione dei frutti. Una tra le prime ad essere introdotte e, fra le più usate, è la spettroscopia nell'infrarosso vicino (NIRs). 

Non-destructive techniques for assessing fruit quality 
Techniques have recently been introduced to assess the ripening of fruit that do not require their destruction. One of the first to be introduced, and the one most used, is the near-infrared spectroscopy (NIR). The University of Bologna has developed simplified VIS/NIR instrumentation to determine the ripeness of the fruit, expressed as the Index of Absorbance Difference (IAD), which is calculated as the difference between the spectrum of absorbance between two wavelengths (670 and 720nm), near the peak absorbance of chlorophyll a and with this strongly correlated in the outer layers of the pericarp. An application of the index along the production chain, "from field to fork" might help determine the optimal time for harvest, classifying the fruits in stock on the basis of their degree of maturity and even following the evolution of maturation in cold storage.

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Il diserbo chimico dei vigneti: la ricerca di tecniche alternative

All’inizio degli anni ’60 la comparsa degli erbicidi chimici ha rivoluzionato la gestione del suolo dei vigneti per la semplicità d’impiego, l’efficacia e i costi contenuti.
Negli ultimi anni, tuttavia, e in modo meritorio, è cresciuta da parte dei viticoltori italiani la consapevolezza dei problemi connessi all’uso dei diserbanti e dell’impatto che questi possono avere sull’ambiente, cercando quindi soluzioni alternative.
Con l’obiettivo di una viticoltura duratura, che deve assicurare la perennità degli impianti di vite preservando l’ambiente, le tecniche di gestione hanno un ruolo fondamentale perché impattano, in primo luogo, proprio sul suolo, la cui formazione è un processo continuo, ma lento, dell’ordine delle migliaia di anni.  Al contrario, la distruzione del suolo è molto più rapida e irreversibile a scala temporale di una generazione umana. Si tratta quindi di una risorsa non rinnovabile.

Chemical weed control of vineyards: the search for alternative techniques

The appearance of chemical herbicides in the early 1960's has revolutionized vineyards soil management because of their ease of use, effectiveness, and low cost.
In recent years, however, Italian growers have become increasingly aware of the problems related to the use of herbicides and their impact on the environment and have sought alternative solutions. With the goal of a sustainable viticulture ensuring the permanence of vineyards while preserving the environment, management techniques play a major role.
For example, glyphosate, the herbicide most widely used in viticulture, is blamed for the decrease in earthworms and the mycorrhizae in the soil, the emergence of resistant grass species, the introduction of calcium, iron, magnesium and manganese deficiencies in plants, a decrease in photosynthesis, and interference with ethylene and abscisic acid. In addition, the chemical herbicides applied to the soil leach into surface as well as deep water.

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Valorizziamo l’autoctona ape nera siciliana

L’istallazione nell’area del Parco della Valle dei Templi di Agrigento di un apiario di api nere siciliane, merita ogni plauso e incoraggiamento ed è auspicabile che l’iniziativa venga presa in seria considerazione dai responsabili degli altri parchi, riserve e aree protette della Sicilia. La tutela dell’autoctona ape siciliana valorizzerebbe i risultati del progetto regionale “Apeslow”, mirato alla diffusione di api regine siciliane, nell’ambito del quale sono state ritrovate nuove linee genetiche che andrebbero ulteriormente diffuse e valorizzate.

Let’s support native Sicilian black bees

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L’atteso rapido Incremento della urbanizzazione mondiale: i rivoluzionari programmi del governo cinese.

L’espansione della urbanizzazione umana, che sta rapidamente attuandosi nei Paesi emergenti asiatici, africani e sudamericani, avrà conseguenze molto importanti e rivoluzionarie  specialmente nei settori industriali ed alimentari mondiali.
Si tratta di spostamenti di centinaia di milioni di persone da aree rurali ad aree urbane, da attività rurali ad attività industriali e di servizio centralizzati.

The expected rapid growth of world urbanization: the revolutionary programs of the Chinese government

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La tracciabilità dei prodotti di Cinta Senese DOP mediante analisi del DNA

Il forte legame tra lo sviluppo rurale e le produzioni agroalimentari tipiche rappresenta ormai un punto saldo del sistema produttivo della Toscana, una Regione conosciuta a livello Internazionale per il suo grande patrimonio di tradizioni produttive agroalimentari. I prodotti tipici e tradizionali costituiscono un settore portante, non solo per il numero di aziende e di addetti, ma soprattutto perché ciascun prodotto, sviluppatosi e affermatosi in rapporto a precisi ambiti territoriali e contesti sociali, economici e culturali, rappresenta di per sé un valore. La trasparenza circa l’origine dei prodotti alimentari è ormai considerata una componente importante della qualità e della sicurezza, così come viene percepita dai consumatori. Inoltre, rappresenta un importante elemento per la competitività e la valorizzazione di questi prodotti nei mercati sia a livello locale, che a livello nazionale e Internazionale oltre che per la difesa degli stessi produttori da imitazioni e contraffazioni che potrebbero danneggiare dal punto di vista economico l’intera filiera e minare la fiducia dei consumatori.

The traceability of the DOP Cinta Senese products using DNA analysis
Transparency as regards the origin of foodstuffs is now considered an important component of quality and safety, as perceived by consumers. DNA analysis represents one of the most advantageous methods for monitoring products throughout the entire production chain.  Considering that each animal is genetically unique, an animal’s individual genetic characteristics can be used to trace the origin of the meat and its by-products. It is precisely for this reason that a method of molecular traceability for the Cinta Senese meat and by-products has been developed that enables the creation of a specific genetic profile for each animal.

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Xylella, olivo, social media: qualche riflessione a voce alta

Lo confesso subito: non sono un fitobatteriologo. Studio (e insegno) le malattie delle piante, ma non mi sono mai avvicinato al settore specialistico della batteriologia fitopatologica. L’ho dovuto fare un po’ di tempo fa, in modo specifico per quanto riguarda Xylella fastidiosa, per alcuni motivi: (a) me lo hanno chiesto gli studenti, frastornati da notizie, le più varie, relative al disastro degli olivi nel Salento e legittimamente desiderosi di essere aggiornati; (b) il Servizio Fitosanitario Regionale della Toscana mi ha coinvolto in un tavolo tecnico-scientifico e ho provato a dare una mano nella stesura del piano di emergenza, stilato (dicembre 2014) nell’ipotesi che la malattia possa raggiungere questa regione, con le ovvie implicazioni per le produzioni olivicole e vivaistiche. Quindi, mi sono messo a studiare. Le fonti sono quelle classiche: la letteratura cartacea (per lo più statunitense, in quanto il patogeno sino a ieri era praticamente confinato alle Americhe) e, ovviamente, Internet. Di seguito, vado riassumendo alcuni punti critici che ho maturato in questo percorso, sperando di offrire un minimo contributo di idee alla tematica.

Xylella, olive trees, social media: doing some thinking out loud
Free-wheeling caprices, proposals well beyond the limits of madness, gratuitous accusations and offensive insinuations, suspicions  of international conspiracies … this and much more can be found on the net regarding Xylella. Patents for unlikely cure-alls, reports of miraculous recoveries, obviously without any confirmation. As rightly pointed out in a press release from the Italian Association of Agrarian Scientific Societies (AISSA), “we are reading ever more frequently opinions and comments based on personal beliefs or ideological prejudices that reject a comparison based on objective elements and results of scientific research”. Olive trees (and science) cannot be (ill-)treated in this way. One point however deserves attention: media outcry has highlighted widely that plants can also become ill, even severely so. Diseases jeopardize production, both quantitatively and qualitatively, with some even causing their victims’ death. Therefore, human and material resources are needed to study and fight plant pathogens.

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La Cimice dai piedi rossi

L’epiteto specifico erithropus viene dal greco Ερυθροπους (legg.eriuthropus), "dai piedi rossi", da Ερυθρος "rosso" e Πους/ποδος  (legg. pus/podos) "piede".  Il nostro R. eritrhopus è diffuso in Europa e nel Bacino mediterraneo dove, negli ambienti asciutti e soleggiati, frequenta le infiorescenze di diverse specie vegetali, soprattutto ombrellifere ed euforbiacee. 

Red-footed bug
The specific name erythropus derives from the Greek word Ερυθροπους (pronounced eriuthropus), i.e., “red-footed”, from Ερυθρος "red" and Πους/ποδος ”foot". These Reduviidae are known as “assassin bugs” as they hunt spiders and insects. 

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Le razze animali autoctone e la resistenza alle patologie infettive

In Italia, come in tutto il mondo occidentale, il consumatore, soddisfatto nelle esigenze quantitative, è sempre più attento ai problemi di qualità e sicurezza degli alimenti ed ha accolto con favore le innovazioni produttive che lo riavvicinino alla condizione naturale e non trascurano i problemi legati alla qualità della vita ed alla conservazione dell’ambiente e della biodiversità. Negli anni passati, la necessità di incrementare la produttività ha indotto all’introduzione di razze animali alloctone più rispondenti all’allevamento intensivo, ma non adatte all’ambiente nosologico nuovo per loro. 

Native animal breeds and their resistance to infectious diseases
In the years past, the need to increase productivity led the introduction of non-indigenous animal breeds more responsive to intensive breeding, but ill-suited to a nosological environment new to them.

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BOSCO, PANE E FUOCO

La Società Italiana di Selvicoltura e di Ecologia Forestale annuncia un congresso inteso a ribadire l’importante ruolo delle foreste nel garantire la vita nel Pianeta.  Sarebbe auspicabile  che questo giovane e dinamico sodalizio prendesse questa occasione per un passo nel senso di mettere sullo stesso piano le questioni di conservazione dell’ambiente e le questioni di produzione. E’ vero che bisogna respirare aria buona, godere del paesaggio e ammirare la diversità della natura, ma è anche vero che, forse bisogna anche mangiare, avere la luce la sera e stare al caldo l’inverno. E non è che il bosco non abbia nulla a che fare con il mangiare perché dalla fattoria toscana fino al maso della Pusteria il bosco interviene nell’azienda agricola  come risorsa di autofinanziamento.  Troppo spesso in sede di Selvicoltura e di Ecologia Forestale si afferma di non essere contrari alla produzione materiale  però si divisano e si raccomandano  forme di governo e trattamento che sono palesemente inapplicabili in economia privata. Il grave è che questo modo ipocrita di impedire il taglio dei boschi   entra, poi, nelle leggi e nei regolamenti forestali. 

WOOD, BREAD AND FIRE
The Italian Society of Forestry and Forest Ecology have announced a conference intended to reaffirm the important role of forests in guaranteeing life on our planet. It would be desirable for this young and dynamic association to take this opportunity as a step in the direction of putting the issues of environmental conservation and of production on equal footing. It is true that it is important to breathe clean air, enjoy the landscape and admire nature’s diversity, but it is also true that we must also eat, have light after dark and be warm in winter. We cannot say that wood has nothing to do with food because, from the farms of Tuscany to those of Pusteria, woods have a role as a resource of self-financing in the agricultural business.

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Cosa resterà dell’agricoltura italiana?

Da circa 10.000 anni lo sviluppo dell’agricoltura è stata la condizione sine qua non per garantire una disponibilità di cibo e garantire lo sviluppo di una comunità stanziale. L’agricoltura è stata la innovazione operativa che ha permesso la prima rivoluzione sociale. Successivamente, anche con lo sviluppo della manodopera e dei servizi, ha mantenuto una posizione di preminenza per la sopravvivenza di tutti.
La seconda rivoluzione è stata lo sviluppo della industrializzazione, iniziata con l’invenzione e la disponibilità dell’energia termo-meccanica ed elettrica. Ciò ha permesso l’uso di vari tipi di macchinari agricoli, la produzione di fertilizzanti di sintesi, di antiparassitari e il rapido sviluppo dei trasporti su strada, acqua ed aria. 
La produzione alimentare per unità di territorio, nei Paesi sviluppati, ha quindi permesso, con il progresso delle scienze biologiche, uno straordinario incremento delle produzioni (nel mais oltre 10 volte maggiori!) e degli scambi commerciali. Solo 150 anni fa, secondo uno studio tedesco, occorrevano 4 agricoltori per produrre il cibo necessario per sé stessi e per un non agricoltore. Oggi un agricoltore produce cibo per almeno 100 altri esseri umani! Di qui la diminuzione degli addetti agricoli (nei Paesi sviluppati), a favore degli occupati nelle industrie e nei vari servizi che man mano si sono moltiplicati.

What will remain of Italian Agriculture?
Having enjoyed non-stop protection at a national and European level for the last fifty years, Italian agriculture today is at a loss because, as a matter of fact, it is not self-sufficient for the main food crops, primarily due to a shortage of the land necessary for such production.
Italy has about 12.5 million hectares under cultivation today, which means that, for each of the more than 60 million people who live in our country, just over 2,000 square meters of agricultural land are available: only one hectare for every 4-5 people. From now on, one strategic imperative must be not to steal other production areas needed for feeding ourselves!
The need to import a large part of our basic foodstuffs drives our agribusiness industry to import them from other producer countries that can often supply them at much lower prices than those of our national producers whose production costs are much higher, hence the need to reach national food-chain agreements.

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IL PAESAGGIO. Strumentalizzato, politicizzato, umiliato.

Le riflessioni critiche sulla confusa accumulazione delle “istanze ambientalistiche” costituiscono la filigrana della Prolusione di Franco Scaramuzzi al 262° anno accademico della nostra Accademia. C'è fors'anche di più: un monito verso le “improvvide disattenzioni e un futuro sconvolgente”. C'è una spiegazione a questa preoccupata e civilissima attenzione per quel pensiero oppositivo al buon senso, teso a “demolire l'agricoltura”? C'è, eccome! E viene da lontano, se pur fattosi più arrogante nell'esercizio del potere politico e nella crescente, strumentale presa di distanza dalle competenze tecniche. Infatti, assistiamo ad una crescente aberrazione istituzionale che investe molti settori e non solo quello dell'agricoltura e del “paesaggio agrario”: da qualche tempo, ministri e politici più in generale, prendono decisioni direttamente (e “personalmente”), saltando la formalizzazione del “provvedimento” da parte del funzionario  dirigente preposto al problema (soprintendente, provveditore, ad esempio). Ciò è istituzionalmente e costituzionalmente scorretto e potenzialmente materia di impugnativa. 

LANDSCAPE. Exploited, politicized, humiliated
Supporting and correctly interpreting the provisions of the Code of the Cultural and Landscape Heritage that says: “this code (as regards  Landscape) intends a homogeneous part of the territory whose characteristics derive from nature, human history or from their reciprocal interrelationships [...] ; the protection and enhancement of the landscape safeguard the values expressed as a perceptible identity”, we wonder: is this not a sufficient guideline to express that necessary “civilization of agriculture” that has strengthened and protected the adaptation of our landscape over the centuries?

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