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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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14 marzo 2012

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Frutta in mostra

La mostra "La frutta negli studi dei Georgofili sec. XVIII e XIX" resta aperta dal 20 marzo al 27 aprile

di Lucia e Luciana Bigliazzi

La ricerca storica compiuta sulle fonti primarie dell’Accademia dei Georgofili (documenti dell’Archivio Storico e Atti ufficiali), sul Giornale Agrario Toscano (il periodico fondato da Giovan Pietro Vieusseux, Cosimo Ridolfi, Lapo de’ Ricci, Raffaello Lambruschini), sui tanti numerosi scritti monografici di accademici ordinari e corrispondenti ha fatto emergere la volontà dei Georgofili di rivalutare la frutticoltura, attività trascurata che avrebbe invece notevolmente contribuito a beneficare non solo l’economia dei singoli, ma anche ad arricchire l’intero corpo sociale col favorire i commerci, gli scambi, e col ridurre le importazioni di prodotti esotici, utilizzando in loro luogo materie prime indigene.
La lettura di questo ricchissimo materiale manoscritto e a stampa ha permesso di cogliere altro importantissimo ruolo dell’Accademia dei Georgofili, la quale da sempre era stata sollecita a richiamare l’attenzione verso l’ambiente e verso il proprio territorio.
Accanto a questo aspetto ne stava un altro, di somma importanza, quello della conservazione della frutta; problema di non poco conto soprattutto in vista di dar vita al commercio di prodotti che si supponevano abbondanti grazie al clima della Toscana. Il tema non era nuovo in seno all’Accademia: la conservazione dei cereali, della carne, dei formaggi, della farina di castagne e infine della frutta costituì oggetto di intervento e di studio.
Inoltre, la frutta era studiata ed utilizzata come sostanza “per curare”. Proprietà, ricchezza di elementi, essenze: ogni parte della pianta fruttifera e del suo frutto costituivano importanti sostanze corroboranti, calmanti, depurative, stimolanti, dissetanti, digestive.
Ed altro ancora: la frutta come materia prima per bevande, vari preparati e ricette nelle quali dolcezza e profumo della materia prima donavano grazia al palato.
La frutta abbelliva le mense e sostanzialmente era alla portata di tutti.
La frutta, da non disprezzare quando il cibo scarseggiava; la frutta per ogni stagione e per ogni età.
La frutta oggetto di saggezza e conoscenza popolare, che trovando voce, si condensava in quei tanti proverbi che nello scandire il procedere delle stagioni, permettevano di seguire le varie fasi della vita del frutto: “Chi coglie i fiori in primavera, non coglie i frutti d’autunno”; “Quando il mandorlo è fiorito, consolati marito; ma non ti rallegrare, perché è l’ultimo a maturare”; “Fra Maggio e Giugno, la falce al collo e la ciliegia al grugno”; “Per Santa Maria (15 agosto), il marrone fa la cria”; “Di Settembre, l’uva rende, e il fico pende”; “Per San Simone (28 ottobre), la nespola si ripone”; “Per l’Ognissanti, siano i grani seminati e i frutti rincasati”.
I termini cronologici indispensabilmente imposti hanno condotto a limitare l’indagine ai secoli XVIII e XIX, secoli fecondi per la Toscana, segnati in primis dalla nascita dei Georgofili, entusiasti scientifici propugnatori della rinascita dell’arte agricola.

(FOTO di copertina: Ciliegia Goriziana - Fototeca dei Georgofili - Fondo R.E.D.A.)



FOTO : Limone monachello - Fototeca dei Georgofili - Fondo R.E.D.A.)



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