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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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29 febbraio 2012

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Dal foraggio alla cosmesi: le molteplici utilizzazioni del ficodindia nel mondo

di Paolo Inglese

Il ficodindia (Opuntia ficus-indica L. (Mill.) è una specie  originaria del continente americano, diffusa in Europa, e, in seguito, negli altri continenti, a partire dal XVI secolo. Si tratta di una specie capace di avere un ruolo in sistemi agricoli profondamente diversi, nelle risorse e nelle finalità produttive. E’ utilizzata, ad esempio, nell’agricoltura tradizionale o di sussistenza in molti Paesi delle aree semi-aride, dove svolge un ruolo di enorme importanza come fonte di alimento per l’uomo (i frutti e  i cladodi) e per gli animali da esso allevati. Ma ha anche un ruolo nell’agricoltura orientata al mercato, sia per la produzione di frutta, sia per la produzione, su scala intensiva, di foraggio ma anche di coloranti naturali (il carminio derivato del Dactylopius coccus, fitofago specialista di Opuntia sp.pl), di ‘verdura’ fresca o conservata (i nopalitos, di origine messicana). Una specie multifunzionale per eccellenza, quindi, non solo perché capace di produrre beni diversi (frutti, biomassa da foraggio, coloranti, cladodi per l’alimentazione umana), ma anche perché è capace di farlo in sistemi agricoli fortemente differenziati per la disponibilità di risorse, economiche e naturali. Oggi, il ruolo di questa specie è anche studiato, e in parte realizzato, nel campo della nutraceutica e dei cosiddetti "functional foods". I frutti, ad esempio, sono ricchi in composti coloranti di altissimo valore ossidante, le betalaine. Anche l’olio derivato dai semi ha un valore economico di grande rilevanza in cosmesi, settore nel quale riscuote crescenti successi. Il frutto è una bacca carnosa, con numerosi semi (da 150 a 300), il cui peso può variare da 150 g a 250 g. I frutti devono avere una percentuale in polpa non inferiore al 55-60%, con un contenuto zuccherino elevato (12-17%) e bassa acidità (0.03-0.12%). Hanno un buon contenuto in Vitamina C (200-400 µg g-1) e mantengono l’aroma solo se raccolti quando il sovraccolore non supera il 25% della superficie del frutto. Il ruolo di questa specie come produttrice di frutta, per il mercato, è certamente condizionato dalla possibilità di ridurre il numero dei semi e di valorizzarne la suscettibilità a essere commercializzati sia come prodotto di IV gamma sia per l’estrazione di succhi, concentrati o surgelati, che hanno diverse utilizzazioni alimentari. Rimane completamente aperto l’uso della pianta come foraggio che, in Brasile, arriva a coprire circa 600 mila ettari, parte del fabbisogno di uno dei sistemi zootecnici di migliore qualità.



FOTO: Impianto da frutto in Tunisia e Cassetta di frutti prodotti in Sicilia.

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Commenti

michele fodera - inserito il 06/05/2013

per una possibile attività estrattiva,grtadirei conoscere la % di olio estraibile dai semi di ficodindia. grazie. m.foderà

Andrea Parodi - inserito il 06/03/2012

Buongiorno Sig. Inglese, complimenti per l'articolo. Da anni predico ai miei clienti l'utilizzo dell'olio di semi di fico d'india. Noi lo produciamo oramai da 10 anni ma i prezzi dell'olio sono ancora troppo cari per la cosmetica. Sono sicuro che si potrà fare un buon lavoro nel prossimo futuro. Sicuramente la resa bassissima ed i semi durissimi scoraggiano molte aziende dalla produzione. Un caro saluto ed ancora complimenti. Andrea PARODI

alessio ammoscato - inserito il 01/03/2012

frutto veramente interessante,sarebbe importante conoscere le proprietà salutistiche.

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