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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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15 febbraio 2012

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Un nuovo modo di concepire la garanzia e la certificazione dei prodotti alimentari

di Claudio Peri

Un errore di prospettiva ha alterato per decenni la nostra visione della qualità degli alimenti: abbiamo ritenuto che la definizione della qualità in termini di caratteristiche sensoriali o di tradizione o di naturalità o di valori salutistici fosse compito e missione dei produttori.
Errore grossolano: la qualità è definibile come “fitness for use” e pertanto che cosa è la qualità lo deve dire non chi produce un bene, ma chi lo usa.
Quanti marchi, quanti disciplinari nell’ottica sbagliata, quante inutili certificazioni di conformità! A questo primo errore se ne è aggiunto un secondo e cioè l’idea che la politica di valorizzazione dei prodotti alimentari fosse un compito anch’essa dei produttori mentre invece essa è evidentemente nelle mani della distribuzione e, in misura straordinariamente penetrante, degli chef e dei ristoratori. Se un prodotto per quanto buono non rappresenta una fonte di profitto per chi lo commercializza o per chi lo serve al ristorante non c’è alcuna possibilità che possa diventare fonte di profitto per chi lo produce. Quante campagne promozionali mal indirizzate, quante inutili sagre di paese, quanti soldi sprecati! Le politiche e le strategie di valorizzazione dei prodotti alimentari italiani dovrebbero essere “resettate”; reset si traduce come: “pulire tutto e tornare indietro iniziando daccapo!”.

Abstract della lettura “La matrice qualità-prossimità: un nuovo modo di concepire la garanzia e la certificazione dei prodotti alimentari”, che l’accademico Prof. Claudio peri svolgerà all’Accademia dei Georgofili giovedì 16 febbraio 2012 alle ore 17.

(foto:liboriobutera.com) inter_colonna1
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Commenti

Alfredo Marasciulo - inserito il 17/02/2012

Egregio Professor. Peri, a mio modo di vedere, il problema principale di molti prodotti alimentari è che si continua a parlare di qualità degli stessi senza considerare che la qualità effettiva a volte può essere molto differente dalla qualità percepita da chi li consuma. Per ovviare a tale problema ci si dovrebbe sforzare pertanto di ridurre questo gap tra qualità effettiva e qualità percepita, in modo tale da far coincidere il concetto di qualità per chi produce e per chi consuma. Solo una organica e costante opera di formazione ed informazione indirizzata al consumatore riuscirà a creare una sana cultura di prodotto ed instaurerà quel tanto ambito circolo virtuoso che da un lato spingerà il consumatore ad esigere qualità e, cosa di non poca importanza, a dare alla stessa il giusto valore, e dall’altro indurrà il produttore a perseguirla ed offrirla per non uscire dal mercato.

Barbara Bravi - inserito il 15/02/2012

Non potrò essere presente per motivi professionali; sarebbe possibile ricevere una sintesi dell'incontro? Grazie Per. Agr. Barbara Bravi -

Ugo Rangone - inserito il 15/02/2012

Giustissimo, ma la "politica" guarda altrove.Molto spiacente di non poter presenziare!

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