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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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29 novembre 2017

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Biocarburante dalle tazzine, a Londra i bus vanno a caffè

La benzina costa troppo? E noi inventiamo gli autobus a caffè: rossi, a due piani, ecologici, instancabili. Non è un’invenzione dei napoletani, che quanto a caffè avrebbero da insegnare a tutto il mondo. Ma la trovata industriale di una start-up di Londra, che ha permesso di accendere ieri i primi motori dei tradizionali «double-decker bus», alimentandoli con carburante che contiene una quota di olio di caffè.  
I ricercatori britannici hanno tirato fuori dagli scarti della bevanda più bevuta al mondo, che pure a Londra si consuma assai meno che in Italia, un biometano, il B20, che contiene olio minerale e, per una quota pari al 20%, anche olio di caffè, utilizzato senza necessità di modifiche.  
L’invenzione può far viaggiare i mitici «due piani» rossi grazie a una collaborazione tra la Shell e la Bio-Bean, start-up specializzata nello sviluppo di combustibile e carburante derivato dai residui del caffè. I primi bus sono partiti ieri. La Bio-bean ha dichiarato di aver prodotto finora 6 mila litri di olio di caffè, che se mescolati con il diesel per formare il B20, potranno alimentare un autobus di Londra per un anno. L’equivalente in tazzine? 2,55 milioni.  
Ancora poche in confronto a quelle sorseggiate dai consumatori di caffè del Regno Unito, che in dodici mesi ne fanno fuori mille volte tanto, 2,5 miliardi. E una bazzecola se paragonate con quelle dell’Italia, la terra dei bar, anche se nel conto del Regno Unito sono inclusi i lunghi caffè consumati nelle grandi catene di fast food. Il paragone con l’Italia lo tira in ballo la stessa ditta di tecnologia biologica, che già sogna una rapida esportazione del progetto verso il Mediterraneo, intravedendo uno sbocco commerciale del biocombustibile.
«L’esperimento di Londra è un ottimo esempio di ciò che si può fare quando cominciamo a re-immaginare i rifiuti come una risorsa da sfruttare», dice il giovane fondatore della Bio-Bean, Arthur Kay. Guarda lontano e aggiunge: «Abbiamo iniziato qui, ma immaginate cosa potremmo fare in un Paese come l’Italia, che consuma più di 39 miliardi di tazzine di caffè l’anno. Ripensando l’approccio ai rifiuti in ottica di economia circolare, possiamo creare città più smart e un futuro migliore».  
Ecco cosa significa investire nella ricerca. E chissà se in futuro davvero anche i nostri autobus andranno a caffè. C’è da dire che la Tfl, l’azienda dei trasporti di Londra, ha sempre puntato sui biocarburanti per ridurre le emissioni inquinanti nell’atmosfera: molti dei 9500 autobus a due piani della capitale del Regno sono già alimentati con scarti alimentari o grasso della lavorazione della carne. Ma è la prima volta che nella miscela dei motori viene versato olio di caffè.  
A conti fatti, i pragmatici britannici scartano mediamente 200.000 tonnellate di fondi l’anno. Conferirli in discarica significa produrre 126.000 tonnellate di Co2. Ma studiato il modo giusto per riutilizzare il rifiuto alimentare, ecco che diventa «biofuel», e non solo: dal caffè Bio-Bean produce anche biocombustibile per riscaldare le case. «Con il supporto di Shell, insieme ad Argent Energy abbiamo trasformato in biodiesel B20 i nostri Coffee Log», cioè il pellet realizzato dagli scarti del caffè. L’azienda li raccoglie dalla grande distribuzione e dalle fabbriche. I residui vengono essiccati e lavorati per l’estrazione dell’olio di caffè.

Da: LaStampa.it, 21/11/2017



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