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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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15 marzo 2017

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Le cocciniglie utili

di Santi Longo

Per gli insetti da tempo noti come cocciniglie, dallo spagnolo cochinilla, è stato recentemente adottato il termine Coccomorpha. Sono tutte specie fitomize, che vivono sugli organi epigei e ipogei di piante coltivate e spontanee causandone la debilitazione e, talvolta, la morte conseguente alla notevole sottrazione di umori e all’azione tossica della saliva. Per le peculiari caratteristiche morfologiche, biologiche ed etologiche, le femmine, che sono attere e neoteniche, di piccole dimensioni, da 1 a 15 millimetri, sovente ricoperte da secrezioni di vario tipo, erano spesso considerate, fino a qualche secolo addietro, galle o parti di piante. I maschi, il cui sviluppo è di tipo neometabolico, hanno l’apparato boccale non funzionante ed essendo muniti di due ali erano scambiati per Ditteri parassiti delle femmine. La simbiosi con altri insetti e la possibilità di trasmettere virus rendono difficoltosa l’attuazione di efficaci misure di controllo demografico contro le entità dannose. Alcune specie sono state utilizzate in mirati programmi di controllo biologico di piante infestanti; nel secolo scorso in Sud Africa, in Australia e in India, dove le esotiche Cactacee introdotte avevano invaso migliaia di ettari di terreno coltivabile, sono state impiegate tre delle nove specie del genere Dactylopius (D. opuntie, D. indicus e D. tomentosus), la cui saliva tossica risulta esiziale per le piante ospiti (Fig.3). Altri Coccomorpha sono utili in quanto produttori di materie prime, un tempo insostituibili, derivanti sia dalle secrezioni di cera, lacca e seta, che ne rivestono il corpo, sia dalla loro emolinfa. Ancora oggi la Cocciniglia indiana della lacca, Kerria lacca, e la Cocciniglia messicana del carminio, Dactylopius coccus, alimentano, in alcune aree, attività economiche, a livello industriale, non trascurabili. Le cocciniglie della famiglia Kerriidae, o Lacciferidae, sono munite di lunghi sifoni per la respirazione, e secernono grandi quantità di lacca che si fonde in una massa unica, formando un manicotto che avvolge interamente i rami infestati;. La specie K. lacca viene allevata, in India, Cina e Bangladesh, per la produzione della lacca: miscela di resine, cera, glucidi e pigmenti da cui si estrae il polimero naturale noto come gommalacca, principale componente della ceralacca, utilizzata nell’industria chimica (vernici) e in quella dolciaria. 
Dai corpi di alcune specie, afferenti ai generi Porphyrophora (Fig.2), Kermes e Dactylopius, venivano estratti i coloranti rosso carminio e rosso vermiglio, utilizzati fin dall'antichità, per tingere stoffe e altri manufatti. Questi impieghi hanno oggi perso parte della loro importanza in quanto i coloranti estratti dalle cocciniglie sono stati soppiantati dai pigmenti sintetici. Nell’Europa centrale venivano prodotti i coloranti estratti dalla Cocciniglia armena, Porphyrophora hamelii, il cui colore rosso è dovuto quasi interamente all’acido carminico. La specie, che vive sulle radici di Aeluropus littoralis e di Phragmites australis, era un tempo, molto comune mentre, attualmente, è considerata a rischio di estinzione, al pari della congenere Cocciniglia polacca Porphyrophora polonica, utilizzata per la produzione del colorante noto come "sangue di San Giovanni". La cocciniglia infesta le radici di piante dei generi Scleranthus, Hieracium Silene inflata, Agrostis, Caragana, Herniaria, Fragaria, e Potentilla. Anche a causa di massicci prelievi effettuati, la specie è ormai rara ed è attualmente inserita nella lista di quelle da proteggere. Nei Paesi mediterranei, dai tempi degli antichi Egizi, si faceva largo uso degli estratti, contenenti il 75-100% di acido kermesico più tracce di acido laccico, ottenuti dal Kermococcide Kermes vermilio, comunemente noto come chermococco, grana, vermiglio delle querce. Le femmine venivano raccolte, essiccate e polverizzate e usate in tintoria come colorante (grana di Kermes o grana di scarlatto) ovvero nell’industria dolciaria; in particolare era usato per conferire la tipica colorazione all'alchermes, (Foto 1) uno dei liquori la cui ricetta era tenuta segreta dai Medici a Firenze. I suddetti coloranti sono stati soppiantati da quello ottenuto dalle femmine essiccate della neotropica Cocciniglia del carminio, Dactylopius coccus, noto agli Aztechi come “sangue del cactus”. I conquistatori spagnoli conobbero il colorante intorno al 1512 e lo denominarono “grana cochinilla” (Fig.4) per non confonderlo con il meno pregiato “grana di Kermes”. Il nuovo colorante, che era dieci volte più efficace dei precedenti, ed era noto in tintoria come grana secca o fine, insieme all’oro e all’argento, divenne la voce più importante delle esportazioni spagnole dalle colonie del Nuovo Mondo. Dopo la notevole contrazione delle richieste di mercato, conseguente all’avvento dei coloranti di sintesi, c’è stato un rinnovato interesse per l’acido carminico di origine naturale e, negli anni ’90, è stato realizzato un progetto dimostrativo, che ha coinvolto gli Atenei di Palermo e Catania. Nell’ambito del progetto, la cocciniglia è stata allevata su cladodi di ficodindia posti in ambiente protetto a temperature e umidità ottimali per la specie. Oltre al colorante, vengono prodotti l’estratto di cocciniglia (soluzione acquosa impiegata dall’industria farmaceutica e alimentare, e ritenuta insostituibile per conferire la tipica tonalità rosso brillante a una nota bevanda), il carminio (lacca di alluminio o calcio e alluminio per la produzione di colori) nonché l’acido carminico (usato come indicatore e reattivo in istologia e batteriologia).
Fig. 1 Liquore Alkermes un tempo colorato con l’estratto di Kermes vermilio 


Fig 2 Esemplari di Porphyrophora sp. su radici.


Fig. 3 Cladode di Opuntia infestato da Dactylopius sp.


Fig. 4 Femmine di Dactylopius coccus essiccate



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