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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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14 dicembre 2016

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Lepidotteri occasionali degli agrumi

di Santi Longo

In molti ambienti meridionali italiani, soprattutto nel secolo scorso, la macchia mediterranea è stata in gran parte eliminata per impiantare i più remunerativi agrumeti. Le larve di numerosi lepidotteri indigeni, infeudate a essenze della macchia mediterranea, si sono adattati alla nuova situazione completando il loro sviluppo a spese delle foglie di agrumi. Di norma le erosioni interessano poche foglie e non superano la soglia di attenzione degli agrumicoltori. 
Una specie comune in alcuni agrumeti delle coste joniche calabresi e siciliane è l’Apaturide bivoltino Charaxes jasius, noto come Ninfa del corbezzolo; tale arbusto sempreverde (Arbutus unedo), è un elemento caratteristico della macchia mediterranea ed è diffuso dalla penisola Iberica sino al Mar Nero. Gli adulti hanno un’apertura alare variabile da 50 a 70mm. La pagina superiore delle ali è di colore bruno con fasce fulve marginali (foto in apertura); su quella inferiore sono presenti numerose macchie brune e rosse, circondate da bianco-argenteo. Il margine delle ali posteriori presenta quattro caratteristici prolungamenti. Le larve, ritenute monofaghe su corbezzolo, hanno corpo lungo circa 5 cm, di colore verde; il capo munito di quattro caratteristici cornetti di colore verde e rosso. In primavera, e in estate, le femmine sono attratte dalla nuova vegetazione degli agrumi sulle cui foglie depongono singole uova. Le larve completano lo sviluppo sulle stesse piante sulle quali sono nate dopo avere svolto 6 età larvali, una in più rispetto alle larve che si nutrono di foglie di corbezzolo. Occasionale è anche la presenza su 
Citrus, del Papilionide Papilio machaon, diffuso in Europa. Asia e Nord America, che svolge 3 generazioni annue. Gli adulti del Macaone (fig. 2) hanno un’apertura alare di circa 9 cm. Le giovani larve sono di colore nero; quelle mature hanno il corpo lungo circa 6 cm, di colore verde con anelli neri punteggiati di giallo. Se disturbate estroflettono l’osmaterium, processo ghiandolare retrattile posto dietro il capo, dal quale emettono un odore repellente che allontana i nemici. Le larve sviluppano a spese di Finocchio e Carota ma, soprattutto in estate, 
possono causare vistose erosioni fogliari a piante in vivaio. Gli adulti di entrambe le specie di Rhopaloceri hanno costumi diurni; i maschi sono territoriali e si osservano spesso in volo a difesa del loro territorio riproduttivo. 
Altri lepidotteri che possono attaccare gli agrumi sono, i Geometridi notturni Apochima flabellaria e Ascotis selenaria (fig.4). Gli adulti della prima specie, hanno ali grigiastre con strie scure e durante il riposo le arrotolano verso l’alto in maniera caratteristica. Le femmine depongono centinaia di uova riunite in fitte ovature che incollano ai rametti di piante arboree. Il geometride è diffuso nell’Italia centro-meridionale e insulare, nei Balcani, in Nord Africa, in Spagna, Russia, Turchia e Medio Oriente. Le larve, di colore verdastro maculato di rosso, bianco e giallo sono munite di caratteristici processi conici (fig.3); in Sicilia sono frequenti sull’Apiacea Ferula communis e su Asteracee del genere Senecio sulle quali rodono le foglie e i fiori. La specie sverna da crisalide entro un bozzolo nel terreno e svolge una generazione annua. Gli adulti di Ascotis selenaria, hanno un’apertura alare di circa 4-5 cm; le ali anteriori sono di colore bianco giallastro, con numerose marcature grigio scuro e due linee marroni. Le larve (fig.4) hanno il corpo lungo fino a 5,5 cm, di colore variabile dal giallo-verde al verde o al marrone; sono polifaghe e oltre alle rosacee, all’artemisia, al sambuco, alla betulla e all’acacia, possono vivere su foglie di agrumi e su cladodi di ficodindia. Le suddette quattro specie di lepidotteri non rappresentano allo stato attuale un problema fitosanitario per gli agrumi ma sono considerate una interessante componente della biocenosi dell’agrumeto e testimoni della biodiversità che caratterizza tale agrosistema meno soggetto a pressione chimica rispetto ad altri più semplificati. 

   
Fig.2 Adulto Papilio machaon


Fig.3 Larva Apochima flabellaria


Fig.4 Larva Ascotis selenaria

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