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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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07 settembre 2016

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Un coccinellide australiano coccidifago: il Crittolemo

di Santi Longo

I Coleotteri coccinellidi, predatori di cocciniglie, afferiscono principalmente alla tribù degli Scimnini, le cui larve sono caratterizzate dalla presenza, sul dorso, di filamenti cerosi, utili per difendersi dalle formiche simbionti delle cocciniglie produttrici di melata. Alcuni coccinellidi esotici sono stati introdotti nel secolo scorso anche nei nostri ambienti per la lotta biologica a cocciniglie dannose. Il Crittolemo, Cryptolaemus montrouzieri, attivo predatore di Cotonelli, è stato introdotto dall’Australia in California nel 1892, dal Koebele, per il controllo biologico di Pseudococcidi citricoli. Il predatore non è riuscito ad acclimatarsi e pertanto, dal 1916 al 1930, è stato allevato in 16 insettari industriali, uno dei quali in grado di produrre annualmente 30 milioni di esemplari. 
L’adulto di C. montrouzieri, ha il corpo lungo circa 5-6 mm, di colore bruno, con il primo segmento del torace e la parte distale delle ali anteriori marrone chiaro; nei maschi le zampe anteriori sono giallastre. Gli adulti possono vivere oltre due mesi, e una femmina, in condizioni ottimali (intorno ai 25°C), depone sino a 120 uova vicino agli ovisacchi del Cotonello. La larva, lunga circa 14 mm, presenta lunghi e irregolari raggi cerosi dorsali. Tale stadio, nel corso di una ventina di giorni, consuma circa 1500 uova, o 700 neanidi di Planococcus citri. La specie è tendenzialmente omodinama e, in condizioni di laboratorio, a temperatura costante di 27 2°C il ciclo da uovo ad adulto si completa in circa 30 giorni.
 Nel 1908 il coccinellide è stato introdotto in Italia dalla California e dalle Hawai dal Silvestri, ed è stato allevato nell’insettario dell’Università di Napoli; negli anni 60, l’Università di Palermo, ha allestito allevamenti massali per la diffusione negli agrumeti. Dagli anni ’80 l’istituto di Entomologia agraria dell’Università di Catania ha avviato un allevamento a partire da individui prelevati in natura sulla Costa Azzurra; un ceppo è stato successivamente fornito alla Biofabbrica di Ramacca che, dal 2006, ha attivato appositi allevamenti massali per la distribuzione del coccinellide ai centri di assistenza tecnica e agli agrumicoltori che ne hanno fatto richiesta. Allo stato attuale sono stati distribuiti oltre 3 milioni di esemplari in Sicilia, Basilicata e Calabria. Negli anni ’70 il Crittolemo risultava presente nelle aree della Riviera ligure, della  Campania e della Sicilia Occidentale in cui era stato introdotto; mentre nella parte orientale dell’Isola, fino al 2010, non risultava acclimatato. A partire da quest’ultimo anno, con sempre maggiore frequenza,in tale parte dell’Isola e in Calabria, sono stati riscontrati adulti svernanti e larve, nel periodo primaverile, su colonie di Cotonello, P. citri, e di Cocciniglia piatta degli agrumi Coccus hesperidum. Tale acclimatazione è imputabile a vari fattori favorevoli al predatore, che è stato reiteratamente introdotto in gran numero. Un ruolo importante, per la sopravvivenza invernale hanno avuto le pullulazioni di pseudococcidi esotici di recente introduzione,dovute anche a condizioni climatiche favorevoli sia ai fitomizi che al Crittolemo, quest’ultimo in molte zone riesce a superare, seppur con un rallentamento dello sviluppo, il periodo critico invernale, durante il quale, in passato, le sue popolazioni venivano decimate. 
 

Foto di apertura: Adulti di Cryptolaemus montrouzieri, prodotti nella Biofabbrica di Ramacca
 

Larva (fig. 2) e pupa (fig. 3)di Crittolemo su foglia di arancio infestata da Coccus hesperidum



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